martedì 26 gennaio 2016

CHI HA MESSO LE POESIE IN STRADA? È STATO IL MEP, MOVIMENTO PER L’EMANCIPAZIONE DELLA POESIA

Una mattina di dicembre Lambrate si è svegliata invasa dalle poesie. L’avete notato? Sui muri del quartiere sono comparsi centinaia di fogli di carta con stampate delle poesie anonime (l’autore viene segnalato solo da una codice alfanumerico); qualcuna se ne vede ancora soprattutto nella zona di Città Studi. Su di esse un timbro di “rivendicazione”: MeP, ovvero Movimento per l’Emancipazione della Poesia. Incuriositi li abbiamo contattati tramite il sito internet e dopo qualche settimana siamo riusciti ad incontrarci.

“Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia è stato fondato a Firenze nel marzo del 2010 – ci raccontano – Oggi conta ben 27 nuclei in tutt’Italia, isole comprese, e continuano ad arrivare richieste di adesione”. Come troviamo scritto sul sito, il MeP è un movimento artistico che persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme.

Chiediamo, perché la poesia ha bisogno di essere emancipata? “Perché è un’arte che è stata dimenticata – ci risponde F.05 – ma conserva ancora una bellezza sconvolgente. Crediamo che la poesia abbia bisogno di una nuova vita, di una nuova energia, che la trasporti di nuovo al ruolo che le compete”.

Il MeP però non è soltanto un ente promotore della poesia, al contrario è soprattutto un movimento di azione e l’attività che più li contraddistingue è “l’attacchinaggio” per le strade della città. Fatto che ovviamente li espone a frequenti critiche. “Giusto dopo l’attacchinaggio a Lambrate – ci racconta F.05 – ci ha scritto via mail un residente, dicendo che era un’amante della poesia, ma non vedeva la necessità di sporcare i muri. Ecco, noi pensiamo che questa sia un’opinione legittima e non è la prima volta che ci arriva questo rimprovero. Ci rendiamo conto che l’attacchinaggio è in qualche modo un atto di prepotenza, un atto di violenza, ma è l’attività più efficace per farci notare. Nello spazio che è di tutti si impone una poesia ed è quasi impossibile non vederla. Teniamo a sottolineare però che il MeP non fa attacchinaggio su muri che non siano già stati rovinati da qualcuno (con tag o altri volantini) o da qualcosa (ad esempio un muro preda dell’usura del tempo)”.

E cosa vi sentite di dire a chi strappa le vostre poesie? “Assolutamente niente – ci risponde S.17 – anche se non capisco che fastidio può dare una poesia. Non è una cosa che merita di essere strappata. Più che a strappare le poesie, comunque, vedo gente fermarsi a leggerle, vedo fare foto, qualcuno le stacca e se le mette in tasca, altri addirittura ci scrivono sopra dei commenti, più o meno positivi. È curioso poi che le reazioni migliori arrivino dalle persone meno aspettate”.

Ma perché la poesia in strada? – chiediamo – non sarebbe meglio organizzare eventi o pubblicare dei libri? “Il MeP – comincia F.05 – è tendenzialmente contro il sistema editoriale che riteniamo profondamente malato. La questione è: se io autore sconosciuto pubblico un libro di poesie, chi lo compra? Ecco, noi crediamo che il posto della poesia sia in mezzo alla gente. E cosa c’è di più in mezzo alla gente che un muro?”. “La nostra poesia per manifesto sta sulle strade – interviene S.17 – ma personalmente credo che il luogo più adatto sia sui libri. Tuttavia un modo efficace per diffondere la poesia è la strada”.

Chi è il poeta oggi? “Per me nessuno è un poeta – risponde F.05 – solo dopo morti si diventa poeti…ma è una provocazione”.  “Secondo me invece siamo tutti poeti, almeno in potenza – dice  S.17 – L’uomo si distingue dagli animali perché scrive. Penso che diventi poeta quando dai valore a quello che fai”.

E l’hip hop può essere considerata la poesia di oggi? “Sì, se si parla di un certo tipo di hip hop è un bel modo di fare poesia di strada – sostiene  S.17 – ma deve trasmettere dei contenuti. Se posso consigliare una canzone cito Tammuriata contemporanea di un rapper che si chiama Op.Rot, ha un testo commovente”.

CONTATTI – Se volete unirvi al MeP, Movimento per l’Emancipazione della Poesia, scrivete a mep@mep.netsons.org, oppure all’indirizzo mail del nucleo della vostra città che per Milano è mep.milano@gmail.com. C’è ancora qualcosa che i futuri poeti del MeP dovrebbero sapere? Esiste ad esempio qualche tipo di “filtro editoriale”?

“Tendenzialmente no – rispondono – ma è importante sottolineare che il MeP è apolitico (anche se questo non significa che gli autori siano apolitici). Non stamperemo mai ad esempio un’ode a Mussolini o a Stalin…E poi escludiamo i testi che sono chiari esempi di non poesia. Anche se a volte è difficile discriminare fra poesia e non poesia. A parte questo il movimento è assolutamente democratico”.

