mercoledì 27 marzo 2013

RITORNA L’NDRANGHETA IN PIAZZA BERNINI, SPARI CONTRO LO STARDUST


Con la questione dei parcheggi non ancora conclusa, piazza Bernini ritorna protagonista della cronaca della zona. Purtroppo ancora una volta negativamente.
Nella notte tra venerdì e sabato infatti, sono stati esplosi nella piazza cinque colpi di arma da fuoco che sono andati a forare la serranda del locale “Stardust”, chiuso ormai da quasi un anno. Si potrebbe pensare alla casualità, come nel caso di Piazza Leonardo da Vinci ancora irrisolto; si potrebbe pensare che nel corso di una sparatoria i proiettili siano finiti accidentalmente verso il locale. 
Fori nella saracinesca dello Stardust © Corriere
Ma di sparatorie in zona non se ne sentono molte per fortuna, e difatti né il Corriere della Sera né tanto meno il Fatto Quotidiano sembrano essere di questo parere: entrambi i giornali ricordano come il locale fosse stato al centro di indagini per infiltrazioni di stampo mafioso, con forti legami con l’ndrangheta milanese che controllava lo spaccio della cocaina in città, e guarda caso proprio lunedì due nuovi acquirenti dovevano presentarsi al locale per trattarne l’acquisto. Che si tratti di un gesto di intimidazione per evitare che la trattativa vada in porto, garantendo così un possibile ritorno delle cosche? 
Non possiamo saperlo con certezza, fatto sta che come diceva qualcuno: due indizi non fanno una prova, ma alimentano i soliti sospetti.


Di C. Masciadri

Per maggiori notizie sulla storia della criminalità legata al locale, vi rimandiamo ai due articoli delle testate citate nel nostro post:

giovedì 21 marzo 2013

CORREZIONI TRASVERSALI AL BERCHET. UN MODELLO DA IMPORTARE NEI LICEI LAMBRATESI?

È cominciata, al liceo classico Berchet di via della Commenda, un'insolita sperimentazione sulla valutazione dei compiti scritti fatti in classe. La nuova "politica" è stato battezzata “correzione trasversale” e il suo più acceso promotore è l’eccentrico preside della scuola, il signor Innocente Pessina.
Secondo Pessina non è possibile che fra le classi ci sia sempre un così evidente squilibrio di rendimento. Sezioni con media dell’8 e sezioni con media del 4. «Colpa di certi insegnanti sadici che usano il voto come un manganello!». Come rimediare? Ecco le correzioni trasversali. Il sistema è semplice: le verifiche scritte della tua classe corrette  a rotazione da professori di altre classi. L’obiettivo da raggiungere? Giustizia, oggettività ed equilibrio nelle valutazioni. Un cambio di rotta in stile “5 Stelle” insomma; la trasparenza prima di tutto.
Certo l’ideale è nobile, ma la soluzione trovata lascia abbastanza perplessi.
Alcuni docenti si sono infatti lamentati considerando messa in discussione la propria professionalità e il diritto di esercitare un proprio compito, che è anche una grande responsabilità: dare i giudizi. I professori in fondo non sono tiranni o despoti che marchiano a fuoco coi numeri in rosso sui fogli. Il voto è un giudizio, cioè un analisi complessa sul lavoro di uno studente e sul suo percorso didattico in un determinato momento dell’anno. Ogni professore affronta una serie di argomenti, dando più importanza agli uni piuttosto che agli altri, e ogni professore avrà introdotto un metodo critico di studio. Il giudizio sul compito in classe dunque sarà per forza soggettivo, affidato a colui che ha condotto le lezioni. E credo che questo sia anche giusto.
Chiaramente ci si affida al buon senso e all’onestà intellettuale dei singoli professori. Poi è possibile anche beccare lo stronzo di turno (perché gli stronzi di turno esistono e non sono solo paranoie degli studenti!), ma credo che anche quel professore stronzo di turno sarà parte integrante della formazione dello studente. La scuola è e dev’essere anche scuola di vita e nella vita ahimè anche gli stronzi alle volte s’incontrano e spesso bisogna averci a che fare e saperli affrontare.
 
