sabato 23 febbraio 2013

LICEO PASOLINI. RAGAZZO SVIENE DURANTE EDUCAZIONE FISICA, È GRAVE

Mattinata drammatica quella di giovedì 21 febbraio al liceo linguistico-turistico Pasolini di via Bistolfi. Un ragazzino di 14 anni è ricoverato in condizioni molto critiche all’ospedale San Raffaele. Purtroppo rischia la vita.


Il giovane studente, del quale non si conoscono ancora le generalità, è stato colto da quello che sembra a tutti gli effetti un arresto del sistema cardiaco. Il fatto è accaduto durante la lezione di educazione fisica, proprio nella fase iniziale, quando la classe stava effettuando esercizi di mobilità e corsette di riscaldamento all’interno della palestra. Una compagna di classe porta la sua testimonianza raccontando di aver visto l'amico accasciarsi a terra dopo circa venti minuti dall’inizio della lezione. Ovviamente nessuno si era accorto immediatamente della gravità della situazione, ma, appena notato che il giovane non si riprendeva da solo, il professore ha effettuato un tentativo di rianimazione con il massaggio cardiaco, purtroppo senza ottenere gli effetti sperati. Arrivata sul posto guardia medica e ambulanza si prova anche col defibrillatore, ma lo studente non si risveglia. Ora è ricoverato in terapia intensiva in attesa di un trapianto di cuore.

L’episodio lascia tutti scioccati soprattutto per il fatto che il ragazzo non soffriva di alcune patologie cardiache e praticava senza alcun problema attività fisiche e sportive anche fuori da scuola. Personale scolastico, compagni di classe e tutti gli studenti del Pasolini sono ancora sotto shock e si uniscono in una preghiera collettiva, in attesa di aggiornamenti positivi.
Così anche noi speriamo di poter comunicare quello che allo stato delle cose sembrerebbe un mezzo miracolo.

mercoledì 20 febbraio 2013

CHI GUIDA L’INVASIONE DELLE SLOT MACHINE?


Per chi è solito transitare da Piazza Gobetti non sarà una novità, ma agli altri abitanti del quartiere potrebbe essere sfuggito che da un paio di mesi, il negozio di arredamenti all’angolo con via Monte Nevoso è stato sostituito da una sala giochi dall’invitante nominativo “Lucky 777”. Al di là del nome, l’ambiguità di questo esercizio commerciale risiede principalmente nel celare ai passanti quello che si presenta al suo interno, tentando di attirarli con vetrine luminose, accenni a slot machine e ricchi montepremi. 

Chi fosse tentato di varcare la soglia del negozio ed entrare nel mondo delle videolottery, rimarrebbe molto probabilmente deluso: l’unico elemento che vi permetterà di distinguere la sala da un comunissimo bar fornito di slot machine è infatti la moquette rossa, pallida imitazione delle sfavillanti sale del Nevada. Per il resto vi trovereste all’interno di un’ampia sala, separata da una parete in plexiglas per creare la zona fumatori, con una trentina di slot appoggiate alle pareti rigorosamente dipinte di rosso. 
Non si può dire certo però che i gestori lavorino al di fuori della legalità: a fianco della cassa infatti, troverete appesi diversi fogli contenenti decreti e leggi a riguardo del gioco d’azzardo e della sua dipendenza, assieme a consigli sul gioco responsabile, oltre che ai soliti giganti cartelli che espongono il divieto per i minorenni. A onor del vero al mio ingresso nella sala il gestore cinese non si è premurato di chiedermi un documento, ma c’è da dire che la prospera barba che mi porto appresso non lascia certo adito a sospetti su una mia possibile minore età.