“Teniamo inoltre a precisare che il MeP non è poesia di strada…quello che facciamo è poesia IN STRADA. Aderire al Movimento per l’Emancipazione della Poesia vuol dire fare volontariato, anche perché come già accennato le poesie sono pubblicate in maniera anonima. I poeti del MeP partecipano non per tornaconto personale, ma per amore della poesia o dell’arte in generale o per attivismo sociale…o tutte e tre insieme, ognuno ha i suoi motivi per farlo”.

Pubblichiamo in calce al post una poesia del MeP, sul tema della periferia. Se volete leggere altre poesie del MeP andate sul sito mep.netsons.org.

   In questa nebbia
   confondiamo il colore
   del nostro respiro
   e il nostro caos,
   le nostre inquietudini
   generano luce
   a perdita d’occhio
   per far brillare la periferia
   l’hinterland e il mondo intero

   F.05

lunedì 18 gennaio 2016

AL SERRAGLIO RINASCE LA CASA 139: INTERVISTA A ROBERTO ESPOSITO

Giovedì 10 dicembre è stato inaugurato il circolo ACSI Serraglio, un luogo “dedicato alla musica live, al teatro ed a tutte le varie forme d’arte”. Da quel giorno si sono già svolti diversi eventi e l’ambizione è quella di dare vita ad una fitta programmazione di concerti, spettacoli teatrali, cabaret e tutto ciò che rappresenta arte e intrattenimento. Abbiamo parlato di questo progetto con Roberto Esposito, figura storica dell’underground milanese ed oggi presidente dell’associazione Serraglio (che si trova in via Gualdo Priorato 5, zona Ortica).

Innanzitutto abbiamo chiesto: perché il Serraglio viene chiamato la ex Casa 139?
“Semplicemente perché io sono il fondatore della Casa 139 risponde Roberto anche se l’ho lasciata nel 2008 prima che chiudesse. È poi vero che oggi noi vorremmo fare qui quello che 10-15 anni fa succedeva là. La Casa 139 era un luogo di aggregazione di artisti nel senso ampio della parola e qui vorrei ricreare la stessa cosa. Il Serraglio è un progetto molto simile a quello della Casa 139, ma qui abbiamo il doppio dello spazio!”.

“La nostra missione – prosegue Roberto – è quella di creare un luogo di fermento artistico e culturale, un luogo dove le persone possano venire a godersi un bel concerto o uno spettacolo teatrale e intanto scambiarsi idee, condividere progetti, mostrare la propria arte. Stiamo tra l’altro pensando a una serata di palco aperto dove tutti gli artisti, attori, musicisti potranno esprimere le proprie creazioni. In realtà poi non accadrà tutto sul palco, ma in giro per il circolo”.

Come si può vedere dalle foto, il locale ha spazi molto ampi: c’è il bar, un’area relax con calcetto balilla, un’area esterna, ovviamente i servizi e un bellissimo palco di fronte a un dancefloor con anche qualche tavolino qua e là. Teniamo a sottolineare che recentemente siamo stati a sentire un concerto e abbiamo constatato che l’impianto audio è davvero ottimo.

Ma torniamo all’intervista: il Serraglio come anticipato è un circolo ACSI e non ARCI come fu la Casa 139, come mai questa scelta?
“Tengo a dire che L’ACSI (che sta per Associazione Centri Sportivi Italiani) ha uno statuto identico a quello dell’ARCI – comincia Roberto – Rispetto all’ARCI, l’ACSI promuove iniziative più a livello sportivo, ma questo non preclude le iniziative di stampo culturale e di aggregazione”.

Imbeccato sul perché non ha scelto l’ARCI, Roberto risponde: “La mia esperienza personale con l’ARCI non è stata positiva; più volte ho cercato di collaborare col direttivo di Milano, ma non sono mai stato preso in considerazione”. Detto questo credo che i circoli siano un valore per la città, oltre che una realtà affermata qui a Milano. In particolare chi vuole fare attività artistiche nei circoli trova più libertà rispetto ai luoghi pubblici dove servono sempre un sacco di permessi e licenze.

Perché vale la pena fare la tessera ACSI (che costa 8 euro)?
“Beh innanzitutto 8 euro l’anno sono meno di 1 euro al mese – sottolinea Roberto – e poi da febbraio vogliamo tenere aperti tutte le sere con tanti eventi anche gratuiti: concerti ovviamente, ma non solo. Abbiamo bisogno di tanti soci per raggiungere il nostro obiettivo e cioè quello di creare un punto di ritrovo in continuo fermento artistico e culturale”.

