mercoledì 20 febbraio 2013

CHI GUIDA L’INVASIONE DELLE SLOT MACHINE?


Per chi è solito transitare da Piazza Gobetti non sarà una novità, ma agli altri abitanti del quartiere potrebbe essere sfuggito che da un paio di mesi, il negozio di arredamenti all’angolo con via Monte Nevoso è stato sostituito da una sala giochi dall’invitante nominativo “Lucky 777”. Al di là del nome, l’ambiguità di questo esercizio commerciale risiede principalmente nel celare ai passanti quello che si presenta al suo interno, tentando di attirarli con vetrine luminose, accenni a slot machine e ricchi montepremi. 

Chi fosse tentato di varcare la soglia del negozio ed entrare nel mondo delle videolottery, rimarrebbe molto probabilmente deluso: l’unico elemento che vi permetterà di distinguere la sala da un comunissimo bar fornito di slot machine è infatti la moquette rossa, pallida imitazione delle sfavillanti sale del Nevada. Per il resto vi trovereste all’interno di un’ampia sala, separata da una parete in plexiglas per creare la zona fumatori, con una trentina di slot appoggiate alle pareti rigorosamente dipinte di rosso. 
Non si può dire certo però che i gestori lavorino al di fuori della legalità: a fianco della cassa infatti, troverete appesi diversi fogli contenenti decreti e leggi a riguardo del gioco d’azzardo e della sua dipendenza, assieme a consigli sul gioco responsabile, oltre che ai soliti giganti cartelli che espongono il divieto per i minorenni. A onor del vero al mio ingresso nella sala il gestore cinese non si è premurato di chiedermi un documento, ma c’è da dire che la prospera barba che mi porto appresso non lascia certo adito a sospetti su una mia possibile minore età.

"Slottery" in v.le Gran Sasso ©linkiesta
Ma come, direte voi, ancora cinesi? Dopo bar, ristoranti, parrucchieri e tabaccai, ora cominciano anche con le sale da gioco? Normalmente potreste anche aver ragione, ma in questo caso gli infaticabili lavoratori asiatici non sono stati i primi a capire le larghe possibilità di guadagno che offre lo Stato Italiano agli imprenditori del gioco d’azzardo. Hanno solo intuito prontamente le potenzialità dell’idea di aprire bische legalizzate (in quanto munite solo di apparecchiature elettroniche, senza croupier vari che le equiparerebbero ai casinò) nella città di Milano, quella con l’indice più alto in Italia di spesa nei giochi. Ma allora, di chi è stata la geniale idea di allargare il già lucroso giro del gioco d’azzardo, per il quale in Italia nel solo 2012 sono stati giocati 90 miliardi di euro (circa il 4% del debito pubblico) e dove ci sono almeno 800mila giocatori patologici?
Se ben ricordate, il primo esercizio commerciale di questo tipo, ossia unicamente dedicato alle slot, è sorto circa un anno fa in viale Gran Sasso, sulle ceneri di uno dei tanti Blockbuster andati in malora. La “Slottery Las Vegas”, questo il nome della sala, è stata seguita a ruota dalla sorella maggiore di via Santa Rita, ed ora gli esercizi della Jackpot Game Srl, proprietaria del marchio, iniziano a proliferare un po’ in tutta Milano e provincia. La società Jackpot Game è stata fondata nel luglio 2010 da Marco Dell’Utri, figlio di Marcello Dell’Utri senatore del PDL “condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa”, assieme ad Antonio Cannalire e Paola Migliavacca. Il concessionario delle slot machine invece è la Bplus, un tempo Atlantis World con sede ai Caraibi, controllata da Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo “arrestato per la scalata ai casinò dei catanesi negli anni ottanta”.

Precisando che entrambi gli imprenditori figli di “condannati famosi” sono incensurati e completamente estranei ai reati commessi dai genitori, vi salutiamo invitandovi semplicemente a riflettere, la prossima volta che penserete di entrare in una videolottery, sul fatto che come sempre nel tentare la sorte gli unici a non guadagnarci sarete voi.
di C. Masciadri


Per ulteriori informazioni riguardanti il proliferare delle videolottery e sulle implicazioni della Banca Popolare di Milano, vi rimandiamo a questi due articoli della scorsa primavera:

2 commenti:

  1. Slottery las Vegas non è cinese, è Estone. La persona cinese che hai trovato al suo interno era soltanto un lavoratore. Oggi ne troveresti altri.
    Non è la 'ndrangheta, ma è lo stato italiano, che permette questo genere di gioco d'azzardo. Come scritto nell'articolo, i giocatori vengono messi più che a conoscenza delle problematiche del gioco patologico, esattamente come i fumatori vengono avvisati del cancro. Non so, anche tutti i tabaccai sono al soldo della 'ndrangheta?.. :D

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