martedì 20 settembre 2016

COSA SAPPIAMO (FINORA) SUL TRASFERIMENTO DELLA STATALE NELL'AREA EXPO

Per qualcuno è ormai cosa fatta, per qualcun altro non si farà mai. Per qualcuno rappresenta una grande opportunità, per qualcun altro sarebbe una sciagura. Quel che è certo è che il (al momento ipotetico) trasferimento dell'Università Statale nell'area Expo fa discutere...forse fin troppo. Abbiamo quindi voluto dare il nostro contributo alla causa riunendo in un singolo post tutte (o quasi) le principali NOTIZIE sul trasferimento della Statale da Città Studi a Rho in quello che fu il sito di Expo 2015.

Scriviamo NOTIZIE in maiuscolo perché l'ambizione è quella di raccogliere SOLO notizie documentate o provenienti da fonti autorevoli come personaggi pubblici, quotidiani quali Corriere della Sera, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, ecc. o siti istituzionali. Di grande aiuto per la nostra ricerca è stato il gruppo Facebook Che ne sarà di Città Studi che, grazie al contributo dei suoi oltre 1.300 membri, viene aggiornato quasi quotidianamente con notizie relative al trasferimento di Città Studi nell’area Expo.


1. Partiamo dal principio: nel 2011 Arexpo* acquista un'area di circa 1 milione di m2 dalla famiglia Cabassi e dalla Fondazione Fiera Milano. Il costo? 142,6 milioni di euro (ma secondo questa fonte ne bastavano 20/25). Già nel 2014, invece, viene lanciato un bando per la vendita dell'area - base d'asta 315,4 milioni di euro!!! - ma ovviamente non arriva nessuna offerta...

*Arexpo è una società partecipata da: 35% Regione Lombardia, 35% Comune di Milano, 28% Fiera Internazionale Milano, 2% Provincia di Milano, 1% Comune di Rho (abbiamo arrotondato per eccesso). Nei prossimi mesi ci si aspetto un ingresso in Arexpo anche del Governo, ma la cosa non è stata ancora ufficializzata.

2. Nel giugno 2011, è bene ricordarlo, si è svolto un referendum consultivo per "garantire la conservazione integrale del parco agroalimentare che sarà realizzato sul sito EXPO" (quesito 3). Questa proposta fu approvata col SÌ dal 95% dei votanti. Ma la voce del popolo ancora una volta non sembra esser stata ascoltata...

3. Nel febbraio 2015 si comincia a parlare di un interesse dell'Università Statale verso i terreni di Expo. Il trasferimento riguarderebbe le facoltà di: fisica, matematica, chimica, biologia, scienze della terra, agraria, farmacia e informatica. Il pacchetto non comprende la facoltà di medicina (che dovrebbe mantenere la collocazione attuale) e di veterinaria (che dovrebbe trasferirsi nel nuovo polo di Lodi entro il 2017).

4. Il 19 luglio 2016 la Statale formalizza la manifestazione d'interesse verso l'area che ha ospitato Expo 2015. Il piano di fattibilità è affidato alla Boston Consulting Group e considera un'area di 150 mila m2 contro i 250 mila m2 dell'attuale Città Studi. In sostanza i metri quadri a disposizione di ogni persona (studenti e personale) passeranno dagli attuali 12,8 a 5 o 6. Il rettore della Statale Gianluca Vago giustifica così la scelta: "So che molti miei colleghi non saranno d’accordo ma credo che oggi grandi biblioteche scientifiche non servano più, tutto è tecnologizzato, basta un iPad. Per questo potremo avere una riduzione degli spazi del 40%".

5. Quanto costerà il trasferimento della Statale? Sempre secondo la Boston Consulting Group servirà un investimento tra i 340 e i 380 milioni di euro così suddivisi:

  • 130 milioni quota di finanziamento sostenibile dall'Ateneo
  • 100-120 milioni da ottenere con l'alienazione di Città Studi
  • 130 milioni di cofinanziamento di istituzioni pubbliche

Ma nel progetto non si parla ad esempio dei costi di acquisizione dell'area, né di residenze, arredi o infrastrutture...Al rettore Vago però queste cifre non fan paura perché, a quanto dichiara, ristrutturare gli edifici di Città Studi costerebbe tanto quanto trasferirsi a Rho e la riorganizzazione degli spazi porterà a un risparmio di 8-9 milioni l’anno. Il problema ora è che alcuni edifici di via Celoria e dintorni sono già in ristrutturazione (con parecchi milioni di euro già messi a bilancio) e uno in particolare (la sede di Informatica) è in fase di costruzione ex novo.
Qui trovate il progetto della Boston Consulting Group:
Qui il programma delle opere di ristrutturazioni messe a bilancio dalla Statale:

6. Tempistiche: Vago auspica di inaugurare a Rho l'anno accademico 2021-2022, quindi nelle migliori delle ipotesi si parla di 5 anni di lavori. Ma, non prendiamoci in giro, noi italiani non siamo proprio campioni in puntualità...

