lunedì 24 settembre 2012

LO SGOMBERO DELLO SPAZIO BLACKAUT

Eccoci forse giunti all’epilogo di una storia lambratese piuttosto torbida e nebulosa, che mette però in luce (e non è la prima volta) tutte le contraddizioni del sistema immobiliare pubblico e privato della città.

Il “BlackAut” è stato sgomberato la mattina di lunedì 17 settembre dalla polizia, pare senza tensioni e resistenze. Ricordate di cosa stiamo parlando? http://lambrateonair.blogspot.it/2012/03/spazio-black-aut-il-comune-che-fa.html  Questo spazio nasce dall’occupazione di tre fatiscenti casolari in via Valvassori Peroni 10, fra il campo di rugby e il liceo Vespucci per intenderci. Una volta questi edifici appartenevano al dirimpettaio orto botanico, ma, abbandonati al degrado e alla ruggine, nel maggio del 2011 vennero occupati da un collettivo di studenti della zona, “sfrattati”pochi mesi dopo, senza troppi complimenti, da un gruppo di squatter (personaggi non ben identificati, definiti in un articolo de Il Giornale come “una via di mezzo tra punk, anarchici e semplici impasticcati” parole di grande profondità intellettuale).
Ora, per dirla all’italiana, la situazione è tornata alla normalità e alla legalità... Dal comune fanno sapere che l’interesse prioritario è la messa in sicurezza delle strutture, che presentano ancora una copertura in amianto già ampiamente deteriorato e quindi altamente nocivo (ricordiamo che siamo in prossimità di scuole, Vespucci, Cairoli e Clericetti, centri sportivi e una biblioteca!). Alla buon ora…
Ovviamente il futuro delle strutture è ancora avvolto dall’indeterminatezza e da un sostanziale menefreghismo. Quello che è certo è che non potranno andare in porto i progetti di ampliamento dell’istituto alberghiero Vespucci, profilatisi tempo fa, causa un decreto Monti sui progetti a lungo termine.
Certo la questione era piuttosto intricata e risulta interessante una ricerca sul tema: vi consigliamo di leggere gli interessanti commenti al nostro articolo di marzo (in cui sono intervenuti degli ex occupanti) e questo articolo di repubblica con annesso un bel fotoreportage.


di Bruno Grande

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