lunedì 23 dicembre 2013

IL BIRRIFICIO NUOVO COMPIE 2 ANNI E FESTEGGIA CON SPAZIO PETARDO

Acqua, malto, luppolo, lievito, tanta passione e attenzione…questa la semplice ricetta di una buona birra secondo i mastri birrai del Birrificio Lambrate, più che un’istituzione nel nostro quartiere. Lo storico (micro) Birrificio di Lambrate è infatti uno dei più vecchi di tutta Milano, visto che è nato nel 1996, ed è diventato presto un punto di riferimento a livello nazionale per la qualità delle sue birre.

Birra cruda al 100%, artigianale, non pastorizzata e senza conservanti, prodotta in un impianto da 2 mila litri a cotta per dare vita a una ventina di varietà fra le birre classiche, speciali o stagionali. Che vi piacciano le scure, le chiare o le rosse, quindi, non c’è posto migliore del Birrificio Lambrate per degustare un buon boccale di birra alla vecchia maniera in un ambiente dall’atmosfera british dove la musica ad alto volume è di casa.

Dopo l’apertura della sede storica di via Adelchi, dal dicembre 2011 c’è un nuovo pub del Birrificio Lambrate nel cuore di città studi. Si tratta del nuovo locale di via Golgi 60 che ha fin da subito attirato le attenzioni di studenti e non che riempiono i tavoli anche all’ora di pranzo. La sera, poi, si dà particolare cura al menù della cena e si intrattengono i visitatori anche con eventi dedicati alla musica live.

Questa sera, in occasione del secondo compleanno del nuovo Birrificio di via Golgi, sarà ospitato il dj set Spazio Petardo che farà ballare i presenti con l’ormai nota selezione musicale a 360 gradi con successi senza tempo. Per Natale, poi, ricordiamo che è possibile acquistare al banco del pub diverse confezioni regalo con le bottiglie di birra del Birrificio Lambrate e il nuovo “Manuale Pratico di Cucina Lambratese”.


Auguri di buone feste da Lambrate On Air!!
Questo è il video girato dal Birrificio Lambrate per il primo anniversario della nascita del nuovo pub.

giovedì 12 dicembre 2013

IL BICYCLE FILM FESTIVAL (BFF) APPRODA A LAMBRATE E RICICLA L’EX BAZZI

Lambrate “Mani creative e teste produttive”. Così esordisce il testo del programma della 8a edizione di BFF – Bicycle Film Festival 2013 che dopo varie peregrinazioni arriva finalmente nel nostro quartiere. Si parte dunque dal luogo, dal “quartier generale”, dalla base di tutto, dalle strade della Design Week per raccontare la nascita del festival di quest’anno.

Una bella e azzeccata introduzione parla di Lambrate come quartiere in movimento, quartiere che si trasforma, quartiere creativo che ha dato vita a pezzi di storia italiana come la Lambretta o la Maserati e poi si è saputo reinventare con le forme del design che hanno invaso via Ventura e dintorni.

E via Ventura è uno degli spazi destinati ad accogliere gli eventi del Bicycle Film Festival 2013, ma non è la sede centrale. Per trovare la propria casa il BFF ha voluto fare di più e ha riciclato l’area appartenente all’ex azienda di arti grafiche Bazzi in via dei Canzi 19 (zona Rimembranze), un luogo, non per niente, di “Mani creative e teste produttive”.

Ma veniamo al festival. Cos’è il Bicycle Film Festival?

“Il BFF è un festival internazionale di proiezioni, un’immersione completa nel mondo delle due ruote attraverso lo strumento che più di ogni altro riesce a emozionare: il cinema. Il Bicycle Film Festival ogni anno è presente in circa 40 città nei quattro continenti, da Londra e Parigi a Tokio, da Istanbul a San Francisco e New York, città nella quale è stato ideato da Brendt Barbour”.

Ma cosa succede al BFF2013?

Ovviamente ci saranno tante proiezioni40 saranno le pellicole presentate al pubblico fra lungometraggi, mediometraggi e corti a raccontare il mondo della bicicletta a 360 gradi dallo sport estremo all’ecologia.

Ma anche sport…con le competizioni di Bike Polo, evoluzioni di Bmx e Flat, gare di Cargo e Ciclocross presso lo Spazio Ventura 15.

Relax…con la possibilità di fare un giro del quartiere in sella alle tipiche Brompton (le bici pieghevoli londinesi).

Cultura…con Ciclisti Illustri, una mostra di opere realizzate appositamente per il BFF da nomi importanti della grafica italiana e ispirate ai temi della mobilità e sostenibilità.

E divertimento!!...con i party serali all’insegna della musica live e djset.