Il preside Pessina non è comunque nuovo a questo genere di esperimenti creativi. Solo un anno fa proponeva l’eliminazione di tutti i voti sotto il 4 considerati “umilianti” per gli studenti. Il cosiddetto modello Trentino però, regione in cui effettivamente è in uso questa pratica, non è stato accettato dalla maggioranza dei docenti.
Di sicuro insomma al Berchet non ci si annoia e anzi questo spirito riformista del preside Pessina credo possa rappresentare un positivo stimolo per studenti, genitori e addetti ai lavori verso una costante riflessione sui metodi didattici, che non fa mai male.
 
Voi cosa ne pensate? Trovate interessanti queste proposte? Commentate il post!
di Bruno Grande
 
Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_marzo_12/liceo-berchet-compiti-classe-corretti-valutati-altri-professori-212137312702.shtml

sabato 16 marzo 2013

FAUSTO E IAIO, LA LORO STORIA 35 ANNI DOPO.

Lunedì 18 marzo ricorre il 35esimo anno dalla morte di Fausto e Iaio. Domenica 17 marzo nel nostro quartiere sono in programma degli eventi in loro ricordo. Il Collettivo Lambretta ha organizzato una passeggiata antifascista che partirà dalle case occupate di piazza Ferravilla alle ore 15.30. Il corteo arriverà poi all’Auditorium di via Valvassori Peroni 56, dove dalle 16 è in programma un incontro pubblico. Memoria ad alta voce. Parole e musica per Fausto e Iaio è il nome dell’iniziativa. Sono previste esibizioni musicali e discussioni, letture e testimonianze sulla storia dei due giovani. In fondo all’articolo potete trovare i link utili.

LA STORIA E I FATTI DEL '78Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, Iaio, sono due ragazzi di 18 anni. Amici inseparabili, trascorrono le loro giornate fra lo studio e le partitelle all’oratorio. Attivi politicamente, ma non militanti di partito, sono assidui frequentatori del centro sociale Leoncavallo, che una volta si trovava nell’omonima via in zona Casoretto. Da qualche mese i due lavorano con altri giovani ad un’inchiesta sullo spaccio di eroina a Milano, nella zona di Lambrate e Città Studi.

Il 18 marzo 1978, una sera apparentemente come tante, verso le 19.30 si trovano davanti al Leoncavallo alla trattoria Crota Piemunteisa Si salutano e s’incamminano per via Lambrate, proseguono attraverso piazza San Materno e svoltano in via Casoretto. Quella sera alla trattoria, in sala biliardo, compaiono tre giovani sconosciuti agli habitué del locale.

Fausto e Iaio son fermi al chiosco dei giornali e commentano i titoli e le notizie relative al rapimento di Aldo Moro avvenuto due giorni prima. Dopo qualche minuto vengono attirati da qualcuno in via Mancinelli. Sono le ore 20 e otto proiettili colpiscono i due ragazzi. Cinque sono i proiettili che raggiungono Fausto, mentre tre uccidono Iaio.

C’è una donna, Marisa Biffi, che assiste alla scena con le due figlie: non riesce a vedere bene chi spara, coglie solo dei piccoli particolari. Ma non è l’unica testimone: anche Natale Di Francesco nota tre giovani in fuga all’incrocio fra via Mancinelli e via Leoncavallo.

Mauro Brutto, de L’Unità, è uno dei primi giornalisti a raggiungere via Mancinelli quella sera. Ascolta con attenzione le parole del capo di Gabinetto della questura di Milano, il signor Bessone: «È chiaro! Si tratta di un regolamento di conti, una faida fra gruppi della nuova sinistra o inerente al traffico di stupefacenti».

Questa ricostruzione dei fatti non convince Mauro Brutto che lavora fin da subito su un'altra pista e su un’altra verità: “Lorenzo e Fausto sono caduti in un vero e proprio agguato organizzato da professionisti – scrive in uno dei suoi articoli – I killer hanno usato pistole automatiche avvolte in sacchetti di plastica. Ecco perchè sul luogo dell’omicidio non son stati trovati bossoli e i testimoni hanno sentito colpi ovattati”.

Mauro Brutto indaga per mesi sull’omicidio e svolge un lavoro di controinformazione insieme a un gruppo di giovani, studenti, giornalisti e frequentatori del Leoncavallo. Il 25 novembre 1978 però il giornalista, appena uscito da un tabacchi in via Murat, viene misteriosamente investito da una SIMCA 1100 che poi si dilegua. L’auto non fu mai rintracciata così come l’automobilista.

