lunedì 25 novembre 2013

LEONCAVALLO, QUALE FUTURO PER IL CENTRO SOCIALE?

Questo weekend, da venerdì 29 novembre a domenica 1 dicembre, il Leoncavallo ospiterà la 7a edizione de “La Terra Trema”, fiera vinicola e gastronomica, che coinvolgerà viticoltori e agricoltori da tutt’Italia, oltre a dare vita a un fitto programma di incontri, dibattiti, musica e ovviamente degustazioni!

Il Leoncavallo è però “sotto sfratto” praticamente da 10 anni: dal lontano 2004, infatti, il centro sociale vede periodicamente rinnovarsi l’ordine di sgombero spedito dalla questura di Milano. Quale futuro dunque per lo storico centro sociale meneghino?

Il Leoncavallo nasce nel 1975 dall’occupazione di un’industria chimico-farmaceutica nell’omonima via Leoncavallo (in zona Casoretto); lo spazio fu poi sgomberato nel settembre del 1994 e i leoncavallini migrarono verso nord, insediandosi nell’attuale edificio di via Watteau, un’ex cartiera.

Dal 2004, come detto, il centro sociale è sotto sfratto e numerosi sono stati i tentativi di sgombero forzato, sempre respinti dagli attivisti del “Leo” al motto “Qui siamo e qui restiamo”. Da anni comunque il dibattito sulla “legalizzazione” del Leoncavallo anima (ma non troppo) l’amministrazione comunale milanese.

Ai tempi della Moratti si vagheggiava riguardo all’assegnazione della gestione del centro sociale a una fondazione, ma poi questo tentativo risultò vano. Con la politica di distensione della giunta Pisapia sono riprese le trattative fra occupanti e la famiglia Cabassi, i proprietari dello stabile, ma c’è ancora incertezza sulle soluzioni trovate.

Secondo un articolo pubblicato su Repubblica.it ad aprile, l’accordo fra le parti sembrava cosa fatta. Mancavano solo i dettagli di un compromesso fra Comune e proprietà che avrebbe visto lo spazio attualmente occupato dal Leoncavallo diventare proprietà pubblica, con l’assegnazione ai Cabassi di una grande area in via Zama, sede anni fa di un complesso scolastico.

Una volta avvenuto questo passaggio, si può leggere nell’articolo, sarebbe stato indetto un concorso pubblico che, con ogni probabilità, avrebbe visto l’assegnazione dello spazio all’associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo, legittimando di fatto l’attuale gestione.

Ad oggi, 8 mesi dopo l’uscita di queste indiscrezioni, nulla sembra cambiato e sistematicamente il Leoncavallo riceve “l’ordine di rilascio” dei 10 mila metri quadrati dell’ex stamperia di via Watteau.
I responsabili del centro sociale ci hanno fatto sapere che l'amministrazione comunale non li ha mai coinvolti in trattative di nessun tipo e i contatti, se ci sono stati, sono avvenuti solo con la proprietà dello stabile e cioè la famiglia Cabassi.

L’augurio di Lambrate On Air è che una soluzione si trovi al più presto per “legalizzare” quello che è sempre stato un luogo di aggregazione sociale (giovanile ma non solo) e che è diventato a tutti gli effetti un bene comune e una risorsa per la città.

Per farsi un’idea basta visitare il sito del Leoncavallo e dare un’occhiata ai servizi offerti e agli eventi organizzati: prima accoglienza, cucina popolare, corsi di formazione, laboratori artistici e culturali, ciclofficina, bike polo, musica, incontri e dibattiti, sono solo alcune delle attività presenti al centro sociale. Quindi, LUNGA VITA AL LEONCAVALLO!

sabato 16 novembre 2013

CIE DI VIA CORELLI: UN SISTEMA E UNA STRUTTURA AL COLLASSO

“Il CIE di via Corelli è un carcere, anzi peggio è un 'non carcere', una struttura ideologica che serve a tranquillizzare la pancia di questo Paese”. Così Salvatore Scuto, portavoce degli avvocati penalisti di Milano, descriveva qualche mese fa il centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, periferia est della città.

