sabato 2 gennaio 2016

UNA MOSCHEA A MILANO, PERCHÉ NO?

Da oltre un anno ormai si parla della realizzazione di una moschea a Milano. Fra polemiche varie, leggi “anti moschee”  e sentenze del Tar, però, la situazione appare ancora bloccata. Il 2016 sarà l’anno buono? Facciamo un po’ il riassunto della vicenda e spieghiamo perché (secondo noi) si tratta di un progetto chiave per l’integrazione culturale nel nostro Paese.

IL BANDO – Nel dicembre 2014 usciva il bando pubblico per l’assegnazione di tre aree di proprietà comunale destinate a diventare nuovi luoghi di culto. Le aree sono situate in via Marignano, zona Rogoredo (3400 m²), in via Sant’Elia, zona Lampugnano (5000 m²) e in via Esterle, una traversa di via Padova a pochi passi da Lambrate (1500 m²). Parteciparono al bando 35 sigle iscritte all’Albo delle religioni, istituito dalla giunta Pisapia per censire le organizzazioni religiose del territorio e vincolarle a un “protocollo d’intesa”.

Il bando prevedeva l’assegnazione in affitto delle strutture con un contratto di 30 anni eventualmente rinnovabile ai seguenti canoni annui (base d’asta): 7 mila 600 euro annui per via Marignano, 10 mila per via Sant'Elia e 25 mila per via Esterle (per questa struttura è necessario che l'assegnatario si faccia carico delle spese per la demolizione totale). I criteri di valutazione delle proposte erano stabiliti per privilegiare progetti con tracciabilità finanziaria, valenza culturale e apertura al dialogo con le altre fedi, trasparenza di organizzazione e presenza di celebranti che parlano italiano.

LA LEGGE ANTI MOSCHEE – La risposta del “Pirellone” non si fa attendere e a gennaio 2015 la Regione Lombardia emana una legge che mira esplicitamente a ostacolare la creazione di nuovi luoghi di culto tramite regole urbanistiche molto restringenti. Ad esempio si prevede che le aree individuate abbiano una superficie di parcheggi pari ad almeno il doppio di quella del luogo di culto; sarà poi necessario dotarsi di impianti di videosorveglianza collegati con le forze dell'ordine; sarà obbligatorio mantenere una “distanza minima” dagli altri luoghi di culto e ovviamente l’architettura dei nuovi edifici dovrà tener conto delle “caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”.

Quali sono le “caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo” siamo curiosi di saperlo dal governatore leghista Roberto Maroni, ma intanto il governo Renzi ha impugnato la legge davanti alla Corte Costituzionale e siamo in attesa di un responso. Su questo c’è da dire che il provvedimento della Regione tecnicamente non è discriminatorio perché non fa riferimento solo alla organizzazioni islamiche, ma vale per tutte le confessioni…Con il risultato che non solo i musulmani saranno penalizzati da questa legge, ma lo saranno anche tutte le altre religioni.

Un progetto di moschea presentato dal Caim
I VINCITORI DEL BANDO – Il 3 agosto 2015 comunque sia il Comune di Milano rendeva pubblica una graduatoria provvisoria dei vincitori del bando e fra questi, come previsto, c’era il Caim (Coordinamento associazioni islamiche Milano) che rappresenta di fatto la comunità musulmana di viale Jenner. Al Caim, in particolare, veniva assegnata l’area di via Sant'Elia, una chiesa evangelica si prendeva l’area di via Marignano, mentre all'associazione del Bangladesh, un altro gruppo islamico legato al Caim, veniva concessa l’area di via Esterle.

A fine settembre però veniva pubblicata la graduatoria definitiva del bando e questa (non troppo a sorpresa) vedeva tagliata fuori l’associazione del Bangladesh, a causa di un contenzioso aperto con l'amministrazione per la moschea abusiva di via Cavalcanti. Automaticamente subentrava la seconda classificata ovvero la Casa della Cultura islamica di via Padova, fondata da Asfa Mahmoud, Ambrogino d'oro nel 2009 e rappresentante dell’Islam moderato. L’associazione del Bangladesh a questo punto faceva ricorso al Tar della Lombardia che a metà novembre gli dava ragione bloccando di fatto il percorso verso l’assegnazione definitiva delle aree.

La moschea di Segrate
UN PO’ DI NUMERI – Non è tanto una posizione ideologica, ma sono i numeri a mostrare l’urgenza di questo provvedimento, in particolare in una città come Milano. Secondo uno studio del Viminale, infatti, la presenza islamica in Italia ammonta a circa 1.613.000 unità e di questi circa 120 mila risiedono a Milano. Bene, ma dove pregano? “In Italia – dice lo studio – sono presenti più di 700 luoghi di culto islamici ma non tutti possono qualificarsi come moschee. Le moschee vere e proprie sono molto poche: quelle di Roma, Segrate, Ravenna, Colle di Val d’elsa, Palermo e Catania”.

“Il fenomeno più nuovo che merita uno studio accurato – recita ancora lo studio del Viminale – è quello dei centri islamici indipendenti, formalmente scollegati da ogni network nazionale. Sono le moschee in garage, non visibili e scarsamente interessate alla comunicazione esterna. Nella sola città di Roma una recente ricerca ne ha censite quasi 30. Il loro collegamento, ove esiste, è informale e si avvale prevalentemente dei canali internet. La comunicazione è esclusivamente in arabo. Costituiscono una zona grigia, certamente tradizionalista e di ispirazione fondamentalista ma senza che questo significhi sempre e necessariamente l'adozione del jihadismo”.

Questo è lo stato dei fatti. Solo in Lombardia si contano circa 450 mila musulmani e la maggior parte di loro sono costretti a pregare in garage, scantinati, magazzini, luoghi poco dignitosi e spesso non idonei alle norme di igiene e sicurezza. Se cellule terroristiche si organizzano all’interno di luoghi di culto è di questi che stiamo parlando e non delle moschee autorizzate che sono più facilmente controllabili. Costruire nuove moschee a Milano e in tutta Italia è giusto sia per quanto riguarda i diritti umani (dando la possibilità di pregare in luoghi dignitosi) sia per quanto riguarda la sicurezza interna. Fare ostruzionismo in questo processo è un atteggiamento controproducente (per non dire stupido) oltre che discriminatorio. Tra l’altro non si tiene conto degli oltre 70 mila italiani convertiti all’Islam – sempre secondo stime del Viminale – e delle migliaia di bambini italiani che nasceranno nei prossimi anni da genitori musulmani.

La nostra società sta diventando sempre più multietnica e multiculturale e che ci piaccia o no dobbiamo accettarlo, sempre che non si voglia tornare alla segregazione razziale. Siamo quindi tutti chiamati a fare un grande esercizio di tolleranza, ma non nel senso tollerare=sopportare: per tolleranza intendiamo l’aprirsi all’altro, al diverso, al nuovo, condividere cultura, esperienze e diritti al fine di arricchire la nostra società.

Qui sotto uno dei video pubblicati per la campagna Moschea a Milano...Sì prego!



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