"Slottery" in v.le Gran Sasso ©linkiesta
Ma come, direte voi, ancora cinesi? Dopo bar, ristoranti, parrucchieri e tabaccai, ora cominciano anche con le sale da gioco? Normalmente potreste anche aver ragione, ma in questo caso gli infaticabili lavoratori asiatici non sono stati i primi a capire le larghe possibilità di guadagno che offre lo Stato Italiano agli imprenditori del gioco d’azzardo. Hanno solo intuito prontamente le potenzialità dell’idea di aprire bische legalizzate (in quanto munite solo di apparecchiature elettroniche, senza croupier vari che le equiparerebbero ai casinò) nella città di Milano, quella con l’indice più alto in Italia di spesa nei giochi. Ma allora, di chi è stata la geniale idea di allargare il già lucroso giro del gioco d’azzardo, per il quale in Italia nel solo 2012 sono stati giocati 90 miliardi di euro (circa il 4% del debito pubblico) e dove ci sono almeno 800mila giocatori patologici?
Se ben ricordate, il primo esercizio commerciale di questo tipo, ossia unicamente dedicato alle slot, è sorto circa un anno fa in viale Gran Sasso, sulle ceneri di uno dei tanti Blockbuster andati in malora. La “Slottery Las Vegas”, questo il nome della sala, è stata seguita a ruota dalla sorella maggiore di via Santa Rita, ed ora gli esercizi della Jackpot Game Srl, proprietaria del marchio, iniziano a proliferare un po’ in tutta Milano e provincia. La società Jackpot Game è stata fondata nel luglio 2010 da Marco Dell’Utri, figlio di Marcello Dell’Utri senatore del PDL “condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa”, assieme ad Antonio Cannalire e Paola Migliavacca. Il concessionario delle slot machine invece è la Bplus, un tempo Atlantis World con sede ai Caraibi, controllata da Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo “arrestato per la scalata ai casinò dei catanesi negli anni ottanta”.

Precisando che entrambi gli imprenditori figli di “condannati famosi” sono incensurati e completamente estranei ai reati commessi dai genitori, vi salutiamo invitandovi semplicemente a riflettere, la prossima volta che penserete di entrare in una videolottery, sul fatto che come sempre nel tentare la sorte gli unici a non guadagnarci sarete voi.
di C. Masciadri


Per ulteriori informazioni riguardanti il proliferare delle videolottery e sulle implicazioni della Banca Popolare di Milano, vi rimandiamo a questi due articoli della scorsa primavera:

domenica 17 febbraio 2013

PIAZZA LEONARDO DA VINCI, PALLOTTOLA VAGANTE FERISCE UN RAGAZZO

È stato medicato alla clinica Città Studi di via Jommelli il ragazzo che questo sabato, verso le ore 21, si è recato al pronto soccorso con un foro di proiettile nel polpaccio. Purtroppo non si trattava di uno scherzo di carnevale di pessimo gusto e il giovane ventenne è stato accolto in codice verde (il secondo - poco critico - su una scala di 4). Evidentemente niente di gravissimo, ma dalle testimonianze raccolte pare che il giovane stesse perdendo molto sangue. Ora, ch’è successo? Siamo a Lambrate, non nei vicoli fumosi del Bronx (con tutto il rispetto per il quartiere newyorkese).

Morello B. (così è stato identificato il ragazzo dalle agenzie stampa) racconta di esser stato colpito alla gamba mentre era tranquillamente seduto su una panchina in piazza Leonardo da Vinci. Lo sparo, secondo la ricostruzione della vittima, sarebbe partito dall’arma di un uomo sconosciuto alle sue spalle, protagonista di una lite con un altro individuo. Di questi soggetti (identificati come extracomunitari) non si hanno però più tracce.
Vicenda quantomeno insolita, tant'è che gli investigatori sembra coltivino qualche sospetto riguardo alla veridicità del resoconto. Pare infatti che nessun’altra persona nei dintorni né i residenti della zona abbiano sentito il colpo e conseguentemente denunciato il fatto alla polizia. E poi come mai il ragazzo si sarebbe mosso verso il pronto soccorso da solo e inoltre a piedi (ferito alla gamba), senza chiamare l’ambulanza o chiedere aiuto a qualcuno? Aveva il cellulare scarico forse? In strada non c’era proprio nessuno? (Difficile però considerando che non era tarda notte). Certamente non ha nemmeno avvisato la polizia che nel caso avrebbe (ci si augura) sicuramente e celermente inviato soccorsi.

