giovedì 5 dicembre 2013

PROSTITUZIONE, UN REFERENDUM PER RIAPRIRE LE CASE CHIUSE?

Riaprire le case chiuse? Parola ai cittadini. Questa in sostanza la proposta del centrodestra lombardo per abrogare la Legge Merlin e riaprire le cosiddette case di tolleranza chiuse nel 1958. Dopo la proposta di legge presentata qualche mese fa dalla Lega Nord in Senato, ora arriva infatti la promozione di un referendum popolare, presentato alla Regione da esponenti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

“Non ha più alcun senso nascondersi dietro ipocrisie e tabù – aveva dichiarato lo scorso giugno il capogruppo della Lega al Senato, Massimo Bitonci – La prostituzione è un fenomeno che esiste da sempre e il 75 per cento degli italiani è favorevole alla sua regolamentazione, anche per fermare ogni sfruttamento e violenza”.

Sembrano voci da “Radicali” e invece è proprio il centrodestra, questa volta, a intervenire sulla scena politica con una proposta di buon senso per liberare le strade dallo sfruttamento della prostituzione. I promotori dell’iniziativa si appellano all’articolo 75 della Costituzione italiana che prevede la possibilità di indire un referendum di tipo abrogativo, ovvero per annullare una legge in vigore.

L’obiettivo? Cancellare la Legge Merlin che dal lontano 1958 detta le regole per il sesso a pagamento. Meglio parlare di “revisione”, però, più che di cancellazione, poiché il vero scopo è quello di riaprire le case chiuse entro le quali si possa svolgere “il mestiere più vecchio del mondo” in sicurezza e legalità.

Dal 1958, infatti, vennero chiuse 560 case di tolleranza e “sfrattate” oltre 2.700 prostitute. La madre di questa legge, la senatrice socialista Angelina Merlin, vinse così una battaglia lunga 10 anni, ma l’impulso decisivo per realizzare l’intero iter parlamentare venne dall’Onu. Per entrare nell’Organizzazione delle Nazioni Unite, infatti, l’Italia doveva abolire la prostituzione di Stato.

Purtroppo, quello che in molti temevano si realizzò e alle case di tolleranza si sostituirono le strade come mercato del sesso senza controlli, sicurezza, igiene e legalità. Oggi per le vie della città si vede un po’ di tutto, donne, uomini, trans, minorenni, vecchi, italiani e stranieri: schiavi del nuovo millennio sfruttati e umiliati da moderni “magnaccia” senza scrupoli e pietà.

La riapertura delle case chiuse forse non eliminerebbe completamente il problema dello sfruttamento della prostituzione, ma sicuramente infliggerebbe un duro colpo a un business milionario. Non trascurabile, poi, il lato economico della questione con migliaia di nuovi lavoratori “liberi professionisti” pronti a versare il dovuto all’erario in termini di tasse.

In un momento in cui in Francia si inaspriscono le sanzioni relative alla prostituzione, l’Italia potrebbe dunque dare il buon esempio con un provvedimento intelligente ai danni delle associazioni mafiose e del mercato nero. Sfido chiunque a dimostrarmi che non sia così.

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