Questo e molto altro nel fitto programma del Bicycle Film Festival 2013 (scaricabile dalsito internet) che avrà luogo dal 13 al 15 dicembre presso l’area Ex Bazzi e succursali (Politecnico, Spazio Street Studio in via Sbodio,  Spazio Ventura 15 e il Cavalcavia di via Rubattino).


LINK UTILI:

domenica 8 dicembre 2013

A NATALE FATE UN REGALO EQUO E SOLIDALE CON ALTROMERCATO

Nei prossimi due weekend, in vista del Natale, il Circolo ACLI Lambrate di via Conte Rosso 5 ospita il mercatino del commercio equo e solidale con i prodotti di Altromercato, storico marchio del fair trade italiano.

Che cos’è Altromercato

Altromercato è un Consorzio composto da 118 cooperative e organizzazioni non-profit che promuovono e diffondono il commercio equo e solidale attraverso la gestione di circa 300 negozi “Botteghe Altromercato” diffuse su tutto il territorio italiano. Altromercato è presente in oltre 50 paesi e collabora con circa 170 organizzazioni, formate da decine di migliaia di artigiani e contadini, allo scopo di valorizzare il lavoro dei produttori marginalizzati e delle popolazioni svantaggiate.

Che cosa fa Altromercato

Altromercato cerca relazioni e instaura rapporti commerciali diretti con i paesi del sud del mondo e garantisce l’importazione di prodotti a prezzi equi per valorizzare i costi reali di lavorazione e permettere una retribuzione dignitosa del lavoro. Oltre a questo il consorzio assicura trasparenza nei rapporti di cooperazione e continuità nei rapporti commerciali, sostiene attivamente la coltivazione biologica e promuove progetti di auto-sviluppo sociale e ambientale.

Altromercato in Italia

Altromercato compie quest’anno i 25 anni di attività e, dal 2010, collabora anche con piccole produzioni in Italia, per esempio con quelle realtà che operano in economie carcerarie, o sulle terre confiscate alla mafia e commercializza i prodotti nella linea Solidale Italiano Altromercato.

Cosa si compra nei mercatini dell’equo e solidale

La gamma dei prodotti Altromercato si compone di articoli di artigianato, abbigliamento e accessori, prodotti alimentari, anche freschi, una linea di igiene e cosmesi naturale ed una dedicata alla casa.

Dove trovo i prodotti di Altromercato

Oltre che nelle Botteghe Altromercato, i principali prodotti sono presenti oggi anche in punti vendita della grande distribuzione, negozi di alimentazione naturale, ristoranti, mense scolastiche, bar ed erboristerie.

In occasione del Natale, poi, i prodotti di Altromercato saranno disponibili anche presso lo storico Banco di Garabombo (via Marco Pagano) fino al 6 gennaio e presso il mercatino del commercio equo e solidale al Circolo ACLI Lambrate in via Conte Rosso 5. Queste le date e gli orari:

  • sabato 6, domenica 7 e lunedì 8 dicembre ore 10-12 / 15-19
  • sabato 13 e domenica 14 dicembre ore 10-12 / 15-19
  • sabato 20 e domenica 21 dicembre ore 10-12 / 15-19

giovedì 5 dicembre 2013

PROSTITUZIONE, UN REFERENDUM PER RIAPRIRE LE CASE CHIUSE?

Riaprire le case chiuse? Parola ai cittadini. Questa in sostanza la proposta del centrodestra lombardo per abrogare la Legge Merlin e riaprire le cosiddette case di tolleranza chiuse nel 1958. Dopo la proposta di legge presentata qualche mese fa dalla Lega Nord in Senato, ora arriva infatti la promozione di un referendum popolare, presentato alla Regione da esponenti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

“Non ha più alcun senso nascondersi dietro ipocrisie e tabù – aveva dichiarato lo scorso giugno il capogruppo della Lega al Senato, Massimo Bitonci – La prostituzione è un fenomeno che esiste da sempre e il 75 per cento degli italiani è favorevole alla sua regolamentazione, anche per fermare ogni sfruttamento e violenza”.

Sembrano voci da “Radicali” e invece è proprio il centrodestra, questa volta, a intervenire sulla scena politica con una proposta di buon senso per liberare le strade dallo sfruttamento della prostituzione. I promotori dell’iniziativa si appellano all’articolo 75 della Costituzione italiana che prevede la possibilità di indire un referendum di tipo abrogativo, ovvero per annullare una legge in vigore.

L’obiettivo? Cancellare la Legge Merlin che dal lontano 1958 detta le regole per il sesso a pagamento. Meglio parlare di “revisione”, però, più che di cancellazione, poiché il vero scopo è quello di riaprire le case chiuse entro le quali si possa svolgere “il mestiere più vecchio del mondo” in sicurezza e legalità.

