sabato 16 novembre 2013

CIE DI VIA CORELLI: UN SISTEMA E UNA STRUTTURA AL COLLASSO

“Il CIE di via Corelli è un carcere, anzi peggio è un 'non carcere', una struttura ideologica che serve a tranquillizzare la pancia di questo Paese”. Così Salvatore Scuto, portavoce degli avvocati penalisti di Milano, descriveva qualche mese fa il centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, periferia est della città.

Un sistema di detenzione illegittima che scopre, ancora una volta, la propria inadeguatezza verso il problema dell’immigrazione clandestina e l’inefficacia per lo scopo che dovrebbe assumere, cioè identificare e “mandare al proprio paese” gli immigrati reclusi.

Il problema principale, in questo momento, è la sicurezza, con ben cinque incendi dolosi provocati dai detenuti del CIE di via Corelli negli ultimi due mesi. Per fortuna non ci sono stati feriti, ma l’esasperazione delle persone recluse è ai massimi storici e la gestione del centro è nel caos.

I responsabili degli incendi, una decina di immigrati africani, sono stati arrestati dalla polizia, mentre circa 60 persone sono state trasferite in altri centri o carceri, perché ormai gran parte del CIE è inagibile e inutilizzabile per ospitare i detenuti.

Attualmente a gestire il CIE di via Corelli è la Croce Rossa Italiana, ma il contratto è in scadenza e l’ente non ha intenzione di rinnovarlo alle condizioni poste dalla Prefettura di Milano.

I problemi qui sono di natura economica e politica. Di natura economica perché, con il vecchio contratto, alla Croce Rossa erano corrisposti 60 euro a persona per il sostentamento giornaliero, mentre il nuovo bando di assegnazione del servizio prevede un taglio a 30 euro (diventati ora 40 dopo la prima gara andata deserta).

Ora tuttavia l’ente di assistenza ha le mani legate perché, in presenza di un bando aperto, è obbligato prorogare le proprie prestazioni, pena denuncia per interruzione di pubblico servizio. La convenzione fra Croce Rossa e Prefettura durerà quindi altri 3 mesi (fino a gennaio 2014), ma intanto una clausola del contratto prevede la prorogabilità del servizio fino a un massimo di sei mesi in presenza di un bando.

“Abbiamo provato più volte, con la controparte, a far modificare il contratto, perché per noi è estremamente penalizzante – ha dichiarato tempo fa Maurizio Gussoni, Commissario della Croce Rossa Italiana di Lombardia – purtroppo non abbiamo mai trovato la disponibilità”.

I problemi di natura politica invece coinvolgono l’esistenza stessa del CIE (centro di identificazione ed espulsione) che la Croce Rossa vorrebbe trasformare in centro di accoglienza. Il sistema di identificazione ed espulsione ha fallito, questo è sotto gli occhi di tutti: basti pensare che i tempi di detenzione nei CIE dovrebbero essere di pochi giorni e invece sono di anni e in media solo la metà degli immigrati viene effettivamente rimandato nel proprio paese d’origine.

Le norme che dovrebbero regolare la gestione dei CIE e il trattamento degli “ospiti” sono poi praticamente arbitrarie a seconda del centro e, per un giornalista, documentare ciò che avviene all’interno di queste strutture è praticamente impossibile. Per fortuna da circa un anno, grazie a un decreto del ministro Cancellieri, le porte dei CIE sono aperte alla stampa, ma di fatto ancora non è possibile entrare in contatto coi detenuti e documentare le condizioni di reclusione.


LINK UTILI: http://lambrateonair.blogspot.it/2013/04/realta-sconosciute-il-centro-di.html
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2012/07/19/cie_milano_via_corelli_migranti_attesa_espulsione_foto.html#0
http://www.cronacamilano.it/cronaca/45569-incendio-cie-via-corelli-milano-gussoni-croce-rossa-lombardia-in-tre-anni-e-mezzo-persi-5-milioni-di-euro.html
http://mm.lastampa.it/multimedia/voci-di-milano/lstp/47490/

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