sabato 16 marzo 2013

FAUSTO E IAIO, LA LORO STORIA 35 ANNI DOPO.

Lunedì 18 marzo ricorre il 35esimo anno dalla morte di Fausto e Iaio. Domenica 17 marzo nel nostro quartiere sono in programma degli eventi in loro ricordo. Il Collettivo Lambretta ha organizzato una passeggiata antifascista che partirà dalle case occupate di piazza Ferravilla alle ore 15.30. Il corteo arriverà poi all’Auditorium di via Valvassori Peroni 56, dove dalle 16 è in programma un incontro pubblico. Memoria ad alta voce. Parole e musica per Fausto e Iaio è il nome dell’iniziativa. Sono previste esibizioni musicali e discussioni, letture e testimonianze sulla storia dei due giovani. In fondo all’articolo potete trovare i link utili.

LA STORIA E I FATTI DEL '78Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, Iaio, sono due ragazzi di 18 anni. Amici inseparabili, trascorrono le loro giornate fra lo studio e le partitelle all’oratorio. Attivi politicamente, ma non militanti di partito, sono assidui frequentatori del centro sociale Leoncavallo, che una volta si trovava nell’omonima via in zona Casoretto. Da qualche mese i due lavorano con altri giovani ad un’inchiesta sullo spaccio di eroina a Milano, nella zona di Lambrate e Città Studi.

Il 18 marzo 1978, una sera apparentemente come tante, verso le 19.30 si trovano davanti al Leoncavallo alla trattoria Crota Piemunteisa Si salutano e s’incamminano per via Lambrate, proseguono attraverso piazza San Materno e svoltano in via Casoretto. Quella sera alla trattoria, in sala biliardo, compaiono tre giovani sconosciuti agli habitué del locale.

Fausto e Iaio son fermi al chiosco dei giornali e commentano i titoli e le notizie relative al rapimento di Aldo Moro avvenuto due giorni prima. Dopo qualche minuto vengono attirati da qualcuno in via Mancinelli. Sono le ore 20 e otto proiettili colpiscono i due ragazzi. Cinque sono i proiettili che raggiungono Fausto, mentre tre uccidono Iaio.

C’è una donna, Marisa Biffi, che assiste alla scena con le due figlie: non riesce a vedere bene chi spara, coglie solo dei piccoli particolari. Ma non è l’unica testimone: anche Natale Di Francesco nota tre giovani in fuga all’incrocio fra via Mancinelli e via Leoncavallo.

Mauro Brutto, de L’Unità, è uno dei primi giornalisti a raggiungere via Mancinelli quella sera. Ascolta con attenzione le parole del capo di Gabinetto della questura di Milano, il signor Bessone: «È chiaro! Si tratta di un regolamento di conti, una faida fra gruppi della nuova sinistra o inerente al traffico di stupefacenti».

Questa ricostruzione dei fatti non convince Mauro Brutto che lavora fin da subito su un'altra pista e su un’altra verità: “Lorenzo e Fausto sono caduti in un vero e proprio agguato organizzato da professionisti – scrive in uno dei suoi articoli – I killer hanno usato pistole automatiche avvolte in sacchetti di plastica. Ecco perchè sul luogo dell’omicidio non son stati trovati bossoli e i testimoni hanno sentito colpi ovattati”.

Mauro Brutto indaga per mesi sull’omicidio e svolge un lavoro di controinformazione insieme a un gruppo di giovani, studenti, giornalisti e frequentatori del Leoncavallo. Il 25 novembre 1978 però il giornalista, appena uscito da un tabacchi in via Murat, viene misteriosamente investito da una SIMCA 1100 che poi si dilegua. L’auto non fu mai rintracciata così come l’automobilista.

Il murales in via Mancinelli
Le indagini comunque proseguono per anni. Nei giorni successivi all’omicidio di Fausto e Iaio sono arrivate diverse rivendicazioni del delitto da parte di gruppi dell’estrema destra nazionale: Gruppo Armato Ramelli, Gruppi Nazionali Rivoluzionari, Esercito Nazionale Rivoluzionario. Brigata Combattente Franco Anselmi, Gruppo Prima Linea Destra Nazionale.

Il lavoro su tutti i comunicati di rivendicazione, sugli atti giudiziari di svariati processi in corso e sulle dichiarazioni di numerosi pentiti aderenti ai gruppi di estrema destra portano il giudice Guido Salvini a identificare negli ambienti del NAR, Esercito Nazionale Rivoluzionario, il contesto in cui fu probabilmente preparato l’attentato. Al termine dell’inchiesta restano 3 indiziati principali: il neofascista Mario Corsi, detto Marione, Massimo Carminati e Claudio Bracci, entrambi affiliati alla banda della Magliana.

Il caso purtroppo viene archiviato nel dicembre del 2000 e gli indagati vengono prosciolti per mancanza di prove.

Il delitto di Fausto e Iaio è solo uno dei tanti episodi riferiti ai cosiddetti anni di piombo, periodo nero della storia della repubblica italiana costellato di casi irrisolti il cui comun denominatore era sempre la collusione clandestina fra gruppi sovversivi e apparati statali. Per chi vuole saperne di più consigliamo la lettura del libro Fausto e Iaio. Trent’anni dopo, una raccolta di scritti, documenti e testimonianze a cura dell’Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio. Questa è anche la fonte per il nostro resoconto.

LINK UTILI:
http://www.facebook.com/events/158369584320783/ (evento facebook su Memoria ad alta voce)
http://www.facebook.com/events/562332277135117/ (evento fb su corteo Lambretta)

2 commenti:

  1. ciao, sono Maria Iannucci dell'associazione familiari e amici di fausto e Iaio e ho apprezzato il vostro articolo. vi seguo e mi piace il vostro modo di raccontare di milano e di lambrate
    grazie

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    1. Grazie a te Maria, cerchiamo solo di dare voce a tutte le storie che attraversano il nostro quartiere, comprese quelle meno conosciute.
      Un saluto,

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