Dal 1958, infatti, vennero chiuse 560 case di tolleranza e “sfrattate” oltre 2.700 prostitute. La madre di questa legge, la senatrice socialista Angelina Merlin, vinse così una battaglia lunga 10 anni, ma l’impulso decisivo per realizzare l’intero iter parlamentare venne dall’Onu. Per entrare nell’Organizzazione delle Nazioni Unite, infatti, l’Italia doveva abolire la prostituzione di Stato.

Purtroppo, quello che in molti temevano si realizzò e alle case di tolleranza si sostituirono le strade come mercato del sesso senza controlli, sicurezza, igiene e legalità. Oggi per le vie della città si vede un po’ di tutto, donne, uomini, trans, minorenni, vecchi, italiani e stranieri: schiavi del nuovo millennio sfruttati e umiliati da moderni “magnaccia” senza scrupoli e pietà.

La riapertura delle case chiuse forse non eliminerebbe completamente il problema dello sfruttamento della prostituzione, ma sicuramente infliggerebbe un duro colpo a un business milionario. Non trascurabile, poi, il lato economico della questione con migliaia di nuovi lavoratori “liberi professionisti” pronti a versare il dovuto all’erario in termini di tasse.

In un momento in cui in Francia si inaspriscono le sanzioni relative alla prostituzione, l’Italia potrebbe dunque dare il buon esempio con un provvedimento intelligente ai danni delle associazioni mafiose e del mercato nero. Sfido chiunque a dimostrarmi che non sia così.

lunedì 25 novembre 2013

LEONCAVALLO, QUALE FUTURO PER IL CENTRO SOCIALE?

Questo weekend, da venerdì 29 novembre a domenica 1 dicembre, il Leoncavallo ospiterà la 7a edizione de “La Terra Trema”, fiera vinicola e gastronomica, che coinvolgerà viticoltori e agricoltori da tutt’Italia, oltre a dare vita a un fitto programma di incontri, dibattiti, musica e ovviamente degustazioni!

Il Leoncavallo è però “sotto sfratto” praticamente da 10 anni: dal lontano 2004, infatti, il centro sociale vede periodicamente rinnovarsi l’ordine di sgombero spedito dalla questura di Milano. Quale futuro dunque per lo storico centro sociale meneghino?

Il Leoncavallo nasce nel 1975 dall’occupazione di un’industria chimico-farmaceutica nell’omonima via Leoncavallo (in zona Casoretto); lo spazio fu poi sgomberato nel settembre del 1994 e i leoncavallini migrarono verso nord, insediandosi nell’attuale edificio di via Watteau, un’ex cartiera.

Dal 2004, come detto, il centro sociale è sotto sfratto e numerosi sono stati i tentativi di sgombero forzato, sempre respinti dagli attivisti del “Leo” al motto “Qui siamo e qui restiamo”. Da anni comunque il dibattito sulla “legalizzazione” del Leoncavallo anima (ma non troppo) l’amministrazione comunale milanese.

Ai tempi della Moratti si vagheggiava riguardo all’assegnazione della gestione del centro sociale a una fondazione, ma poi questo tentativo risultò vano. Con la politica di distensione della giunta Pisapia sono riprese le trattative fra occupanti e la famiglia Cabassi, i proprietari dello stabile, ma c’è ancora incertezza sulle soluzioni trovate.

Secondo un articolo pubblicato su Repubblica.it ad aprile, l’accordo fra le parti sembrava cosa fatta. Mancavano solo i dettagli di un compromesso fra Comune e proprietà che avrebbe visto lo spazio attualmente occupato dal Leoncavallo diventare proprietà pubblica, con l’assegnazione ai Cabassi di una grande area in via Zama, sede anni fa di un complesso scolastico.

Una volta avvenuto questo passaggio, si può leggere nell’articolo, sarebbe stato indetto un concorso pubblico che, con ogni probabilità, avrebbe visto l’assegnazione dello spazio all’associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo, legittimando di fatto l’attuale gestione.

Ad oggi, 8 mesi dopo l’uscita di queste indiscrezioni, nulla sembra cambiato e sistematicamente il Leoncavallo riceve “l’ordine di rilascio” dei 10 mila metri quadrati dell’ex stamperia di via Watteau.
I responsabili del centro sociale ci hanno fatto sapere che l'amministrazione comunale non li ha mai coinvolti in trattative di nessun tipo e i contatti, se ci sono stati, sono avvenuti solo con la proprietà dello stabile e cioè la famiglia Cabassi.

L’augurio di Lambrate On Air è che una soluzione si trovi al più presto per “legalizzare” quello che è sempre stato un luogo di aggregazione sociale (giovanile ma non solo) e che è diventato a tutti gli effetti un bene comune e una risorsa per la città.

