mercoledì 26 aprile 2017

ULTIMA CORSA PER IL TRAM 23

Vi avvisiamo: questo è un post malinconico.
In questo triste giorno, infatti, diciamo addio a quello che per molti era un simbolo del quartiere di Lambrate: il tram 23.


La mia generazione, e probabilmente anche la tua, è cresciuta sul tram 23 e lo prendeva la mattina presto per andare a scuola in Città Studi o un po’ più in là verso porta Venezia se frequentavi il Liceo Virgilio. Io l’ho preso anche da più grandicello per andare all’Università in via Festa del Perdono e chissà quanti si fermavano in piazza Leonardo da Vinci perché avevano lezione al Politecnico.

Se il tram 23 potesse parlare…racconterebbe delle volte che hai saltato la scuola e magari sei arrivato fino al capolinea, in piazza Fontana, per poi farti un giro in centro a guardare i negozi…racconterebbe degli sguardi scambiati con quella ragazza che non hai più visto (e poi ti sei pentito di non averle parlato)…racconterebbe del dondolio rilassante che ti cullava dopo una giornata dura o dopo un bicchiere di troppo.

Il 23 era un tram tollerante, accogliente, accomodante…non lasciava a piedi nessuno e una volta a bordo trovavi una moltitudine di personaggi unici nel loro genere e con incredibili storie da raccontare. Pazzi, barboni, punkabbestia, zingari, clandestini…il 23 per un po’ era anche casa loro e nessuno li poteva mandare via. Era come facessero parte della scenografia.

Passiamo adesso alla parte informativa. È con questo freddo comunicato che l’ATM annuncia la sostituzione del tram 23 con il 19: “Migliora il servizio del tram 19 che da Roserio (Ospedale Sacco) e i quartieri della periferia nord di Milano prolunga il suo percorso fino a Lambrate FS M2 unendosi  e assorbendo l’attuale linea tram 23. Il capolinea non sarà più in via Ricasoli (Cairoli) ma il percorso prosegue su via Meravigli, Duomo, piazza Fontana, sostituendo le tratte delle attuali linee 27 e 23 e consentendo ai passeggeri di attraversare tutto il centro senza cambiare tram come oggi”.

Alcuni cittadini sui social hanno già espresso le loro preoccupazioni ritenendo la tratta Roserio – Lambrate troppo lunga e quindi facile ad accumulare ritardi. Non essendo noi abbastanza competenti in materia non azzardiamo previsioni, ma vi lasciamo con la rassicurante dichiarazione dell’assessore alla Mobilità Marco Granelli che pungolato sulla “riorganizzazione” della rete tranviaria ha dichiarato: “Non ci sarà nessun taglio e nessun prolungamento dei tempi di attesa”. E c’è da crederci! Anche perché prolungare ulteriormente i tempi di attesa del 23, onestamente, è piuttosto difficile…

mercoledì 29 marzo 2017

STREEAT® FOOD TRUCK FESTIVAL ARRIVA IN PIAZZA LEONARDO DA VINCI

STREEAT® Food Truck Festival è un evento, ad ingresso gratuito, dedicato al cibo di strada di qualità su ruote. Tantissimi Food Truck da ogni dove – si legge sul sito – propongono le loro migliori specialità, in un clima di festa e convivialità garantito dall’accurata selezione musicale di Barley Arts Promotion. Dopo aver portato l’evento un po’ in tutta Italia e a Milano al Carroponte, adesso il Food Truck Festival arriva a Lambrate e più precisamente nella splendida location di piazza Leonardo da Vinci da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile. L’occasione è lo Spring Tour 2017 che dopo Milano farà tappa a Rimini, Udine, Mantova, Bassano del Grappa, Pordenone, di nuovo Milano (al Carroponte dal 26 al 28 maggio) e Bergamo.
+++ L'EVENTO È STATO SPOSTATO AL WEEKEND DEL 5-6-7 MAGGIO +++

“Abbiamo scelto piazza Leonardo Da Vinci nel cuore di Città Studi perché STREEAT è nato da un progetto di giovani laureati e dà spazio a tante nuove realtà che puntano all'eccellenza e ai cambiamenti positivi! – ci raccontano gli organizzatori di STREEAT® Food Truck Festival – La piazza verde e ristrutturata di recente si presta alla perfezione al nostro weekend fatto di buon cibo di strada, ottime birre artigianali e buona musica! Il tutto ad ingresso libero. Con questa tappa lanciamo il tour 2017 che vedrà coinvolte 8 città, tra le quali ci sarà anche la 7ª edizione al Carroponte di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano”.

