venerdì 14 novembre 2014

IL LAMBRO DEVASTA L’EXODUS E IL CEAS: RICHIESTA DI AIUTO


“É successo ancora! Ed è ancora peggio dell’ultima grande esondazione del novembre 2002”. Comincia così lo sfogo di don Antonio Mazzi, presidente e fondatore di Exodus. La cascina Molino Torrette, sede storica della comunità, è stata infatti sommersa dall’esondazione del fiume Lambro mercoledì 12 novembre verso le ore 20. Incalcolabili i danni provocati dalla piena che ha raggiunto impianti, computer, fotocopiatrici, cucina, mobili e laboratori, costringendo anche i ragazzi ospitati ad abbandonare gli spazi e le loro camere.

“Ora bisognerà darsi da fare per recuperare il più possibile e trasferire per qualche giorno i ragazzi nelle comunità vicine – dice don Mazzi – Preoccupa però la perturbazione prevista nel weekend, la paura e l’emergenza sono ancora alte e l’inverno è appena iniziato”. Il livello del Lambro infatti è ancora molto alto, come testimoniano i residenti della zona, e il rischio di una nuova esondazione è concreto.

Purtroppo durante l’esondazione il fiume ha raggiunto anche la cascina Molino San Gregorio e la Capanna dello Zio Tom, struttura assegnata all’Exodus in corso di ristrutturazione. Il cortile esterno è diventato il letto del fiume e anche in questo caso il calcolo dei danni è altissimo. “Faccio appello al sindaco, al prefetto, al presidente della Regione, al magistrato del Po, perché intervengano in modo strutturale per prevenire ed evitare simili disastri – ha aggiunto don Mazzi – nell’immediato servono attrezzature, suppellettili, mobili per ripristinare il prima possibile la piena funzionalità della Comunità. Grazie a tutti quelli che ci sosterranno”.

La piena del Lambro non ha risparmiato neanche il CeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà che ospita 73 persone tra adulti con problemi di salute mentale, mamme sole con figli, ex tossicodipendenti e famiglie rom in difficoltà. Purtroppo questa comunità si trova nelle condizioni già descritte prima per Exodus con ingenti danni materiali e spazi inagibili per un periodo non ancora definibile.

“È urgente trovare una sistemazione dignitosa e adeguata a queste persone per i prossimi giorni – si legge sul sito del CeAS – un luogo alternativo alla struttura messa a disposizione in emergenza dal Comune di Milano nelle tensostrutture di via Cambini”. “Ringrazio il Comune per aver messo a disposizione tempestivamente un luogo dove gli ospiti del CeAS e delle altre comunità hanno potuto passare una notte all’asciutto in questa situazione di emergenza – ha dichiarato don Virginio Colmegna, consigliere del CeAS e presidente della Casa della carità – Chiedo uno sforzo in tempi brevi a tutti e chiedo anche di farsi avanti a quei privati che potessero mettere a disposizione soluzioni temporanee ma dignitose”.

Come sottolinea Linda Donini, direttrice del CeAS: “La tensostruttura di via Cambini è inadeguata alla permanenza di persone che presentano tutte, chi più chi meno, problemi di salute o situazioni di fragilità”. Per offrire il proprio aiuto o ricevere informazioni, contattare Francesco Casali al 393-9015594.

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