Per farsi un’idea basta visitare il sito del Leoncavallo e dare un’occhiata ai servizi offerti e agli eventi organizzati: prima accoglienza, cucina popolare, corsi di formazione, laboratori artistici e culturali, ciclofficina, bike polo, musica, incontri e dibattiti, sono solo alcune delle attività presenti al centro sociale. Quindi, LUNGA VITA AL LEONCAVALLO!

sabato 16 novembre 2013

CIE DI VIA CORELLI: UN SISTEMA E UNA STRUTTURA AL COLLASSO

“Il CIE di via Corelli è un carcere, anzi peggio è un 'non carcere', una struttura ideologica che serve a tranquillizzare la pancia di questo Paese”. Così Salvatore Scuto, portavoce degli avvocati penalisti di Milano, descriveva qualche mese fa il centro di identificazione ed espulsione di via Corelli, periferia est della città.

Un sistema di detenzione illegittima che scopre, ancora una volta, la propria inadeguatezza verso il problema dell’immigrazione clandestina e l’inefficacia per lo scopo che dovrebbe assumere, cioè identificare e “mandare al proprio paese” gli immigrati reclusi.

Il problema principale, in questo momento, è la sicurezza, con ben cinque incendi dolosi provocati dai detenuti del CIE di via Corelli negli ultimi due mesi. Per fortuna non ci sono stati feriti, ma l’esasperazione delle persone recluse è ai massimi storici e la gestione del centro è nel caos.

I responsabili degli incendi, una decina di immigrati africani, sono stati arrestati dalla polizia, mentre circa 60 persone sono state trasferite in altri centri o carceri, perché ormai gran parte del CIE è inagibile e inutilizzabile per ospitare i detenuti.

Attualmente a gestire il CIE di via Corelli è la Croce Rossa Italiana, ma il contratto è in scadenza e l’ente non ha intenzione di rinnovarlo alle condizioni poste dalla Prefettura di Milano.

I problemi qui sono di natura economica e politica. Di natura economica perché, con il vecchio contratto, alla Croce Rossa erano corrisposti 60 euro a persona per il sostentamento giornaliero, mentre il nuovo bando di assegnazione del servizio prevede un taglio a 30 euro (diventati ora 40 dopo la prima gara andata deserta).

Ora tuttavia l’ente di assistenza ha le mani legate perché, in presenza di un bando aperto, è obbligato prorogare le proprie prestazioni, pena denuncia per interruzione di pubblico servizio. La convenzione fra Croce Rossa e Prefettura durerà quindi altri 3 mesi (fino a gennaio 2014), ma intanto una clausola del contratto prevede la prorogabilità del servizio fino a un massimo di sei mesi in presenza di un bando.

“Abbiamo provato più volte, con la controparte, a far modificare il contratto, perché per noi è estremamente penalizzante – ha dichiarato tempo fa Maurizio Gussoni, Commissario della Croce Rossa Italiana di Lombardia – purtroppo non abbiamo mai trovato la disponibilità”.

I problemi di natura politica invece coinvolgono l’esistenza stessa del CIE (centro di identificazione ed espulsione) che la Croce Rossa vorrebbe trasformare in centro di accoglienza. Il sistema di identificazione ed espulsione ha fallito, questo è sotto gli occhi di tutti: basti pensare che i tempi di detenzione nei CIE dovrebbero essere di pochi giorni e invece sono di anni e in media solo la metà degli immigrati viene effettivamente rimandato nel proprio paese d’origine.

Le norme che dovrebbero regolare la gestione dei CIE e il trattamento degli “ospiti” sono poi praticamente arbitrarie a seconda del centro e, per un giornalista, documentare ciò che avviene all’interno di queste strutture è praticamente impossibile. Per fortuna da circa un anno, grazie a un decreto del ministro Cancellieri, le porte dei CIE sono aperte alla stampa, ma di fatto ancora non è possibile entrare in contatto coi detenuti e documentare le condizioni di reclusione.


LINK UTILI: http://lambrateonair.blogspot.it/2013/04/realta-sconosciute-il-centro-di.html
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2012/07/19/cie_milano_via_corelli_migranti_attesa_espulsione_foto.html#0
http://www.cronacamilano.it/cronaca/45569-incendio-cie-via-corelli-milano-gussoni-croce-rossa-lombardia-in-tre-anni-e-mezzo-persi-5-milioni-di-euro.html
http://mm.lastampa.it/multimedia/voci-di-milano/lstp/47490/

mercoledì 13 novembre 2013

LA RINASCITA DEL CIRCOLO MAGNOLIA, PER EVENTI A IMPATTO ZERO

Giovedì sera, 14 novembre 2013, riapre il Circolo Magnolia e lo fa con una serata a ingresso gratuito (ovviamente con la Tessera ARCI) e con consumazioni a prezzi popolari: TUTTO A 3 EURO!!!

In molti (lambratesi e non) già si leccano i baffi per la ricca programmazione, ma noi vogliamo darvi un motivo in più per andare a divertirvi e a ballare al Magnolia.

