giovedì 4 aprile 2013

IL TRISTE DESTINO DEL FIUME LAMBRO

Il Lambro è un po’ il papà di Lambrate. Il fiume dà nome al nostro quartiere che in origine nacque e si sviluppò sulle sue sponde, un tempo bagnate da acque limpide e trasparenti. E “limpido”, “trasparente” è il significato etimologico del nome Lambro, che deriva dal latino lambrus. Paradossale no? E pensare che un vecchio detto milanese recitava “Ciar cum’è l’acqua del Lamber”,  chiaro com’è l’acqua del Lambro...

 
La schiuma comparsa nel Lambro l’8 marzo.
Beh purtroppo le cronache delle ultime settimane ancora una volta riportano gravi episodi di inquinamento del fiume, che assomiglia sempre più a una discarica a cielo aperto e da decenni ha conquistato un posto stabile nella top ten dei fiumi più sporchi d’Italia.
Le ultime segnalazioni risalgono all’8 e al 18 marzo: a Monza viene riscontrata la presenza di un’insolita (ma neanche tanto insolita) schiuma biancastra lungo ampi tratti di fiume. «Si tratta di tensioattivi – spiega Flavio Zanardo, comandante della polizia provinciale – vale a dire sapone e detersivi. In situazioni di forte carico d’acqua, magari causato dalla pioggia degli ultimi giorni, l’impianto fognario e il depuratore a nord di Monza lasciano passare le sostanze più leggere». Purtroppo il Lambro sembra soffrire in modo particolare tutta la zona della provincia di Monza-Brianza, ricca di zone industriali. Soprattutto in seguito a ripetute precipitazioni, come spiegato, i collettori industriali (che contengono acque di scarico) si riempiono fino a traboccare; questi liquidi possono quindi raggiungere fognature e depuratori che in determinate circostanze lasciano passare alcune sostanze chimiche, spesso tossiche per l’ambiente.
(Articolo da corriere.it dell'8 marzo -->LINK)

Il comune di Villasanta (sempre zona industriale a nord di Monza) è tristemente celebre per numerosi episodi di versamento di sostanze tossiche nel Lambro.
Nel febbraio 2010, molti ricorderanno, migliaia di tonnellate di idrocarburi si riversarono nel fiume. Il petrolio era il contenuto di sette silos (equivalenti a 170 autocisterne!) dell’azienda Lombarda Petroli, una raffineria chiusa negli anni ’80. Nella notte milioni di litri si rovesciarono nei terreni circostanti la raffineria, penetrarono nel sistema fognario e raggiunsero velocemente il depuratore di Monza-San Rocco che andò in tilt per la straordinaria quantità di materiale. Purtroppo la “marea nera” confluì nel Lambro e proseguì la sua corsa fino a raggiungere il Po. Fu probabilmente il disastro ambientale più grave nella storia della regione Lombardia. Nonostante gli sforzi di una task force d’emergenza, il petrolio proseguì la sua corsa fino al Po, uccidendo centinaia di animali e causando un dissesto incalcolabile all’ecosistema dell'intero complesso idrologico.
I colpevoli non furono mai identificati, ma è appurato che l'atto fu doloso, volontario e premeditato. Due sono le ipotesi principali riguardo ai possibili moventi: lo smaltimento di rifiuti tossici (mischiati al petrolio presente nelle cisterne), oppure un gesto di ritorsione legato a un commercio clandestino di petrolio, che si svolgeva nella raffineria abbandonata.
(La cronostoria da Wikipedia -->LINK)

Un anno dopo l’eco-disastro di Villasanta, Legambiente ha pubblicato un dossier sul sistema di depurazione nel bacino del Lambro. Il risultato dello studio mette a nudo i limiti di un sistema fognario ormai vecchio e inadeguato e punta il dito su una gestione delle risorse idriche poco virtuosa, resa ancor più problematica da uno sfruttamento eccessivo del territorio. In parole povere consideriamo i nostri fiumi come contenitori naturali per le acque di scarico, ma gli impianti di depurazione sono vecchi e inefficaci e la cementificazione selvaggia altera il naturale equilibrio idrologico. Ne consegue che i corsi d'acqua non tollerano questi flussi extra e spesso esondano. È necessario un grande investimento che rinnovi in toto il sistema di gestione delle acque superficiali e sotterranee, tenendo conto non solo delle esigenze dell’uomo, ma anche di quelle dell’ambiente che ci circonda.
Dopo i fatti drammatici del 2010 la regione Lombardia ha annunciato lo stanziamento di 120 milioni di euro per la bonifica e il recupero del Lambro, ma solo una piccola parte di questi finanziamenti è stata utilizzata, tra l’altro per interventi superficiali. Quello che occorre veramente è una riqualificazione radicale. Il Lambro è inquinato tutti i giorni.
(Il dossier di Legambiente -->LINK)
 
Teniamo a chiudere consigliando la visione del documentario Ciar cum’è l’acqua del Lamber, un progetto ideato da Legambiente e realizzato da Federica Orru, Elena Maggioni e Carlotta Marrucci. Il film-reportage, pensato ancor prima del 2010 e terminato solo nel 2012 «racconta la storia di un fiume, del suo territorio e della sua gente» dicono le autrici «un fiume che purtroppo si conosce quasi soltanto per essere uno dei più inquinati d’Italia. In realtà è un fiume ricco di storia, perché scorre lungo 130 km del territorio lombardo, attraversa prati, valli, paesi e grandi città. E per questo è un fiume con molte cose da raccontare».
(Qui l'intervista integrale alle autrici -->LINK)

Il documentario viene presentato e mostrato al pubblico solo in eventi occasionali, principalmente nei comuni che sorgono lungo il percorso del fiume. Ci è stato però comunicato l’auspicio per una futura proiezione proprio a Lambrate, magari all'interno del parco Lambro. Noi vi terremo informati su eventuali sviluppi, ma nel frattempo chi fosse interessato a recuperare una copia del documentario può recarsi alla sede di Legambiente Lombardia in via Bono Cairoli 22 (MM Turro) ed acquistarlo con un contributo di 5 euro.

di Bruno Grande

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