Un sistema di detenzione illegittima che scopre, ancora una volta, la propria inadeguatezza verso il problema dell’immigrazione clandestina e l’inefficacia per lo scopo che dovrebbe assumere, cioè identificare e “mandare al proprio paese” gli immigrati reclusi.

Il problema principale, in questo momento, è la sicurezza, con ben cinque incendi dolosi provocati dai detenuti del CIE di via Corelli negli ultimi due mesi. Per fortuna non ci sono stati feriti, ma l’esasperazione delle persone recluse è ai massimi storici e la gestione del centro è nel caos.

I responsabili degli incendi, una decina di immigrati africani, sono stati arrestati dalla polizia, mentre circa 60 persone sono state trasferite in altri centri o carceri, perché ormai gran parte del CIE è inagibile e inutilizzabile per ospitare i detenuti.

Attualmente a gestire il CIE di via Corelli è la Croce Rossa Italiana, ma il contratto è in scadenza e l’ente non ha intenzione di rinnovarlo alle condizioni poste dalla Prefettura di Milano.

I problemi qui sono di natura economica e politica. Di natura economica perché, con il vecchio contratto, alla Croce Rossa erano corrisposti 60 euro a persona per il sostentamento giornaliero, mentre il nuovo bando di assegnazione del servizio prevede un taglio a 30 euro (diventati ora 40 dopo la prima gara andata deserta).

Ora tuttavia l’ente di assistenza ha le mani legate perché, in presenza di un bando aperto, è obbligato prorogare le proprie prestazioni, pena denuncia per interruzione di pubblico servizio. La convenzione fra Croce Rossa e Prefettura durerà quindi altri 3 mesi (fino a gennaio 2014), ma intanto una clausola del contratto prevede la prorogabilità del servizio fino a un massimo di sei mesi in presenza di un bando.

“Abbiamo provato più volte, con la controparte, a far modificare il contratto, perché per noi è estremamente penalizzante – ha dichiarato tempo fa Maurizio Gussoni, Commissario della Croce Rossa Italiana di Lombardia – purtroppo non abbiamo mai trovato la disponibilità”.

I problemi di natura politica invece coinvolgono l’esistenza stessa del CIE (centro di identificazione ed espulsione) che la Croce Rossa vorrebbe trasformare in centro di accoglienza. Il sistema di identificazione ed espulsione ha fallito, questo è sotto gli occhi di tutti: basti pensare che i tempi di detenzione nei CIE dovrebbero essere di pochi giorni e invece sono di anni e in media solo la metà degli immigrati viene effettivamente rimandato nel proprio paese d’origine.

Le norme che dovrebbero regolare la gestione dei CIE e il trattamento degli “ospiti” sono poi praticamente arbitrarie a seconda del centro e, per un giornalista, documentare ciò che avviene all’interno di queste strutture è praticamente impossibile. Per fortuna da circa un anno, grazie a un decreto del ministro Cancellieri, le porte dei CIE sono aperte alla stampa, ma di fatto ancora non è possibile entrare in contatto coi detenuti e documentare le condizioni di reclusione.


LINK UTILI: http://lambrateonair.blogspot.it/2013/04/realta-sconosciute-il-centro-di.html
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2012/07/19/cie_milano_via_corelli_migranti_attesa_espulsione_foto.html#0
http://www.cronacamilano.it/cronaca/45569-incendio-cie-via-corelli-milano-gussoni-croce-rossa-lombardia-in-tre-anni-e-mezzo-persi-5-milioni-di-euro.html
http://mm.lastampa.it/multimedia/voci-di-milano/lstp/47490/

mercoledì 13 novembre 2013

LA RINASCITA DEL CIRCOLO MAGNOLIA, PER EVENTI A IMPATTO ZERO

Giovedì sera, 14 novembre 2013, riapre il Circolo Magnolia e lo fa con una serata a ingresso gratuito (ovviamente con la Tessera ARCI) e con consumazioni a prezzi popolari: TUTTO A 3 EURO!!!

In molti (lambratesi e non) già si leccano i baffi per la ricca programmazione, ma noi vogliamo darvi un motivo in più per andare a divertirvi e a ballare al Magnolia.