Il Circolo Magnolia è rimasto chiuso per due interi mesi, dal 14 settembre al 14 novembre. Molti sono stati i lavori e gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione compiuti e molto c’è ancora da fare.

La storia del Magnolia, come narra bene questo video, parte nel 2005 con un gruppo di ragazzi che decidono di darsi da fare e recuperano uno stabile abbandonato nel parco dell’Idroscalo. Ora, anno 2013, il Magnolia è uno dei più importanti circoli musicali d’Italia e molta strada è stata fatta, nel segno soprattutto della sostenibilità ambientale.

Nel 2009, raccontano, sono stati installati 102 pannelli fotovoltaici per fornire energia pulita dal sole ed è cominciata la distribuzione, durante le serate, di acqua depurata GRATIS (ci tengono a sottolineare) sia liscia che gassata. Dal 2010, poi, hanno riconvertito anche saponi e detersivi a favore di prodotti ecologici e non inquinanti. Dal 2011 anche cannucce e bicchieri non guastano più l’ecosistema e sono compostabili.

Solo un anno fa, poi, nel 2012, il Circolo Magnolia ha vinto un bando della provincia per la gestione dello spazio che attualmente occupa, per altri 4 anni. A seguire, quest’anno, insieme al Politecnico di Milano ha lavorato per un’ulteriore riqualificazione dell’intero edificio, che passerà da classe energetica G a classe C, con un progetto che prevede la ristrutturazione di serramenti, pavimentazione e tetto. Inoltre un complesso sistema di tubi che si snodano dal Magnolia verso il lago, trasformerà il calore dei visitatori del circolo in energia per rinfrescare il locale d’estate e riscaldarlo d’inverno.

Il presente e il futuro della struttura vede l’installazione di pannelli insonorizzati e di altre soluzioni per l’abbattimento del disturbo acustico, grazie al contributo dell’università Bicocca, mentre l’Accademia di Brera curerà la pianificazione degli esterni con la realizzazione di un grande murales vista lago e la creazione di un “bosco magico” con sistemi di illuminazione a led.

Per rendere possibile tutto ciò è stato necessario un investimento di 300 mila euro: 57 mila per la ricerca universitaria, 12 mila per la progettazione e la sicurezza e 231 mila per l’esecuzione dei lavori. Di questi soldi “solo” 255 mila euro sono venuti direttamente dalle casse del Magnolia, mentre i restanti 45 mila euro sono stati raccolti grazie a una vasta opera di crowdfunding, che ha coinvolto moltissimi sostenitori al motto di "Magnolia si fa in tanti"!

Ora il Magnolia è pronto a riaprire i battenti e a ripartire con oltre 200 eventi live l’anno e le serate più apprezzate come Spazio Petardo, Reggae Radio Station Party, Twist and Shout, Trashick e molte altre.

venerdì 8 novembre 2013

ARRESTATI GLI AGENTI DELLA POLFER DI LAMBRATE

Molti di voi ricorderanno che a Luglio era scattata un’indagine su cinque agenti della Polfer di Lambrate (Polizia Ferroviaria) per peculato, detenzione e spaccio di droga, e forse qualcuno di voi avrà anche letto il nostro articolo sulla questione ( > LINK <).  Bene, le indagini hanno preso una svolta e ieri tre agenti sono stati arrestati, grazie anche al ritrovamento di 14,3 chili di hashish e 3,9 chili di cocaina, con l’imputazione di associazione a delinquere e spaccio di droga.
Sicuramente, viste le quantità delle sostanze, non si era trattato quindi di un caso isolato quello del marocchino che aveva denunciato gli abusi e le appropriazioni di soldi e droga degli agenti, e che ora grazie a questi sviluppi dovrebbe essere scagionato dall’accusa di spaccio (ma non da quella di essere fuggito dal tribunale di Lodi, per poi essere catturato dopo alcune settimane in Spagna).
Oltre ai fatti, che parlano da soli, c’è poco da aggiungere a questa brutta storia. Forse potremmo dire che il questore Luigi Savina ha scelto un brutto giorno (giovedì 7) per dichiarare che “il comportamento di alcuni non può inficiare il lavoro di migliaia di agenti”, non tanto per la presunta veridicità della frase, ma perché proprio ieri il corriere del mezzogiorno riportava la notizia dell’arresto di altri tre agenti, questi in forza alla Polizia di Stato, per millantato credito, abuso d’ufficio e lesioni.