Leggi anche: La nuova piazza Leonardo da Vinci: fotogallery

Allo STREEAT® Food Truck Festival troverete quindi tantissimi cibi di strada, tutti provenienti dall’Italia, ma con specialità sia nostrane (cannoli siciliani, arrosticini di pecora, olive ascolane, porchetta toscana, piazza fritta napoletana, ecc.) che internazionali (brisket di Angus americano, arepas venezuelane, falafel di ceci, ecc.). Ciò che rende caratteristico l’evento, però, è che il cibo viene preparato e venduto solo da mezzi su ruote come ape car, carretti, furgoncini, biciclette, roulotte, moto e rimorchi allestiti con piastre, forni, friggitrici, bollitori e griglie. Tra i 26 “food trucks” selezionati spiccano nomi curiosi come Ape Scottadito, Porcobrado, Il Torello della Toraia, Pizza & Mortazza, I Terroni Gourmet e Dog Sweet Dog, il truck dedicato agli amici cani…a voi quale ispira di più? Ma soprattutto: quale truck fa il kebab di cioccolato?! J

Nella pagina Facebook dedicata all'evento trovate l'elenco completo dei trucks: www.facebook.com/events/366543823716415/

Come anticipato, però, non solo cibo troverete presso questi trucks, ma anche bevande quali vini naturali, cocktail, centrifughe di frutta e verdura e ovviamente birre artigianali. Non poteva quindi mancare in questa edizione la presenza del Birrificio Lambrate con un truck pronto per l’occasione! Se proprio volete assaggiare birre “straniere” saranno anche presenti: Birrificio L'Orso Verde, Birrificio Croce Di Malto, Birrificio Italiano e Birrificio San Gabriel (con birra artigianale senza glutine).

Vi ricordiamo quindi l’appuntamento con STREEAT® Food Truck Festival in piazza Leonardo da Vinci da venerdì 5 a domenica 7 maggio. Gli organizzatori tengono a sottolineare che saranno presenti cibi anche per chi soffre di intolleranze alimentari.

GLI ORARI
  • Venerdì: 16 – 01
  • Sabato: 11 – 01
  • Domenica: 11 – 01

Per ulteriori info:
www.streeatfoodtruckfestival.com
federico.trotta@barleyarts.com
02 36744542



giovedì 23 marzo 2017

SI GIOCA A QUIDDITCH AL PARCO LAMBRO CON I MILANO MENEGHINS

Siete appassionati della saga di Harry Potter e cercate uno sport…alternativo? Quello che fa per voi è il quidditch babbano (o muggle quidditch), un gioco dedicato ai non maghi, ma ovviamente ispirato ai romanzi dell’autrice inglese J. K. Rowling.

Non si vola (a meno che non siate capaci) ma si cavalca una scopa schivando bolidi, lanciando la pluffa e cercando di acchiappare il mitico boccino d’oro per mettere fine alla partita.

Queste, molto semplificando, sono le regole del quidditch babbano che ci ha spiegato Michele, fondatore dei Milano Meneghins Quidditch, una delle prime squadre in Italia, che gioca nientepopodimenoche al parco Lambro e più esattamente al campo da rugby Cesare Ghezzi in viale Giuseppe Marotta.

Ma cerchiamo di capire più nel dettaglio come si gioca a quidditch e scopriamo un po’ di storia di questo sport.

“In campo – ci spiega Michele – per ogni squadra ci sono un portiere, tre cacciatori, due battitori e, a partire dal 18° minuto, un cercatore. Dal 17° minuto è anche presente un atleta/ufficiale di gara imparziale che svolge il ruolo del boccino d’oro.

Portiere e cacciatori giocano con la pluffa (un pallone da pallavolo), cercando di segnare negli anelli avversari. I battitori invece usano i bolidi (3 palloni da dodgeball) per eliminare temporaneamente gli avversari: chi è colpito è fuori gioco fino a quando tocca i propri anelli.