Il Circolo Magnolia è rimasto chiuso per due interi mesi, dal 14 settembre al 14 novembre. Molti sono stati i lavori e gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione compiuti e molto c’è ancora da fare.

La storia del Magnolia, come narra bene questo video, parte nel 2005 con un gruppo di ragazzi che decidono di darsi da fare e recuperano uno stabile abbandonato nel parco dell’Idroscalo. Ora, anno 2013, il Magnolia è uno dei più importanti circoli musicali d’Italia e molta strada è stata fatta, nel segno soprattutto della sostenibilità ambientale.

Nel 2009, raccontano, sono stati installati 102 pannelli fotovoltaici per fornire energia pulita dal sole ed è cominciata la distribuzione, durante le serate, di acqua depurata GRATIS (ci tengono a sottolineare) sia liscia che gassata. Dal 2010, poi, hanno riconvertito anche saponi e detersivi a favore di prodotti ecologici e non inquinanti. Dal 2011 anche cannucce e bicchieri non guastano più l’ecosistema e sono compostabili.

Solo un anno fa, poi, nel 2012, il Circolo Magnolia ha vinto un bando della provincia per la gestione dello spazio che attualmente occupa, per altri 4 anni. A seguire, quest’anno, insieme al Politecnico di Milano ha lavorato per un’ulteriore riqualificazione dell’intero edificio, che passerà da classe energetica G a classe C, con un progetto che prevede la ristrutturazione di serramenti, pavimentazione e tetto. Inoltre un complesso sistema di tubi che si snodano dal Magnolia verso il lago, trasformerà il calore dei visitatori del circolo in energia per rinfrescare il locale d’estate e riscaldarlo d’inverno.

Il presente e il futuro della struttura vede l’installazione di pannelli insonorizzati e di altre soluzioni per l’abbattimento del disturbo acustico, grazie al contributo dell’università Bicocca, mentre l’Accademia di Brera curerà la pianificazione degli esterni con la realizzazione di un grande murales vista lago e la creazione di un “bosco magico” con sistemi di illuminazione a led.

Per rendere possibile tutto ciò è stato necessario un investimento di 300 mila euro: 57 mila per la ricerca universitaria, 12 mila per la progettazione e la sicurezza e 231 mila per l’esecuzione dei lavori. Di questi soldi “solo” 255 mila euro sono venuti direttamente dalle casse del Magnolia, mentre i restanti 45 mila euro sono stati raccolti grazie a una vasta opera di crowdfunding, che ha coinvolto moltissimi sostenitori al motto di "Magnolia si fa in tanti"!

Ora il Magnolia è pronto a riaprire i battenti e a ripartire con oltre 200 eventi live l’anno e le serate più apprezzate come Spazio Petardo, Reggae Radio Station Party, Twist and Shout, Trashick e molte altre.

venerdì 8 novembre 2013

ARRESTATI GLI AGENTI DELLA POLFER DI LAMBRATE

Molti di voi ricorderanno che a Luglio era scattata un’indagine su cinque agenti della Polfer di Lambrate (Polizia Ferroviaria) per peculato, detenzione e spaccio di droga, e forse qualcuno di voi avrà anche letto il nostro articolo sulla questione ( > LINK <).  Bene, le indagini hanno preso una svolta e ieri tre agenti sono stati arrestati, grazie anche al ritrovamento di 14,3 chili di hashish e 3,9 chili di cocaina, con l’imputazione di associazione a delinquere e spaccio di droga.
Sicuramente, viste le quantità delle sostanze, non si era trattato quindi di un caso isolato quello del marocchino che aveva denunciato gli abusi e le appropriazioni di soldi e droga degli agenti, e che ora grazie a questi sviluppi dovrebbe essere scagionato dall’accusa di spaccio (ma non da quella di essere fuggito dal tribunale di Lodi, per poi essere catturato dopo alcune settimane in Spagna).
Oltre ai fatti, che parlano da soli, c’è poco da aggiungere a questa brutta storia. Forse potremmo dire che il questore Luigi Savina ha scelto un brutto giorno (giovedì 7) per dichiarare che “il comportamento di alcuni non può inficiare il lavoro di migliaia di agenti”, non tanto per la presunta veridicità della frase, ma perché proprio ieri il corriere del mezzogiorno riportava la notizia dell’arresto di altri tre agenti, questi in forza alla Polizia di Stato, per millantato credito, abuso d’ufficio e lesioni.