Voi credete al ragazzo o dubitate della sua versione? Cosa avreste fatto al suo posto? Magari qualcuno lo conosce (mica ci saranno tanti "Morello" nel quartiere). Siamo curiosi di sentire i vostri pareri!

La faccenda sicuramente puzza, ma è difficile emettere sentenze senza ulteriori elementi e indizi. Promettiamo di tenervi aggiornati su eventuali sviluppi della storia.

martedì 12 febbraio 2013

ECCO LA METRO 5, MENTRE LA LINEA 4 SI PERDE PER STRADA...

Domenica 10 febbraio 2013 è stata inaugurata con successo la Metro 5 color Lilla: un investimento di circa 600 milioni di euro per 7 fermate (Zara, Marche, Istria, Cà Granda, Bicocca, Ponale e Bignami) distribuite su 5 chilometri di gallerie, equivalenti a circa 8 minuti di viaggio.

Non male affatto se si pensa anche al sistema di guida automatica, modello finora sperimentato solo in Francia, Danimarca e a Torino in Italia, e ai pannelli così brutalmente (ma forse efficacemente) chiamati anti-suicidio che separano i passeggeri dai binari per garantire maggior sicurezza.

Buoni i commenti dei primi utenti che apprezzano il design dei nuovi treni e il meccanismo efficiente e silenzioso. Unica pecca: la mancanza di un parcheggio d’interscambio nei pressi della stazione Bignami dove arrivano i lavoratori residenti fuori città. Ma non stiamo a speculare con sterili polemiche sui ritardi di realizzazione…La puntualità non è mai stata il nostro forte. Per la cronaca entro l’anno dovrebbero essere aperte anche le fermate Isola e Garibaldi.

Certo, però, se parliamo di ritardi, è inevitabile non pensare alla povera Metro 4, linea che riguarda da vicino anche noi lambratesi, visto le fermate Forlanini, Argonne e Susa programmate che si trovano a ridosso del nostro quartiere e di Città Studi. La nuova linea 4 ha persino paradossalmente perso il posto nella successione numerica, scalzata in ordine di apparizione dalla linea 5. Se sappiamo ancora contare bene…Vicenda certamente curiosa, ma cerchiamo di spiegare cosa succede.

La Metro 4, ovvero quella che sulla mappa sarà la linea Blu, è un percorso che, nell’astrattismo teorico del progetto, dovrebbe collegare Milano est, con l’aeroporto di Linate e hinterland limitrofo (Segrate – Pioltello), alla periferia ovest (Lorenteggio – Corsico) per capirci.

Bene, secondo il progetto di candidatura consegnato 5 anni fa allo scopo di guadagnarsi l’EXPO, la Metro 4 doveva esser operativa proprio in vista della grande esposizione universale e invece si dovrà aspettare fino al 2018 (per chi ci crede). Pare che negli ultimi mesi ci siano stati problemi di cosiddetta governance, ovvero chi decide non riesce a mettersi d’accordo...Allora succede che le banche finanziatrici (cioè il gruppo BNP Paribas) accusino il Comune di Milano di conflitto d’interessi, essendo contemporaneamente ente controllore ed ente controllato dell’opera, e già che ci sono chiedono l’aumento del tasso d’interesse del prestito dal 2,5% al 4,5%, cosa che farebbe aumentare i costi di decine di milioni. Bruscolini insomma…

Sempre ammesso che si sblocchi la situazione, i lavori per la Metro 4 dovrebbero riprendere nel giro di pochi mesi con l’obiettivo di aprire entro il 2015 almeno le fermate di Linate e Forlanini. Per il resto del progetto bisognerà aspettare fino al 2018.