I cercatori, nel mentre, cercano di afferrare il boccino che vale 30 punti contro i 10 assegnati per ogni gol. In concreto il boccino è una pallina da tennis inserita in un calzino, il quale a sua volta viene infilato nel risvolto dei calzoncini del boccinatoreQuest'ultimo deve proteggere il boccino dalla cattura e può difendersi dai cercatori, spingendoli, sbilanciandoli, atterrandoli e persino togliendo loro le scope”.

“Al di là della motivazione folkloristica legata all'origine dello sport – prosegue Michele – la scopa (solitamente un tubo in PVC della lunghezza di un metro) svolge un ruolo simile alle regole di vari sport che limitano le azioni degli atleti. Quindi come nel basket c'è il palleggio, nell'hockey si colpisce il puck con la stecca, ecc. nel quidditch bisogna controllare sempre la scopa con le mani e/o le gambe.

Il quidditch, inoltre, è uno sport di contatto per cui, tra pari ruolo, si può placcare un avversario in possesso di palla, in alcune situazioni è possibile caricare il difensore e via dicendo. Un ulteriore punto degno di nota è che si tratta di uno sport misto per regolamento”.

Il quidditch babbano, apprendiamo da Wikipedia, nasce nel 2005 negli Stati Uniti e più precisamente presso il Middlebury College nel Vermont. Dal 2012 si formano le prime squadre anche in Italia e fra queste la Milano Meneghins Quidditch che, come abbiamo detto, si allena spesso al campo da rugby del Parco Lambro.

L’idea di giocare a quidditch – ci racconta Michele – nasce dopo aver visto i video di questo sport su YouTube. Quello che mi ha spinto a fondare i Milano Meneghins Quidditch, invece, è l'incrocio della passione per la saga di Harry Potter e di quella per gli sport alternativi.

Nel 2013 abbiamo anche creato un'associazione sportiva dilettantistica a livello nazionale, l'Associazione Italiana Quidditch. L'obiettivo a lungo termine in Italia è di venire riconosciuti dal CONI, ma l'iter è lungo e siamo appena all'inizio”.


Vuoi provare il quidditch? Segui la pagina Facebook dei Milano Meneghins Quidditch e resta aggiornato sulle date degli allenamenti (di solito la domenica mattina alle 11). Michele ci assicura che i nuovi arrivi sono sempre ben accetti! Ovviamente dotatevi di abbigliamento sportivo adatto al clima e "sporcabile" e indossate scarpe da ginnastica, meglio se con i tacchetti. Per qualsiasi informazione comunque potete scrivere un messaggio sempre tramite Facebook o alla mail mi.meneghins@gmail.com.

LINK UTILI:

martedì 14 febbraio 2017

JAZZ@MILANO ALL’AUDITORIUM DI VIA VALVASSORI PERONI

Grazie a iniziative quali Area M e Il Ritmo delle Città, Lambrate è diventato di diritto il quartiere del Jazz a Milano. Teatro di questi eventi è sempre più spesso l’Auditorium di Valvassori Peroni 56, recentemente intitolato a Stefano Cerri, musicista milanese prematuramente scomparso nell’anno 2000. Ora l’associazione culturale Jazz@Milano ha deciso valorizzare questo luogo ogni terza domenica del mese organizzando delle “prove aperte” per gruppi, musicisti più o meno esperti e semplici appassionati.

“Le prove aperte – ci racconta il presidente e co-fondatore di Jazz@Milano, Alberto Minetti – sono eventi di volta in volta organizzati attorno a 1-2 formazioni che provano parte del loro repertorio, sulla scia delle prove aperte di musica classica. Chiunque può partecipare sia come pubblico che come musicista, dopo essersi fatto conoscere alla fine di una delle serate e aver proposto di coprire una mezza serata. È importante però che i generi musicali proposti siano compresi tra Jazz, Fusion e Latin-Jazz e che i musicisti lascino spazio all’improvvisazione”.