E come mai avete scelto il nome Serraglio?
“Serraglio significa raggruppamento di persone rumorose e indisciplinate. Oppure un’esibizione di bestie rare, animali esotici e selvaggi. Ecco è quello che vogliamo essere. Senza ovviamente dimenticare il Caravanserraglio, un’esperienza straordinaria che ha caratterizzato la vita della Casa 139. Tutti i lunedì sera poeti, attori, comici, musicisti, saltimbanchi, maghi salivano sul palco e succedeva di tutto: era l’assurdo dell’interazione tra artisti. Non era una discoteca eppure chiudevamo alle 5 di mattina e c’era ancora gente che voleva entrare. Il Caravanserraglio era l’underground di Milano che esisteva e aveva bisogno di esprimersi. Spero di poter ritrovare e ricreare qualcosa del genere”.

Per restare aggiornati sulla programmazione del Serraglio visitate il sito
www.serragliomilano.org oppure la pagina Facebook

sabato 2 gennaio 2016

UNA MOSCHEA A MILANO, PERCHÉ NO?

Da oltre un anno ormai si parla della realizzazione di una moschea a Milano. Fra polemiche varie, leggi “anti moschee”  e sentenze del Tar, però, la situazione appare ancora bloccata. Il 2016 sarà l’anno buono? Facciamo un po’ il riassunto della vicenda e spieghiamo perché (secondo noi) si tratta di un progetto chiave per l’integrazione culturale nel nostro Paese.

IL BANDO – Nel dicembre 2014 usciva il bando pubblico per l’assegnazione di tre aree di proprietà comunale destinate a diventare nuovi luoghi di culto. Le aree sono situate in via Marignano, zona Rogoredo (3400 m²), in via Sant’Elia, zona Lampugnano (5000 m²) e in via Esterle, una traversa di via Padova a pochi passi da Lambrate (1500 m²). Parteciparono al bando 35 sigle iscritte all’Albo delle religioni, istituito dalla giunta Pisapia per censire le organizzazioni religiose del territorio e vincolarle a un “protocollo d’intesa”.

Il bando prevedeva l’assegnazione in affitto delle strutture con un contratto di 30 anni eventualmente rinnovabile ai seguenti canoni annui (base d’asta): 7 mila 600 euro annui per via Marignano, 10 mila per via Sant'Elia e 25 mila per via Esterle (per questa struttura è necessario che l'assegnatario si faccia carico delle spese per la demolizione totale). I criteri di valutazione delle proposte erano stabiliti per privilegiare progetti con tracciabilità finanziaria, valenza culturale e apertura al dialogo con le altre fedi, trasparenza di organizzazione e presenza di celebranti che parlano italiano.

LA LEGGE ANTI MOSCHEE – La risposta del “Pirellone” non si fa attendere e a gennaio 2015 la Regione Lombardia emana una legge che mira esplicitamente a ostacolare la creazione di nuovi luoghi di culto tramite regole urbanistiche molto restringenti. Ad esempio si prevede che le aree individuate abbiano una superficie di parcheggi pari ad almeno il doppio di quella del luogo di culto; sarà poi necessario dotarsi di impianti di videosorveglianza collegati con le forze dell'ordine; sarà obbligatorio mantenere una “distanza minima” dagli altri luoghi di culto e ovviamente l’architettura dei nuovi edifici dovrà tener conto delle “caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”.

Quali sono le “caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo” siamo curiosi di saperlo dal governatore leghista Roberto Maroni, ma intanto il governo Renzi ha impugnato la legge davanti alla Corte Costituzionale e siamo in attesa di un responso. Su questo c’è da dire che il provvedimento della Regione tecnicamente non è discriminatorio perché non fa riferimento solo alla organizzazioni islamiche, ma vale per tutte le confessioni…Con il risultato che non solo i musulmani saranno penalizzati da questa legge, ma lo saranno anche tutte le altre religioni.

Un progetto di moschea presentato dal Caim
I VINCITORI DEL BANDO – Il 3 agosto 2015 comunque sia il Comune di Milano rendeva pubblica una graduatoria provvisoria dei vincitori del bando e fra questi, come previsto, c’era il Caim (Coordinamento associazioni islamiche Milano) che rappresenta di fatto la comunità musulmana di viale Jenner. Al Caim, in particolare, veniva assegnata l’area di via Sant'Elia, una chiesa evangelica si prendeva l’area di via Marignano, mentre all'associazione del Bangladesh, un altro gruppo islamico legato al Caim, veniva concessa l’area di via Esterle.

A fine settembre però veniva pubblicata la graduatoria definitiva del bando e questa (non troppo a sorpresa) vedeva tagliata fuori l’associazione del Bangladesh, a causa di un contenzioso aperto con l'amministrazione per la moschea abusiva di via Cavalcanti. Automaticamente subentrava la seconda classificata ovvero la Casa della Cultura islamica di via Padova, fondata da Asfa Mahmoud, Ambrogino d'oro nel 2009 e rappresentante dell’Islam moderato. L’associazione del Bangladesh a questo punto faceva ricorso al Tar della Lombardia che a metà novembre gli dava ragione bloccando di fatto il percorso verso l’assegnazione definitiva delle aree.