Claudio Masciadri

Agenti della Polfer Lambrate dopo un sequestro di Hashish nel Marzo 2012, ©segrateoggi.it

domenica 3 novembre 2013

ROM, IMMIGRATI E SENZATETTO NEL PALAZZO OCCUPATO IN VIA BISTOLFI, LA LEGA MINACCIA LO SGOMBERO

Una situazione insostenibile, questa la denuncia di residenti e forze dell’ordine, riguardo alle condizioni dello stabile occupato di via Bistolfi, alle porte del quartiere Ortica. Per chi non lo conoscesse si tratta di un palazzo, o almeno dello scheletro di un palazzo in costruzione, che non ha mai visto terminare i lavori e da circa due anni è popolato da una folta comunità fatta di famiglie rom, immigrati africani e di paesi dell’est e clochard alla ricerca di un riparo per l’inverno. Circa un centinaio di persone in tutto che vivono in condizioni disumane provocando un pericolo per loro stesse e disagi ai residenti di Ortica e dintorni.

Un’emergenza sociale arrivata ai limiti della sostenibilità, secondo gli abitanti della zona, ma la cui risoluzione non sembra essere fra le priorità dell’amministrazione che prende tempo passando la palla ai privati. A settembre, infatti, l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, in visita al Consiglio di Zona 3, aveva affermato: “Lo stabile dismesso è di proprietà privata, appartiene a un'azienda fallita e questo rende più complessa la messa in sicurezza, requisito indispensabile per effettuare lo sgombero degli occupanti abusivi, ma si tratta di una delle realtà sulle quali è in programma un nostro intervento”.

Già, infatti il palazzo appartiene di fatto a Banca Intesa che però a sua volta attende l’esito dell’udienza del processo fallimentare della ditta incaricata per i lavori che si terrà venerdì 8 novembre. La speranza è che sia proprio il gruppo bancario a far pressioni sullo sgombero dell’edificio e sulla risoluzione del caso, ma la Lega Nord, tramite le parole del segretario regionale Matteo Salvini, minaccia di farsi giustizia da sola: “E' uno schifo che va avanti da troppo tempo: o si trova una soluzione con le buone entro 15 giorni, o lo sgomberiamo noi”.


Al di là di retorica, populismo e propaganda, che lasciamo volentieri ai politici, la situazione nel palazzo di via Bistolfi, angolo via Cima, è veramente estrema e lo sosteniamo non per le denunce dei leghisti, ma per quelle dei civili residenti del quartiere e dei vigili urbani che ogni giorno vivono questo degrado.  “Ogni volta che siamo costretti a passare di lì proviamo pena e paura – ha raccontato tempo fa una signora a un cronista de La Repubblica – Proviamo pena per gli storpi, i bambini e gli sfruttati che vivono in quell'inferno. Abbiamo paura degli ubriachi, che alla sera diventano violenti, e dei ragazzi che non hanno nulla e che non conoscono altro che la miseria e la sopraffazione”.

La situazione dello stabile occupato è questa: il palazzo, che sarebbe dovuto diventare una residenza universitaria, è abitato nella zona del cortile e nei primi piani, mentre all’ultimo piano è allestita una “latrina pubblica” ovviamente non collegata al sistema fognario. Ovunque c’è sporco e immondizia e l’ambiente degradato ha attirato una colonia di topi. La struttura portante del palazzo c’è, con tetto e cantina, ma mancano le pareti e non vi è ancora nessun allacciamento a corrente elettrica e riscaldamento.

Purtroppo le segnalazioni dei residenti e gli interventi dei vigili urbani sono all’ordine del giorno per risse, pestaggi, incendi e furti, per non parlare del giro di prostituzione che coinvolge giovani donne dell’est Europa. Come detto, quindi, la situazione è estrema e necessita di un intervento rapido da parte delle istituzioni se non si vuole esasperare i cittadini che soffrono questi disagi. Qualcuno potrebbe anche pensare di raccogliere l’invito leghista e di far giustizia da sé.

domenica 27 ottobre 2013

BICICLETTE ABBANDONATE, CERCASI PROGETTI PER IL RICICLO DEI TELAI

AAA progetti creativi cercasi per il recupero e il riutilizzo dei telai delle biciclette abbandonate a Milano. Questo l’appello del Comune che in settimana ha pubblicato un annuncio per cercare Onlus, associazioni no profit, istituti universitari o chiunque abbia voglia di mettersi in gioco con un progetto interessante per il riciclo degli scheletri di biciclette abbandonate nella città.

L’amministrazione, in collaborazione con l’AMSA, ha infatti dato il via a un piano straordinario di recupero e rimozione delle carcasse abbandonate e ha diffuso un’ordinanza sui limiti temporali perché una bici non più utilizzabile venga considerata abbandonata (non siamo riusciti ad avere notizie a riguardo).