Claudio Masciadri

Agenti della Polfer Lambrate dopo un sequestro di Hashish nel Marzo 2012, ©segrateoggi.it

domenica 3 novembre 2013

ROM, IMMIGRATI E SENZATETTO NEL PALAZZO OCCUPATO IN VIA BISTOLFI, LA LEGA MINACCIA LO SGOMBERO

Una situazione insostenibile, questa la denuncia di residenti e forze dell’ordine, riguardo alle condizioni dello stabile occupato di via Bistolfi, alle porte del quartiere Ortica. Per chi non lo conoscesse si tratta di un palazzo, o almeno dello scheletro di un palazzo in costruzione, che non ha mai visto terminare i lavori e da circa due anni è popolato da una folta comunità fatta di famiglie rom, immigrati africani e di paesi dell’est e clochard alla ricerca di un riparo per l’inverno. Circa un centinaio di persone in tutto che vivono in condizioni disumane provocando un pericolo per loro stesse e disagi ai residenti di Ortica e dintorni.

Un’emergenza sociale arrivata ai limiti della sostenibilità, secondo gli abitanti della zona, ma la cui risoluzione non sembra essere fra le priorità dell’amministrazione che prende tempo passando la palla ai privati. A settembre, infatti, l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, in visita al Consiglio di Zona 3, aveva affermato: “Lo stabile dismesso è di proprietà privata, appartiene a un'azienda fallita e questo rende più complessa la messa in sicurezza, requisito indispensabile per effettuare lo sgombero degli occupanti abusivi, ma si tratta di una delle realtà sulle quali è in programma un nostro intervento”.

Già, infatti il palazzo appartiene di fatto a Banca Intesa che però a sua volta attende l’esito dell’udienza del processo fallimentare della ditta incaricata per i lavori che si terrà venerdì 8 novembre. La speranza è che sia proprio il gruppo bancario a far pressioni sullo sgombero dell’edificio e sulla risoluzione del caso, ma la Lega Nord, tramite le parole del segretario regionale Matteo Salvini, minaccia di farsi giustizia da sola: “E' uno schifo che va avanti da troppo tempo: o si trova una soluzione con le buone entro 15 giorni, o lo sgomberiamo noi”.


Al di là di retorica, populismo e propaganda, che lasciamo volentieri ai politici, la situazione nel palazzo di via Bistolfi, angolo via Cima, è veramente estrema e lo sosteniamo non per le denunce dei leghisti, ma per quelle dei civili residenti del quartiere e dei vigili urbani che ogni giorno vivono questo degrado.  “Ogni volta che siamo costretti a passare di lì proviamo pena e paura – ha raccontato tempo fa una signora a un cronista de La Repubblica – Proviamo pena per gli storpi, i bambini e gli sfruttati che vivono in quell'inferno. Abbiamo paura degli ubriachi, che alla sera diventano violenti, e dei ragazzi che non hanno nulla e che non conoscono altro che la miseria e la sopraffazione”.

La situazione dello stabile occupato è questa: il palazzo, che sarebbe dovuto diventare una residenza universitaria, è abitato nella zona del cortile e nei primi piani, mentre all’ultimo piano è allestita una “latrina pubblica” ovviamente non collegata al sistema fognario. Ovunque c’è sporco e immondizia e l’ambiente degradato ha attirato una colonia di topi. La struttura portante del palazzo c’è, con tetto e cantina, ma mancano le pareti e non vi è ancora nessun allacciamento a corrente elettrica e riscaldamento.

Purtroppo le segnalazioni dei residenti e gli interventi dei vigili urbani sono all’ordine del giorno per risse, pestaggi, incendi e furti, per non parlare del giro di prostituzione che coinvolge giovani donne dell’est Europa. Come detto, quindi, la situazione è estrema e necessita di un intervento rapido da parte delle istituzioni se non si vuole esasperare i cittadini che soffrono questi disagi. Qualcuno potrebbe anche pensare di raccogliere l’invito leghista e di far giustizia da sé.