giovedì 7 marzo 2013

MILANO E IL PIANO DELLA CICLABILITA'

Questo sabato in Comune si è tenuta l’assemblea pubblica “Milano in bici. Verso il piano della ciclabilità”: vediamo come i progetti messi in campo possano interessare da vicino anche noi lambratesi.

Come al solito (sulla carta) ambizione e ottimismo la fanno da padrona: l’obiettivo, secondo l’Assessore alla Mobilità e all’Ambiente Pierfrancesco Maran, è quello di trasformare Milano in «una città amica della bicicletta» sugli standard delle più grandi capitali europee «che da tempo hanno scelto la bicicletta come mezzo di trasporto primario, soprattutto per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro».

Udite udite! Ben 30 milioni di euro sarebbero stati stanziati dall’amministrazione Pisapia allo scopo di raddoppiare il chilometraggio delle piste ciclabili in città e dare il via al piano ciclabilità. Le opere, ovviamente, sarebbero da realizzare possibilmente non oltre lo svolgimento di EXPO 2015, per il quale la mobilità sostenibile è uno dei temi forti. “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” è lo slogan.

Ecco, più di 4 milioni di euro di questi 30, saranno investiti nei prossimi mesi per la realizzazione di itinerari ciclabili che collegheranno la nostra zona 3 al centro città. Itinerari ciclabili significa che non si tratterà esclusivamente di vere e proprie piste ciclabili, ma verranno studiati anche percorsi ibridi pista-strada.

Mappa delle future piste ciclabili in Zona 3
Ciò che riguarda più da vicino il nostro quartiere è il progetto di riqualificazione dei controviali di viale Romagna, che saranno adeguati per ospitare tratti ciclabili da piazza Piola fino all’incrocio con la pista di viale Argonne, percorso che poi passa per Susa e prosegue in direzione San Babila. Sempre da piazza Piola, poi, un secondo tratto ciclabile dovrebbe portare, tramite (forse) via Donatello, alla piccola pista di via Morgagni. Giunti così in zona Lima, un altro futuristico progetto di mobilità sostenibile dovrebbe garantire una sicura viabilità ciclistica anche in viale Tunisia fino a raggiungere l’appena rinnovata zona Isola-Garibaldi.

Un po’ di numeri: attualmente sono circa 140 i chilometri di piste ciclabili presenti a Milano. Le cifre che riguardano gli acquisti di biciclette e gli spostamenti fatti con esse sono in costante aumento, anche se in città il rapporto auto/abitanti rimane uno dei più alti d’Europa. Si parla di 55 auto ogni 100 abitanti per un totale di 716 mila immatricolazioni. Il servizio BikeMi ovvero il bike sharing milanese ha dato risultati record con una media di 4 mila noleggi al giorno nelle 140 stazioni presenti (che diventeranno presto 200). Infine è in atto anche un ulteriore investimento per la distribuzione di migliaia di rastrelliere pubbliche “a prova di ladro” in punti strategici della città.

Un prezzo da pagare? Forse l’istituzione delle famose Zone 30, cioè quelle con limite di velocità ridotto ai 30 km/h, considerate “parte integrante del piano urbano della mobilità sostenibile” e ormai entrata a fare parte del Nuovo Codice della Strada (art. 135). Certo molti automobilisti storceranno il naso e quasi verrà da pensare «30 all’ora? Cacchio ma a sto punto vado in bicicletta!».

A proposito di piste ciclabili infine…

Murales di Blu dietro la stazione di Lambrate
Che fine ha fatto il progetto della VenTo? Di cosa si tratta? Semplicemente della pista ciclabile più lunga d’Europa! Il percorso, lungo 679 km, dovrebbe (anche qui si rimane ancora sulla carta) collegare addirittura Venezia a Torino (da qui il nome VenTo) con un raccordo, sempre ovviamente ciclabile, pensato ad hoc per Milano sfruttando il corso del Naviglio Pavese. VenTo è un tragitto che si snoda fra campagne, parchi naturali e città d’arte lungo gli argini del fiume Po. Il progetto è nato proprio nel cuore di Lambrate, nei laboratori di ricerca del Dipartimento di Infrastrutture e Progettazione del Politecnico di Milano. Direttore scientifico dei lavori è il docente Paolo Pileri, che afferma: «Il progetto è pronto e la ciclabile costerebbe solo 80 milioni di euro. Un impegno di spesa più che sostenibile, se diviso fra tutte le Regioni, Province e amministrazioni interessate». Fatta la pensata però, adesso la VenTo è entrata nella fase più complicata: trovare i finanziamenti e dare il via ai lavori. L’interesse mostrato dalla politica finora risulta piuttosto scarso; certo sembra inopportuno avere le mani troppo bucate dopo le decine di miliardi di euro messi a disposizione per le varie TAV, TEM e BreBeMi…Questione di priorità.

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6 commenti:

  1. Esigo l'ippovia, per me a cavallo, e la mulattiera, per mia moglie che segue sulla mula.

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  2. beh effettivamente sono mezzi di trasporto pur sempre ecologici...
    In ogni caso il codice della strada NON vieta la circolazione a cavallo (tranne che in autostrada e nelle extraurbane principali) basta avere "requisiti psichici e fisici idonei e aver compiuto i 14 anni" (cito dall'art.115 del codice della strada).
    :)

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  3. Io voglio la VenTo... ma è ancora tutta teoria? Non sono nemmeno stati stanziati i fondi o posata una pietra, disegnato il logo della VenTo (che adesso va di moda disegnare i loghi per qualsiasi cosa) o inventato uno slogan...
    Siti da consigliare per restare aggiornati?

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    1. Ciao Marco, temo proprio che ad oggi il progetto sia ancora utopia!! Di fondi stanziati non se ne parla da nessuna parte. Per quanto riguarda la "prima pietra", anche quella non è stata posata (tengo a sottolineare che su 675 km di tracciato, solo 145 sarebbero da creare da zero, questo è spiegato bene nell'articolo del corriere).
      VenTo ha un sito ufficiale http://www.progetto.vento.polimi.it/
      e una pagina facebook alla quale puoi scrivere (se hai facebook). Inoltre c'è la mail vento@polimi.it, prova a scrivergli. Tramite il sito è possibile appoggiare il progetto con una sottoscrizione.

      PS: Il logo di VenTo non è molto elaborato ma c'è un bel disegnino :)

      Ciao e grazie dell'intervento,
      la redazione.

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  4. Ma che bello! Come sono contenta che in questa città si portino avanti progetti di questo tipo! Speriamo che vadano in porto, ma soprattutto che si continui a pensare in questa direzione.

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  5. Appena ci si accorge che piste ciclabili e vie d'acqua occupano spazio, tutti saranno No canal. Paradossali i lavori a impatto pesante per la mobilità leggera. Se poi si facesse davvero la demenza di riesumare i navigli, Milano sarà buttata completamente all'aria. Milano città d'acqua è sballata quanto la Roma imperiale di Mussolini

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