Per partecipare alla gara di concorso occorrerà consegnare il progetto entro le ore 16 di giovedì 14 novembre. Le idee creative riguardanti il riciclo delle biciclette abbandonate potranno essere finalizzate alla creazione di nuove biciclette, di oggetti artistici o pezzi d’arredamento e design, in ogni caso risultati dalla comprovata utilità sociale e rigorosamente non a scopo di lucro. Quattro saranno i progetti che vedranno la luce alla fine delle selezioni. Ecco uno stralcio dell’annuncio pubblico:

“L’amministrazione ricerca organizzazioni e associazioni non lucrative, associazioni culturali, Istituti Universitari (mobility managment), interessate a recuperare parti di biciclette anche ammalorate, per crearne nuove o per comporre altri manufatti artistici, d’arredo, di formazione educativa. Il Comune, tramite AMSA Spa, metterebbe a loro disposizione – presso i siti di Silla o Olgettina – le bici o parti di esse ritirate dalla pubblica via e non più utilizzabili direttamente in quanto ammalorate o prive di parti essenziali al funzionamento. L’adesione al progetto non comporta contribuzione finanziaria da parte del Comune all’Ente/associazione. Il materiale recuperato dalla strada sarà consegnato ai soggetti individuati, tenuto conto della distanza fra il luogo di rinvenimento e la sede dell’Ente/associazione al fine di minimizzare i costi di trasporto. Il soggetto, da solo o in raggruppamento d’impresa, deve possedere l’autorizzazione al trasporto, stoccaggio e trattamento dei materiali ferrosi.

Gli interessati devono presentare un progetto (max 4 cartelle dattiloscritte) in cui descrivono gli obiettivi, l’utilità sociale, il profilo generale delle persone coinvolte (è escluso ogni lucro). In particolare dovrà contenere le seguenti informazioni:

  • ragione sociale del/dei soggetto proponente ed eventuali partner
  • statuto del soggetto proponente e degli eventuali partner
  • descrizione del progetto che si intende realizzare
  • target di riferimento
  • obiettivi
  • risultati attesi
  • tempi di attivazione del progetto

Accedendo a questo --> LINK è possibile scaricare il modulo necessario da compilare per la presentazione dei progetti.

venerdì 25 ottobre 2013

DESAPARECIDOS

E’ scomparso mercoledì un uomo di circa 50 anni, A.U., nato a Milano e residente in piazza San Materno. Quella mattina la moglie del signore scomparso andò a lavorare come tutti i giorni, uscendo di casa prima del marito. Il signore avrebbe dovuto recarsi, poco dopo, al suo negozio in via Casoretto, a pochi passi da casa, ma il negozio rimase chiuso tutto il giorno. La moglie, non ricevendo risposta alle ripetute telefonate al cellulare del marito, interroga i vicini e i proprietari del negozio di fianco. Nessuno sa niente. Entrando in casa non trovano nessuno; il marito è scomparso. In casa vengono ritrovati il portafoglio e il cellulare dell’uomo.
La signora ha avvisato le forze dell’ordine, che hanno iniziato le indagini. Dai primi interrogatori sembra che il marito sia uscito di casa poco dopo la moglie, indossando un cappuccio. Da quel momento si sono perse le tracce.
Sono ancora aperte diverse piste. Forse l’uomo è scappato intenzionalmente, ma non si conoscono ancora i motivi.


L'uomo è alto circa 1,80 e pesa 100 kg e ha occhi azzurri. L'ultima volta che è stato visto indossava un paio di jeans, scarpe nere e un cappotto con cappuccio. 

giovedì 24 ottobre 2013

IN VIA VENTURA APERTO UNO SPORTELLO LEGALE GRATUITO PER FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’

Da oggi, giovedì 24 ottobre, è attivo in via Ventura 4 uno sportello legale gratuito per famiglie in difficoltà. Il servizio è offerto in particolar modo a quei nuclei familiari con problemi legati a dipendenze patologiche (alcol, droga, gioco d’azzardo, ecc.), ma si rivolge anche a chiunque abbia problemi personali di tipo economico, come ad esempio lo sfratto della casa.

Lo sportello legale fornisce un servizio di consulenza gratuita su problemi giuridici civili e penali, counseling, mediazione civile, familiare e culturale. È possibile infatti fissare un appuntamento gratuito e organizzare un massimo di 3 incontri di orientamento sulle tematiche sopra citate.

Lo sportello legale si rivolge sia a persone e familiari di persone in carico presso strutture ambulatoriali sia a persone e familiari non in carico a servizi per la cura delle dipendenze patologiche.

Lo sportello legale è stato attivato grazie al lavoro e alla collaborazione dello studio legale Diritto in Famiglia e della Fondazione Eris Onlus ed è supportato dalla Regione Lombardia. Lo sportello si avvale di una equipe multidisciplinare (avvocati, counselor, mediatrice familiare, mediatrice culturale) che consente un approccio complessivo e integrato per un’ottimizzazione di tempi e risorse.