Interessante comunque dare un occhiata al piano decennale degli sviluppi dei servizi su rotaia a Milano -->LINK …Immagina, puoi.

giovedì 7 febbraio 2013

SVENTATO FURTO ALL’ESSELUNGA, ARRESTATI I DIPENDENTI


Esselunga di Rubattino, ©Projects Group Srl
Lunedì sera due dipendenti egiziani incensurati della ditta di pulizie Team Service che da anni collabora con Esselunga, sono stati sorpresi all’interno del punto vendita di via Pitteri ad infilare in un sacco nero articoli di vario genere: da prodotti per la casa, ad alimenti e cosmetici. I due uomini sono stati notati da un addetto alla vigilanza che ha provato a fermarli senza successo, ma mentre tentavano la fuga sono stati bloccati da altre due guardie, le quali li hanno trattenuti fino all’arrivo dei carabinieri. Ovviamente per i due dipendenti della Team Service sono scattate le manette per furto.
La domanda che credo però dovremmo porci è come mai due uomini, rispettivamente di 49 e 40 anni, egiziani immigrati regolarmente in Italia, con il permesso di soggiorno, un lavoro e nessun precedente, si siano dovuti ridurre a rischiare tutto per compiere piccoli furti. Il valore della merce infatti non superava i 200 euro, cifra che sicuramente non cambia la vita di chi tenta il furto, ma che forse aiuta a dar da mangiare alla famiglia fino alla fine del mese. O forse stiamo solo parlando di due ladri navigati, che erano riusciti per anni a non farsi cogliere con le “mani nel sacco”. L’unica cosa certa è che, nel nostro tempo, non esiste più neanche il beneficio del dubbio.

di C. Masciadri

lunedì 4 febbraio 2013

PARTE L'ULTIMO LABORATORIO DI GIORNALISMO IN VALVASSORI PERONI


Ricominciano il 6 febbraio i laboratori di videogiornalismo presso la biblioteca di via Valvassori Peroni.
Con questo terzo ciclo di incontri si chiude momentaneamente il progetto di “Citizen Journalism”, incominciato lo scorso marzo (http://lambrateonair.blogspot.it/2012/03/twb-tv-web-biblioteca.html), mentre proseguiranno invece la loro avventura sia il blog che la web tv creati nel corso dei laboratori precedenti. Gli incontri si svolgeranno di mercoledì, dalle 14 e 30 alle 16, e si concluderanno il 20 marzo. Per chi fosse ancora interessato a partecipare, le iscrizioni sono aperte fino a martedì 5 febbraio, sino ad esaurimento posti. A partire dalle 16 invece, presso la stessa sede, si svolgerà un corso di formazione in teoria e tecnica audiovisiva, con lo scopo di elaborare e realizzare un format televisivo per la promozione della lettura. Per questo corso i posti disponibili sono limitati, solo 9, e i partecipanti sono già stati selezionati precedentemente in base a criteri curriculari e motivazionali.

C. Masciadri

Per ulteriori informazioni visitate il blog http://www.twbiblio.tk/

venerdì 1 febbraio 2013

L'ARPISTA DELLA METROPOLITANA

Chiunque frequenti con una certa regolarità le fredde gallerie della metropolitana di Lambrate lo conosce. Se ne sta sul pianerottolo della stazione, dove la gente sale e scende le scale per raggiungere i treni. Se ne sta ben fermo in piedi su pagine di giornale, avvolto in un cappotto blu, col bavero alto sul viso per difendersi dal freddo e dalla corrente che s'incanala giù per il sottoscala. Spalle e testa sono curve sullo strumento, gli occhi verso il basso. Difficile incrociare lo sguardo, assorto nella concentrazione del musicista. Porta guanti neri che lasciano scoperte le dita, le vere protagoniste del mestiere. È un arpista, le mani scorrono sulle corde e i polpastrelli pizzicano magnifiche melodie con un'austera maestria. La gente apprezza, in molti si fermano per lasciare un'offerta, o meglio un pegno per quel breve momento di armonia e delicatezza in giornate sempre caotiche e logoranti.

L'artista riesce nell'impresa di frenare il passo anche ai più frettolosi, smaniosi di rincasare la sera.
Per terra un telo marrone su cui lasciare gli spiccioli e alcuni dischi con le sue musiche. Musiche andine dal ritmo allegro e incalzante oppure lento e malinconico; insomma un'ottima colonna sonora per un viaggio in America latina...

Le metro brulicano di bravissimi artisti e musicisti di strada, ma questo arpista è sicuramente uno dei migliori. Non si sa come si chiami, è difficile fermarlo dal suonare e sembra anche piuttosto schivo. Ma è la sua musica a parlare per lui, com'è giusto che sia.