Jazz@Milano dal 2012 si prefigge di diffondere la musica dal vivo nella nostra città e particolare attenzione è rivolta ai generi sopra citati: Jazz, Fusion e Latin-Jazz. “Con questi eventi – prosegue Alberto – oltre agli ascoltatori appassionati di questi generi musicali, vogliamo attrarre quei concittadini attivi in ambito musicale che non hanno più locali di riferimento dove sia possibile incontrare altri musicisti e suonare in formazioni strutturate o estemporanee (Jam Session)”. Vivere la musica a Milano non è più come qualche tempo fa…

Nel manifesto di Jazz@Milano troviamo infatti scritto: “I giovani che si avvicinano a questa forma musicale non hanno le opportunità che le generazioni precedenti hanno avuto frequentando il Capolinea (del 19) ed altri simili locali, ormai scomparsi, dove la spinta a studiare le basi formali e tecniche del jazz originava dal desiderio emulativo e dall'interazione con musicisti piú esperti”. Abbiamo dunque chiesto ad Alberto di raccontarci quei tempi.

“All’epoca del Capolinea – ha risposto – c’erano un numero di locali a Milano dove chi desiderava imparare a suonare la musica jazz poteva ascoltare i professionisti e sovente essere invitato sul palco ad unirsi alla band. Il Capolinea in particolare aveva una reputazione tale che i musicisti americani in turnè andavano a cena nel dopo spettacolo e lì continuavano a suonare fino a tardi nella notte. Era una sorta di palestra emulativa che incoraggiava a studiare ed approfondire le basi fondamentali dell’esposizione dei temi, dell’accompagnamento e dell’improvvisazione. Oggi tutto quello non c’è più: i musicisti professionisti, che sono tanti e molto bravi, fanno fatica a trovare ingaggi sufficienti a vivere di musica, molto spesso un nuovo locale inizia con il jazz e smette dopo pochi mesi (soprattutto per incompetenza) e quindi anche il jazzista amatoriale non ha occasioni per suonare dal vivo”.

Jazz@Milano vuole ricreare un po’ quell’atmosfera e dare nuovamente vita a un luogo che sia di ispirazione e apprendimento per i giovani musicisti e non solo. Al momento la programmazione degli eventi prevede due serate al mese: una al Memo Restaurant Music Club, in via Monte Ortigara, e una presso l’Auditorium “Stefano Cerri” di Valvassori Peroni 56. Condividiamo qui di seguito l’elenco delle date presso l’Auditorium.

  • Domenica 19 febbraio 2017 ore 18.30
  • Domenica 19 marzo 2017 ore 21
  • Domenica 16 aprile 2017 ore 21
  • Domenica 21 maggio 2017 ore 21
  • Domenica 18 giugno 2017 ore 21
  • Domenica 16 luglio 2017 ore 21
  • Domenica 20 agosto 2017 ore 21
  • Domenica 17 settembre 2017 ore 21

“Con la nostra iniziativa – tiene ad aggiungere Alberto – abbiamo organizzato più di 45 concerti nei quali musicisti jazz non professionisti hanno potuto contribuire liberamente e oggi siamo arrivati a più di 550 Soci di cui più di 270 musicisti. Noi speriamo con le serate all’Auditorium di riuscire a diffondere la voce anche alle molte scuole di Jazz che agiscono sul territorio milanese, in modo che diventi spazio di esibizione anche per giovani alunni e le loro formazioni, tappa fondamentale del percorso didattico”.

Per ulteriori informazioni scrivere a info@jazzamilano.org o chiamare il 3473657357.

martedì 24 gennaio 2017

UNA LETTERA A BEPPE SALA PER SALVARE CITTÀ STUDI

Condividiamo (sia fisicamente che idealmente) la lettera che il Gruppo di Cittadinanza Attiva Che ne sarà di Città Studi? ha scritto e inviato in data 18 gennaio 2017 al sindaco di Milano Beppe Sala, per ammonirlo sulle politiche urbanistiche in atto in Città Studi. Il timore è che il trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale nell’area Expo e quello dell’Istituto Nazionale dei Tumori e Besta nell’area ex Falck di Sesto San Giovanni, possano portare al declino socio-culturale ed economico di tutta la zona. Ma lasciamo spazio all’articolo comparso sul blog chenesaradicittastudi.wordpress.com che oltre a dare l’allarme propone una possibile soluzione…

Foto di Adriana Berra del gruppo
Che ne sarà di Città Studi
Copiamo qui di seguito il testo dell’articolo “La nostra lettera aperta a Beppe Sala – già inviata al sindaco e in arrivo ai media” che riassume i punti fondamentali della lettera integrale che trovate linkata più sotto.