Per prenotare un incontro e fissare un appuntamento con i professionisti dello sportello legale è sufficiente contattare i responsabili del servizio al numero 3462193760 o scrivere all’indirizzo email responsabile.smi@relazioneimpresasociale.it.

sabato 19 ottobre 2013

LAMBRATE, UNA NUOVA RESIDENZA UNIVERSITARIA SULLE CENERI DELL'EX STUDENTATO DI VIA DE VILLARD

Il progetto della residenza universitaria
Buone notizie per gli studenti di Lambrate e Città Studi. Qualche giorno fa la Giunta Comunale ha dato il via libera per il progetto di riqualificazione dell’ex studentato di via Ugo Monneret de Villard (zona via Rombon), un edificio inutilizzato da 4 anni, che tornerà ad essere residenza universitaria grazie al lavoro di FHS (Fondazione  Housing Sociale) e Polaris.

La struttura di via De Villard tornerà ad essere di servizio per la comunità con la realizzazione di mini alloggi (da uno, due o tre posti letto) e stanze singole, che arriveranno ad ospitare fino a 266 persone, tra studenti, ricercatori e professori da tutti gli atenei milanesi.

"Una residenza universitaria in disuso tornerà ad essere utilizzata, una buona notizia per la città – ha dichiarato Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco con delega all'Urbanistica – Abbiamo approvato questo progetto di riqualificazione mettendo in pratica l'opportunità prevista della legge regionale n. 4 art. 6 del 2012, che concede la possibilità di recuperare edifici esistenti a scopo di funzione sociale”.

L'edificio com'è ora
La residenza, in origine di 4mila mq, fu costruita da Fondazione Cariplo a metà degli anni '60 e ha ospitato per più di 40 anni studenti e lavoratori da tutt’Italia. Ora, l’edificio verrà ampliato e ristrutturato in conformità con le norme di efficienza energetica al fine di renderlo di Classe A.

“Una parte dell'edificio sarà riqualificata – specifica meglio la De Cesaris – un'altra parte demolita e ricostruita, ma senza nessun ulteriore consumo di suolo. Qui potranno tornare ad abitare studenti e professori provenienti da tutte le università milanesi, usufruendone a prezzi calmierati".

Ogni tanto diamo anche buone notizie :)

giovedì 17 ottobre 2013

PENDOLARI IN RIVOLTA, TAGLIATI 8 TRENI INTERREGIONALI SULLA TRATTA MILANO VENEZIA

Quanti lambratesi utilizzano il treno per andare a scuola o a lavorare? Tanti, sicuramente, i pendolari anche nel nostro quartiere, che ogni mattina si pigiano dentro i vagoni diretti verso i propri uffici o università. Ora però son previsti tempi ancora più bui per una categoria già parecchio maltrattata in passato. Trenitalia ha infatti annunciato che dall’entrata in vigore del prossimo orario invernale, ovvero dal 15 dicembre 2013, verranno soppresse quattro coppie di treni interregionali che oggi collegano Milano con Venezia, fermando anche alla stazione di Lambrate.

Otto in tutto i treni soppressi: in partenza da Milano gli interregionali 2089, 2095, 2107 e 2113; in arrivo a Milano i numeri 2090, 2098, 2106 e 2110. I viaggiatori che finora utilizzavano questi treni saranno costretti a virare verso le più costose soluzioni dell’Intercity o del Freccia Bianca, con prezzi che cresceranno più del doppio. Per farci un’idea, oggi un interregionale Milano-Venezia costa circa 18 euro, mentre un Freccia Bianca 37,50 euro.

Online è stata lanciata una petizione per “salvare” gli 8 treni interregionali Milano-Venezia destinati alla soppressione. Sono già più di 26.000 le firme arrivate, ma l’obiettivo è di giungere al più presto a 50.000. Questo il link per partecipare alla petizione http://www.change.org/it/petizioni/alla-regione-veneto-mantenete-gli-otto-treni-interregionali-della-tratta-milano-venezia-che-volete-sopprimere

Ecco un estratto dal testo della petizione lanciata da Sara Curioni:

“Da dicembre saremo costretti a sborsare quasi il doppio del costo del nostro biglietto per una Freccia, o accontentarci di un ancora più sovraffollato regionale, affidandoci alle care e amate coincidenze. Purtroppo, chiunque abbia mai preso un treno sa, ed è proprio il caso di dirlo, che le coincidenze non esistono.

Trovo inaccettabile che la regione Veneto abbia preso questa decisione con un atto di forza sul presupposto cinico che un lavoratore, oggi, non ha alternative: o rinuncia al lavoro, o paga di più, perché uno stipendio, anche se decurtato del costo spropositato di un abbonamento mensile di una Freccia, in una famiglia, è meglio di niente.”

La petizione si chiude con un appello alla Regione Veneto e al governatore Zaia affinché riconsiderino la decisione “per la gravità delle conseguenze che si verrebbero a produrre in capo a migliaia di cittadini delle fasce più deboli come lavoratori e studenti”.