domenica 7 aprile 2013

REALTÁ SCONOSCIUTE: IL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE


Pochi sanno che esiste o che cosa sia. Pochissimi ne parlano. Tuttavia, in via Corelli, ad un passo dalle nostre abitazioni, si erige uno dei 13 centri di identificazione ed espulsione (CIE) per trattenere gli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione e/o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera", previsti dalla legge Turco – Napolitano del 1998 (Legge 6 marzo 1998).
In linea teorica i centri di identificazione e di espulsione hanno la funzione di accogliere gli stranieri in attesa di espulsione dal paese, identificarli ed aspettare che gli "ospiti" abbiano il consenso definitivo per l’espulsione.
Già, in teoria, ma nella pratica la situazione al CIE di via Corelli è un po’ peggiore. Il centro ha infatti l’aspetto di una prigione, se non peggio. All'interno sono recluse circa 120 persone divise in reparti differenti a seconda del sesso (uomini, donne e transessuali). Le finestre sono sbarrate e le porte chiuse e sorvegliate giorno e notte. La struttura è decisamente sporca e trasandata. Gli stranieri hanno paura e rabbia. Paura di essere effettivamente espulsi e non poter più tornare in Italia, paura delle forze dell’ordine, rabbia per non essere ascoltati, rabbia per essere stati presi – di fatto arrestati – per pretesti sciocchi e futili, rabbia perché qualcuno aveva promesso loro un futuro e un successo in Italia e invece sono capitati in un inferno. Paura e rabbia sono forse i fattori che continuano a scatenare le rivolte, le proteste e i tentati suicidi da parte degli “ospiti” del centro. Sono diversi gli episodi che negli ultimi anni hanno acceso le proteste contro l’esistenza stessa del centro di espulsione: da un lato ci sono i continui tentativi di fuga, gli incendi, gli atti vandalici, le risse e le rivolte da parte degli immigrati, dall’altro ci sono le accuse di violenze (specialmente sulle donne) da parte delle forze dell’ordine.

Per fare alcuni esempi: nel dicembre 2009 un transessuale brasiliano di 34 anni si toglie la vita impiccandosi con un lenzuolo; nel dicembre del 2010 una decina di nordafricani tenta l’evasione arrampicandosi sui tetti, l’intervento tempestivo della polizia scatena degli scontri che causano 5 feriti tra gli ospiti del centro; tra il 2010 e il 2011 viene portato avanti il processo che vede imputato l’ispettore Vittorio Addesso per tentata violenza sessuale nei confronti di Joy, una ragazza nigeriana; a maggio 2011 sette tunisini rompono dei vetri e danno fuoco ad alcuni materassi ammassati nel corpo C del centro.
Ad oggi nulla è cambiato. Gli scontri sono all’ordine del giorno, il periodo di permanenza nel centro è continuamente prolungato e spesso non si arriva all’effettiva espulsione dal Paese. Oltre alle diverse proteste portate avanti da centri sociali e attivisti per i diritti umani, pochi giorni fa (3 aprile 2013 per l’esattezza) in seguito ad un’ispezione approfondita, sono stati gli avvocati penalisti di Milano a scagliarsi contro il CIE di via Corelli. Le parole di Salvatore Scuto, presidente della camera penale, sono inequivocabili: “Via Corelli è un carcere, anzi è peggio, è un non – carcere, una struttura ideologica che serve solo a tranquillizzare la pancia di questo Paese e non c'è vero motivo perché queste persone si trovino qui, perché non hanno fatto nulla, se non il fatto che non sono identificabili. Ed è paradossale che il 75% dei detenuti arrivi da una precedente esperienza carceraria: il che significa che sono stati già identificati”. La posizione degli avvocati penalisti circa i centri di identificazione e di espulsione è chiara, l’unico provvedimento da prendere in considerazione è la chiusura.  
Noi abbiamo voluto mostrarvi questa realtà, di cui raramente si parla, perché prima dei provvedimenti, delle decisioni e delle idee, ci vuole conoscenza e informazione. Voi cosa ne pensate? 

R.Melocchi

Fonti:





3 commenti:

  1. L'esistenza di luoghi come questi è una vergogna nazionale...Per di più in un Paese che è estremamente cattolico e legato alla Chiesa ma a targhe alterne, e lo dico da atea. Come ci si può attivare per far chiudere la struttura? Ci sono provvedimenti in questo senso già in atto?

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  2. Cara Marta,
    non credo che attualmente ci siano provvedimenti ufficiali atti a far chiudere i centri. Ti consiglio comunque di frequentare la pagina facebook

    https://www.facebook.com/pages/Chiudere-i-campi-di-concentramento-per-stranieri-CIE-senza-se-e-senza-ma/197663820272516

    che incoraggia la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione, spiegando molto bene come sono strutturati e chi è burocraticamente coinvolto nella loro gestione.

    R.M.

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