giovedì 21 marzo 2013

CORREZIONI TRASVERSALI AL BERCHET. UN MODELLO DA IMPORTARE NEI LICEI LAMBRATESI?

È cominciata, al liceo classico Berchet di via della Commenda, un'insolita sperimentazione sulla valutazione dei compiti scritti fatti in classe. La nuova "politica" è stato battezzata “correzione trasversale” e il suo più acceso promotore è l’eccentrico preside della scuola, il signor Innocente Pessina.
Secondo Pessina non è possibile che fra le classi ci sia sempre un così evidente squilibrio di rendimento. Sezioni con media dell’8 e sezioni con media del 4. «Colpa di certi insegnanti sadici che usano il voto come un manganello!». Come rimediare? Ecco le correzioni trasversali. Il sistema è semplice: le verifiche scritte della tua classe corrette  a rotazione da professori di altre classi. L’obiettivo da raggiungere? Giustizia, oggettività ed equilibrio nelle valutazioni. Un cambio di rotta in stile “5 Stelle” insomma; la trasparenza prima di tutto.
Certo l’ideale è nobile, ma la soluzione trovata lascia abbastanza perplessi.
Alcuni docenti si sono infatti lamentati considerando messa in discussione la propria professionalità e il diritto di esercitare un proprio compito, che è anche una grande responsabilità: dare i giudizi. I professori in fondo non sono tiranni o despoti che marchiano a fuoco coi numeri in rosso sui fogli. Il voto è un giudizio, cioè un analisi complessa sul lavoro di uno studente e sul suo percorso didattico in un determinato momento dell’anno. Ogni professore affronta una serie di argomenti, dando più importanza agli uni piuttosto che agli altri, e ogni professore avrà introdotto un metodo critico di studio. Il giudizio sul compito in classe dunque sarà per forza soggettivo, affidato a colui che ha condotto le lezioni. E credo che questo sia anche giusto.
Chiaramente ci si affida al buon senso e all’onestà intellettuale dei singoli professori. Poi è possibile anche beccare lo stronzo di turno (perché gli stronzi di turno esistono e non sono solo paranoie degli studenti!), ma credo che anche quel professore stronzo di turno sarà parte integrante della formazione dello studente. La scuola è e dev’essere anche scuola di vita e nella vita ahimè anche gli stronzi alle volte s’incontrano e spesso bisogna averci a che fare e saperli affrontare.
 
Il preside Pessina non è comunque nuovo a questo genere di esperimenti creativi. Solo un anno fa proponeva l’eliminazione di tutti i voti sotto il 4 considerati “umilianti” per gli studenti. Il cosiddetto modello Trentino però, regione in cui effettivamente è in uso questa pratica, non è stato accettato dalla maggioranza dei docenti.
Di sicuro insomma al Berchet non ci si annoia e anzi questo spirito riformista del preside Pessina credo possa rappresentare un positivo stimolo per studenti, genitori e addetti ai lavori verso una costante riflessione sui metodi didattici, che non fa mai male.
 
Voi cosa ne pensate? Trovate interessanti queste proposte? Commentate il post!
di Bruno Grande
 
Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_marzo_12/liceo-berchet-compiti-classe-corretti-valutati-altri-professori-212137312702.shtml

2 commenti:

  1. Ciao, io credo che l'idea sia interessante perché pone l'attenzione su un problema che c'è, la mancanza di equilibrio e l'ingiustizia che possono essere conseguenze del comportamento di certi insegnanti o di certe situazioni particolari. Nonostante ciò credo che il rapporto studente-professore non debba essere raffreddato, reso un rapporto esclusivamente basato sul fatto che lo studente fa i compiti e il professore come una macchina corregge, sempre con lo stesso criterio, sempre nello stesso modo. Questo sarebbe impoverire la relazione. Preferirei un controllo dell'equità prodotto dall'attenzione del preside verso particolari casi, particolari insegnanti o studenti

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  2. Le idee del professor Pessina, sia quella di eliminare i voti umilianti per gli studenti, sia quella di far correggere i compiti a rotazione, rafforzano ulteriormente l'errata e distorta convinzione che il voto basso sia una punizione e che a scuola si va prevalentemente per essere giudicati.
    La formazione dello studente implica anzitutto la relazione col professore e il voto, anche se estremamente limitato, nasce dalla relazione stessa.

    Il punto è che nella scuola (così come nella maggior parte della realtà lavorativa di oggi) la relazione viene vista come un insieme di simpatie o antipatie, sentimenti ed emozioni provate nei reciproci confronti e si pensa che questi aspetti siano da eliminare o da tenere di poco conto. Ciò che conta realmente sembrano essere il numero, la media, i criteri precodificati, la burocrazia...

    Attenzione però! Sarebbe bello riuscire a riappropriarsi del vero concetto di relazione, intesa come rapporto con me stesso, con l'altro e col contesto in cui siamo inseriti. Riconoscere, anche a livello istituzionale, la totalità e l'unicità della persona, che è fatta anche (e soprattutto) da emozioni, bisogni e aspettative. Un giudizio, anche se numerico, limitato e innaturale, deve nascere da questa conoscenza reciproca deve essere co - costruito da allievo e insegnate e deve essere un punto di partenza per la formazione dell'allievo, che sia un 8 o che sia un 2.

    Detto questo, sembra chiaro che per eliminare il problema insegnanti stronzi o insegnanti estremamente generosi l'accento non è da porsi sulla rotazione delle correzioni o sulla quantità di voti a disposizione, bensì sulla formazione degli insegnanti, che vada oltre ai corsi di aggiornamento estremamente informativi e noiosi e che prenda in considerazione aspetti psicologici, emotivi e di vita, volti a creare un gruppo di docenti, allievi e genitori che insieme concorrono alla crescita dei ragazzi come persone.

    Riccardo.

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