“Un invito a riconsiderare le sue politiche nei confronti di Città Studi e del post-Expo: è questo l’appello rivolto nella lettera aperta inviata oggi al sindaco di Milano dal nostro Gruppo di Cittadinanza Attiva “Che ne sarà di Città Studi?” (2400 cittadini iscritti su Facebook e 4500 firmatari a sostegno del nostro Comitato FAI).

Paventiamo il possibile declino socio-culturale ed economico dei nostri quartieri – Città Studi, Lambrate e Rubattino – a seguito del trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale ad Expo e degli Istituti di eccellenza Tumori e Besta a Sesto San Giovanni. Ma anche l’assenza di interventi strategici e risolutivi dei cronici problemi dell’area ex-industriale di Rubattino (aree abbandonate al degrado, alle occupazioni abusive e alla microcriminalità) concorrerà al disastro che, a nostro avviso, incombe sul futuro della periferia di Zona 3 se le politiche urbanistiche – e non solo – della Giunta Sala non saranno seriamente riviste.

Foto di Adriana Berra
Noi la soluzione per salvare e riqualificare la zona l’avremmo trovata: realizzare il nuovo campus dell’Università Statale e tutto lo Human Technopole proprio sulle grandi aree industriali e civili dismesse (c’è anche lo scalo ferroviario) a Lambrate-Rubattino, area tra l’altro vicinissima alle sedi storiche dell’Università a Città Studi e anche al Politecnico. Una grande opportunità per Zona 3 ma anche per la ricerca e per tutto quel considerevole bacino di imprese che si sviluppa nella parte orientale della Regione, se la si volesse vedere…

In ogni caso, come abbiamo scritto a Sala, noi del gruppo “in rappresentanza dei cittadini della periferia e dell’intera Zona 3, vigileremo con massima attenzione su tutte le ulteriori vicende e fasi che riguarderanno la dismissione di Università e Ospedali da Città Studi, adoperandoci per difendere la storia e l’identità del nostro territorio”.

Il testo integrale della lettera è scaricabile qui: letteraapertasindacosala_18_01_2017

Per la cronaca (fonte LaRepubblica), pochi giorni dopo il sindaco Beppe Sala ha fatto sapere che “Non abbandoneremo il Municipio 3! Stiamo ragionando sul tema, chiaramente c'è un'opportunità per la Statale e per gli ospedali. Però quella è una zona importante per Milano e certamente non la abbandoneremo. Ho già avviato i primi incontri con l'assessore Maran per capire quello che si potrà fare”.

E Maran (Assessore all’Urbanistica) dice: “Bisogna capire con precisione che cosa si sposterà a Rho e cosa rimarrà nel quartiere. Il nostro intento è quello di fare in modo che la vocazione universitaria e giovanile rimanga. Per questo stiamo studiando soluzioni che siano legate ai servizi universitari come le residenze, ma anche al mondo sportivo e al sistema bibliotecario”.

Foto di Adriana Berra
Fa loro eco la presidente del Municipio 3 Caterina Antola “Le preoccupazioni espresse dai cittadini sul futuro di Città Studi sono anche le nostre. Ci stanno a cuore tre questioni: il mantenimento della qualità e vitalità di Città Studi, il contrasto a operazioni edilizie che snaturerebbero la vocazione del quartiere e la necessità di continuare a garantire l’offerta dei servizi”.

Preso atto di queste risposte il gruppo Che ne sarà di Città Studi si è espresso nuovamente chiedendo al Municipio 3 – citiamo da un commento nel gruppo la convocazione di una seduta straordinaria ed urgente con all’O.d.G. l'adesione ed il sostegno alle richieste formulate nella lettera che il gruppo ha inviato al sindaco di Milano. Un atto dal valore squisitamente politico non soggetto ai limiti regolamentari dei Municipi che risulterebbe molto apprezzato da questa comunità”.

Insomma, tanta acqua ancora bolle in pentola...Per rimanere aggiornati seguite il gruppo Facebook Che ne sarà di Città Studi.