7. Cosa significa in numeri il trasferimento di persone da Città Studi a Rho: più di 18.000 studenti, di cui quasi 700 stranieri, circa 1.800 ricercatori, poco meno di 500 tra tecnici e amministrativi. In sostanza, oltre 20.000 persone che andrebbero a popolare l'area di Expo 2015. Un esodo biblico praticamente...ma secondo Vago: "L’area è in posizione strategica per i trasporti". Forse non tiene conto che la distanza per raggiungere piazza Italia (il cuore di Expo) è di circa 1,5 km dal passante ferroviario e quasi 2 km dalla metropolitana. Senza contare che la fermata Rho Fiera della M1 si trova fuori dall’area di tariffa urbana dell’ATM.

8. Qual è il valore immobiliare di Città Studi?
Nel piano diffuso dalla Statale si parla di 100-120 milioni di euro, ma il valore catastale registrato dall'università è di 160 milioni e per gli immobiliaristi si deve puntare ancora più in alto, fino a 300 milioni. Circa metà di quest'area però è protetta da vincoli del Ministero dei Beni Culturali (in particolare le facoltà di agraria, veterinaria e matematica sorgono sugli edifici originari di circa inizio '900) e per venderle o riconvertirle bisognerebbe mettere mano al PGT (il Municipio 3 finora si è sempre detto contrario a qualsiasi modifica). Per completezza di informazione, poi, solo il 62% degli edifici è di proprietà della Statale, il resto è del demanio o su terreni in concessione o in affitto.

9. Il Politecnico nel frattempo non ci pensa minimamente ad acquisire nuovi spazi in Città Studi e il rettore Giovanni Azzone ha dichiarato: "Non sono previsti investimenti immobiliari. Se la Statale si trasferirà la nostra partecipazione sarà di idee e di progettazione, più che di occupazione di spazi. Potrebbe esserci un interesse su alcune aree, una sala convegni serve, magari nella vicina via Celoria".

10. A febbraio 2016, per concludere, è stato presentato il progetto Human Technopole, Italy 2040, polo di ricerca avanzata sulle scienze umane con un budget di 1,5 miliardi di euro da affidare all'Iit (Istituto Italiano di Tecnologia) di Genova. "Combattere la guerra contro il cancro e le malattie degenerative”, questo l'ambizioso obiettivo posto da Roberto Cingolani, presidente dell’Iit. Ma intanto la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo denuncia la scelta di affidare il progetto e i fondi all'Iit di Genova senza una gara d'appalto...tanto per non far mancare le polemiche. Quel che è sicuro è che: "Il progetto di un nuovo campus dell'università Statale di Milano e quello dello Human Technopole viaggiano in un solo passo" così almeno sostiene il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.

Insomma, piaccia o no, il progetto per trasferire la Statale da Città Studi a Expo è stato definito nei dettagli e citando Vago: “la prossima tappa sarà ad ottobre con la legge di stabilità”. Ci si attende ovviamente uno stanziamento di fondi da parte del Governo che per il momento si è esposto ufficialmente soltanto per lo Human Technopole. Tuttavia nulla in questa faccenda è scontato e gli ostacoli da superare per realizzare il progetto saranno molti. Quello che chiedono i residenti di Città Studi, più che giustamente, è di essere coinvolti nel processo decisionale, perché se la Statale dovesse veramente traslocare si creerebbe un vuoto (sociale ed economico) difficile da colmare…e nessuno vuole nuove palazzine o un centro commerciale.

Ma ci sono altre idee per l’utilizzo degli spazi Expo?
Premesso che circa la metà dell’area dovrebbe essere destinata al “verde” (e qui il condizionale è d’obbligo) il sindaco di Milano ed ex AD di Expo Beppe Sala si è dato da fare per trovare nuove soluzioni al puzzle post Expo. Le idee sono principalmente due: la prima sarebbe quella di trasformare l'area Expo in una no-tax zone (niente Irpef, Irap, Ires, Imu, contributi Inps) per chi deciderà di investire in ricerca e creare nuova occupazione; la seconda prevede invece di ospitare due enti europei in fuga da Londra dopo la Brexit, cioè l’EBA (European Banking Authority) e l’EMA (European Medicines Agency), ampie strutture con centinaia di dipendenti di cui molti italiani.

Se volete restare aggiornati su questa vicenda (ma non solo) vi consigliamo di seguire il gruppo Facebook Che ne sarà di Città Studi sempre ricco di spunti e notizie interessanti. Un ringraziamento particolare va alla fondatrice del gruppo Adriana Berra, più nota come Adriana da Lambrate, che ci ha suggerito link e articoli molto interessanti.

Le immagini inserite nell'articolo provengono da un'ipotesi progettuale del campus realizzata dallo studio Kengo Kuma & Associates.

Nessun commento:

Posta un commento