mercoledì 2 novembre 2016

SCALI FERROVIARI MILANO E LAMBRATE, A CHE PUNTO SIAMO?

Martedì 25 ottobre presso la sala consiliare del Municipio 3 si è svolto l’incontro pubblico Oltre il ponte, ma dentro al cuore della città con sottotitolo Ragioniamo assieme sul futuro degli scali ferroviari. Durante l’incontro sono intervenuti Gabriele Pasqui (Le tappe del processo, il percorso di ascolto attivo e i temi emersi), Arturo Lanzani (La riqualificazione degli scali, limiti e potenzialità per la città), Antonio Longo e Gianni Dapri (Lambrate, Lambretta, Lambro....il fiume non è verde), Antonella Bruzzese (Lo scalo di Lambrate) ed Emilio Ballarè (Il documento di Sinistra x Milano sugli Scali Ferroviari).

È stato un incontro interessante che mi ha fatto capire soprattutto quali sono le basi su cui si sviluppa l’attuale dibattito, quali sono le potenzialità e quali le criticità del progetto di riqualificazione degli scali ferroviari. In particolare molto utile è stato l’intervento introduttivo ad opera di Gabriele Pasqui che, aiutato da alcune slide, ha illustrato una breve cronostoria della vicenda dal 2005 ad oggi. Ve la riproponiamo qui sotto.

2005: avvio della contrattazione tra Comune di Milano e Ferrovie dello Stato

2008: prima bozza dell’accordo di programma

2009: variante urbanistica che anticipa le scelte del redigendo Pgt (piano di governo del territorio)

2011: al compimento dell’amministrazione Moratti il tema degli scali è un processo incompiuto, anche se con il nuovo Pgt (approvato nel 2011, ma mai pubblicato e pertanto mai entrato in vigore) i sette scali sono classificati tra gli Ambiti di Trasformazione Urbana (ATU)

2011/2012: in sede di emendamenti consiliari nel dispositivo di piano viene inserita la destinazione obbligatoria di un 20% circa della slp complessiva ad housing sociale, edilizia convenzionata, agevolata e affitto, per un totale di 223.000 m². Le previsioni di aree a verde ammontano a 757.000 m², con una percentuale minima del 30% di superficie territoriale negli scali di Porta Romana e Greco-Breda e massima dell’80% a San Cristoforo

Novembre 2012: si riavvia la contrattazione tra Comune di Milano e Ferrovie dello Stato

Settembre/ottobre 2015: sottoscrizione del nuovo testo dell’Accordo di Programma

Dicembre 2015: l’accordo non viene ratificato dal Consiglio Comunale di Milano www.affaritaliani.it/milano/scali-ferroviari-maggioranza-battuta-in-consiglio-396958.html

I dati quantitativi principali del testo dell’accordo di programma erano i seguenti:
  • 1.250.000 m² di superficie complessiva, di cui 193.800 di aree da mantenere strumentali all'esercizio ferroviario
  • 674.460 m² di slp totale prevista, con un indice medio UT di 0,65 m²/ m²
  • 155.644 m² di edilizia residenziale sociale (23% del totale della slp)
  • 545.000 m² di nuove aree a verde pubblico

Per chi non lo sapesse questi sono gli scali da riqualificare:
  • scalo merci di Porta Romana
  • scalo ferroviario e della stazione di Porta Genova
  • aree ferroviarie e scalo di San Cristoforo
  • scalo basso di Lambrate (è una delle aree più piccole con circa 70.000 m²)
  • scalo di Rogoredo
  • scalo di Greco-Breda
  • scalo merci Farini

(Se volete ricevere il documento completo scrivete a lambrateonair@tiscali.it)

ED ARRIVIAMO AD OGGI. Pochi giorni dopo l’incontro, giovedì 27 ottobre, sono state presentate in Consiglio Comunale le linee guida per un nuovo accordo di programma da proporre alle Ferrovie dello Stato. “La speranza – scrive il Corriere della Sera – è di arrivare a un testo bipartisan, con il quale l’assessore Maran potrà più facilmente andare a trattare con le Ferrovie. Un central park sul modello di New York è la suggestione che conquista tutti”.

Un “grande parco” presso lo scalo Farini, la realizzazione di una circle-line o linea circolare ferroviaria (per accontentare il centrodestra), quote maggiori di housing sociale su tutte le aree (per accontentare la sinistra più radicale) e una spinta verso “l’uso temporaneo” degli spazi in attesa della riqualificazione definitiva; queste sono le principali novità sull’accordo di programma che dovrebbero soddisfare la maggioranza dei consiglieri, con l’eccezione di alcuni esponenti del centrodestra e del Movimento 5 Stelle che definisce “inammissibile qualsiasi accordo”.

E A LAMBRATE? Di Lambrate ha parlato nel suo intervento durante l’incontro sopracitato l’assessore all’urbanistica del Municipio 3 Antonella Bruzzese, definendo lo scalo di Lambrate uno di quegli scali con vocazione prevalentemente residenziale (housing sociale e non) e di servizi. La Bruzzese non ha nascosto (né risolto) gli interrogativi che incombono sulla nostra zona visti gli scenari in evoluzione relativi a: PRU Rubattino, caserma militare (ed altre aree di via San Faustino), migrazione della Statale da Città Studi a Rho. Tutti temi in stand by mentre a pochi passi sorge il più grande centro commerciale d’Europa...Se i progetti residenziali dovessero realizzarsi, ha però sottolineato la Bruzzese, questo significherebbe un aumento della popolazione nell’ordine dei 5/6 mila nuovi abitanti…e la Ferrovia a quel punto rappresenterebbe davvero un grosso ostacolo alla viabilità urbana. A proposito di viabilità riguardo alla riqualificazione dello scalo si è parlato anche di un’ipotesi con area ciclo-pedonale…come sempre chi vivrà vedrà.

APPROFONDIMENTO. Ma di chi sono le aree degli scali ferroviari? Di fatto si tratta di proprietà delle Ferrovie dello Stato che infatti hanno già messo tutto in vendita online: www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/17/milano-fs-vende-online-gli-scali-ferroviari-con-tanto-di-superfici-edificabili-che-pero-non-sono-state-approvate-dal-comune/3104725/
Questa la risposta del Comune:

Ma Arturo Lanzani nel suo intervento ci ricorda che queste aree erano del demanio pubblico e sono passate alle Ferrovie solo tramite decreto giuridico. "Mi scandalizza - aggiunge - pensare che il plus-valore non sia restituito completamente alla città". Nel vecchio accordo di programma, infatti, era previsto che solo una percentuale degli utili ricavati dalla vendita degli scali ferroviari fosse riutilizzata per opere pubbliche. Oggi non si è ancora toccato questo punto e Lanzani si chiede "perché non pretendere che l'intero ricavato dell'operazione venga riutilizzato per la cittadinanza visto che si tratta di ricavi fondati su aree demaniali?".

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