Il murales in via Mancinelli
Le indagini comunque proseguono per anni. Nei giorni successivi all’omicidio di Fausto e Iaio sono arrivate diverse rivendicazioni del delitto da parte di gruppi dell’estrema destra nazionale: Gruppo Armato Ramelli, Gruppi Nazionali Rivoluzionari, Esercito Nazionale Rivoluzionario. Brigata Combattente Franco Anselmi, Gruppo Prima Linea Destra Nazionale.

Il lavoro su tutti i comunicati di rivendicazione, sugli atti giudiziari di svariati processi in corso e sulle dichiarazioni di numerosi pentiti aderenti ai gruppi di estrema destra portano il giudice Guido Salvini a identificare negli ambienti del NAR, Esercito Nazionale Rivoluzionario, il contesto in cui fu probabilmente preparato l’attentato. Al termine dell’inchiesta restano 3 indiziati principali: il neofascista Mario Corsi, detto Marione, Massimo Carminati e Claudio Bracci, entrambi affiliati alla banda della Magliana.

Il caso purtroppo viene archiviato nel dicembre del 2000 e gli indagati vengono prosciolti per mancanza di prove.

Il delitto di Fausto e Iaio è solo uno dei tanti episodi riferiti ai cosiddetti anni di piombo, periodo nero della storia della repubblica italiana costellato di casi irrisolti il cui comun denominatore era sempre la collusione clandestina fra gruppi sovversivi e apparati statali. Per chi vuole saperne di più consigliamo la lettura del libro Fausto e Iaio. Trent’anni dopo, una raccolta di scritti, documenti e testimonianze a cura dell’Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio. Questa è anche la fonte per il nostro resoconto.

LINK UTILI:
http://www.facebook.com/events/158369584320783/ (evento facebook su Memoria ad alta voce)
http://www.facebook.com/events/562332277135117/ (evento fb su corteo Lambretta)

giovedì 7 marzo 2013

MILANO E IL PIANO DELLA CICLABILITA'

Questo sabato in Comune si è tenuta l’assemblea pubblica “Milano in bici. Verso il piano della ciclabilità”: vediamo come i progetti messi in campo possano interessare da vicino anche noi lambratesi.

Come al solito (sulla carta) ambizione e ottimismo la fanno da padrona: l’obiettivo, secondo l’Assessore alla Mobilità e all’Ambiente Pierfrancesco Maran, è quello di trasformare Milano in «una città amica della bicicletta» sugli standard delle più grandi capitali europee «che da tempo hanno scelto la bicicletta come mezzo di trasporto primario, soprattutto per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro».

Udite udite! Ben 30 milioni di euro sarebbero stati stanziati dall’amministrazione Pisapia allo scopo di raddoppiare il chilometraggio delle piste ciclabili in città e dare il via al piano ciclabilità. Le opere, ovviamente, sarebbero da realizzare possibilmente non oltre lo svolgimento di EXPO 2015, per il quale la mobilità sostenibile è uno dei temi forti. “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” è lo slogan.

Ecco, più di 4 milioni di euro di questi 30, saranno investiti nei prossimi mesi per la realizzazione di itinerari ciclabili che collegheranno la nostra zona 3 al centro città. Itinerari ciclabili significa che non si tratterà esclusivamente di vere e proprie piste ciclabili, ma verranno studiati anche percorsi ibridi pista-strada.

Mappa delle future piste ciclabili in Zona 3
Ciò che riguarda più da vicino il nostro quartiere è il progetto di riqualificazione dei controviali di viale Romagna, che saranno adeguati per ospitare tratti ciclabili da piazza Piola fino all’incrocio con la pista di viale Argonne, percorso che poi passa per Susa e prosegue in direzione San Babila. Sempre da piazza Piola, poi, un secondo tratto ciclabile dovrebbe portare, tramite (forse) via Donatello, alla piccola pista di via Morgagni. Giunti così in zona Lima, un altro futuristico progetto di mobilità sostenibile dovrebbe garantire una sicura viabilità ciclistica anche in viale Tunisia fino a raggiungere l’appena rinnovata zona Isola-Garibaldi.

Un po’ di numeri: attualmente sono circa 140 i chilometri di piste ciclabili presenti a Milano. Le cifre che riguardano gli acquisti di biciclette e gli spostamenti fatti con esse sono in costante aumento, anche se in città il rapporto auto/abitanti rimane uno dei più alti d’Europa. Si parla di 55 auto ogni 100 abitanti per un totale di 716 mila immatricolazioni. Il servizio BikeMi ovvero il bike sharing milanese ha dato risultati record con una media di 4 mila noleggi al giorno nelle 140 stazioni presenti (che diventeranno presto 200). Infine è in atto anche un ulteriore investimento per la distribuzione di migliaia di rastrelliere pubbliche “a prova di ladro” in punti strategici della città.

Un prezzo da pagare? Forse l’istituzione delle famose Zone 30, cioè quelle con limite di velocità ridotto ai 30 km/h, considerate “parte integrante del piano urbano della mobilità sostenibile” e ormai entrata a fare parte del Nuovo Codice della Strada (art. 135). Certo molti automobilisti storceranno il naso e quasi verrà da pensare «30 all’ora? Cacchio ma a sto punto vado in bicicletta!».

A proposito di piste ciclabili infine…

Murales di Blu dietro la stazione di Lambrate
Che fine ha fatto il progetto della VenTo? Di cosa si tratta? Semplicemente della pista ciclabile più lunga d’Europa! Il percorso, lungo 679 km, dovrebbe (anche qui si rimane ancora sulla carta) collegare addirittura Venezia a Torino (da qui il nome VenTo) con un raccordo, sempre ovviamente ciclabile, pensato ad hoc per Milano sfruttando il corso del Naviglio Pavese. VenTo è un tragitto che si snoda fra campagne, parchi naturali e città d’arte lungo gli argini del fiume Po. Il progetto è nato proprio nel cuore di Lambrate, nei laboratori di ricerca del Dipartimento di Infrastrutture e Progettazione del Politecnico di Milano. Direttore scientifico dei lavori è il docente Paolo Pileri, che afferma: «Il progetto è pronto e la ciclabile costerebbe solo 80 milioni di euro. Un impegno di spesa più che sostenibile, se diviso fra tutte le Regioni, Province e amministrazioni interessate». Fatta la pensata però, adesso la VenTo è entrata nella fase più complicata: trovare i finanziamenti e dare il via ai lavori. L’interesse mostrato dalla politica finora risulta piuttosto scarso; certo sembra inopportuno avere le mani troppo bucate dopo le decine di miliardi di euro messi a disposizione per le varie TAV, TEM e BreBeMi…Questione di priorità.

Link utili:

sabato 2 marzo 2013

UNA SCELTA ETICA: I GAS (GRUPPI ACQUISTO SOLIDALE) DI LAMBRATE

Partiamo con un po’ di teoria: che cos’è un GAS?
È l’acronimo di Gruppo di Acquisto Solidale. Ecco, nel nome ci sta già tutto, ma mi prendo la briga di approfondire. Un GAS è in sostanza un gruppo di persone che compra; ciò che distingue queste persone dalla “massa” è il fatto che si compra con un certo stile, con una certa filosofia e i criteri di acquisto dei beni sono frutto di una scelta etica condivisa.
Parliamo di consumo critico: oggi purtroppo si conosce sempre meno ciò che si compra al supermercato; si fatica a trovare prodotti non adulterati e non si conosce il percorso delle merci che comperiamo. Questo è ancora più grave se ciò riguarda gli alimenti che finiscono nei nostri piatti e quindi dalle nostre bocche entrano nel nostro organismo. (Noi siamo quello che mangiamo!!)
Adesso entriamo più nel merito…
PUNTO 1: UNA SCELTA DI QUALITA’. I GAS puntano soprattutto su prodotti agricoli naturali, biologici, dalla provenienza garantita e dalla qualità certificata.
PUNTO 2: UNA SCELTA ECOLOGICA. I GAS sono in contatto diretto coi produttori e comprano esclusivamente da loro, evitando la mediazione della grande distribuzione che comporta un trasporto fisico e quindi emissione di CO2.
PUNTO 3: UNA SCELTA SOLIDALE. I GAS