mercoledì 28 dicembre 2011

CHE FINE HANNO FATTO I RAUDI??

Mi chiedo se ve ne siate accorti anche voi, lettori lambratesi e non; ho avuto l'impressione che da qualche anno a questa parte quel roboante “fenomeno” del lancio di petardi per le strade, abbia avuto un notevole declino di partecipazione. Insomma meno bombardamenti pre-UltimoDellAnno per le strade, meno ciccioli, miniciccioli, superciccioli, meno magnum e razzetti variopinti; anche i folkloristici nomi dei fuochi d'artificio sequestrati nel napoletano non han più la potenza mediatica di un tempo. Vorrei ricordare a riguardo i vari: “U' BIN LADEN” “LA BOMBA DI MARADONA” “IL TARICONE” “LA CAPATA DI ZIDANE” (piccolo ricordo del Mondiale 2006), contro un modesto repertorio 2011 fatto di “O' SPREAD” “IL MARIO MONTI” “LA BOMBA DI CAVANI” e “LA CAPA DI LAVEZZI” sull'onda dei successi sportivi della squadra di calcio partenopea.
Che sia passata la moda? A dir la verità, per quanto mi riguarda, non sono mai stato un appassionato del genere, ma mi scopro un po' malinconico nel fare queste osservazioni. Forse sento già un po' la mancanza di quei botti, scoppi, fischi, di quelle fiammelle e scintille che danno colore e un po' di vita a notti troppo spesso buie e silenziose. Ogni moda è passeggera e anche questa (avremo chi ne gioirà e chi se ne dispiacerà) mi sembra stia perdendo pian piano il suo vigore.
Il perché? Forse perché ormai, al giorno d'oggi, non ci si stupisce più di nulla; ho visto un film in HD, uno in 3D, ora esistono anche in 4D...siamo bombardati di effetti speciali in tutte le salse e con tutti i mezzi possibili. Non c'è più molto spazio per la fantasia e per la sorpresa di fronte alle semplici cose, come un pizzico di polvere da sparo e una scintilla, che a me facevan sempre un certo effetto.

giovedì 22 dicembre 2011

ACCORDO BESTA – POLITECNICO SULLA RICERCA

La Ricerca, si sa, non occupa le prime posizioni della lista delle priorità italiane. La questione dei fondi per la ricerca era già ostica qualche anno fa (2009 circa), quando la percentuale del Pil speso per la ricerca era sotto la media europea di un buon 0,7% (1,1% contro l’1,8% europeo). Nel 2010 l’Italia era ben lungi dal raggiungere l’obiettivo del 3% del Pil che gli stati dell’Unione Europea si erano posti. Oggi, con la crisi, la situazione non sembra migliorare, ma il mero aspetto economico non è il solo fattore che marcia contro lo sviluppo della Ricerca scientifica. La questione forse più amara di oggi è che mancano percorsi di carriera lineari e dinamici. La competitività e la competenza delle menti che il nostro Paese, e Milano in particolare, ospitano non trovano appoggio per i propri lavori e progetti.

In questo caso l’istituto neurologico Carlo Besta (via Celoria 11) e il Politecnico di Milano vanno controcorrente. E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia del protocollo d’intesa tra l’istituto e l’università. Un accordo che prevede la collaborazione per una “Ricerca comune”, che avrà come campo di applicazione la robotica per la riabilitazione, la nanomedicina e le nanotecnologie, la gestione e l’interpretazione delle bioimmagini. Il progetto si basa, tra l’altro, sulla formazione dei laureandi e dottorandi, inserendoli in progetti di ricerca e di attività tecniche. L’idea è indirizzata anche ad offrire approfondimenti che abbracciano un ventaglio piuttosto ampio di realtà mediche e ingegneristiche.

Come nelle più importanti Università anglosassoni, anche Milano, a partire dalla nostra zona, si candida ad essere un luogo di lancio per il mondo professionale in ambito scientifico.

Ora non ci resta che prendere esempio da questa intesa, sperando di arrivare ad avere sistemi di valutazioni e un funzionamento della Ricerca serio, meritocratico e oggettivo, come già avviene in altri paesi.

per saperne di più --> v

R.Melocchi

lunedì 19 dicembre 2011

PRESTO A RUBATTINO AREE VERDI E CAMPETTI SPORTIVI


Finalmente, e dopo anni di attesa, gli abitanti dei nuovi complessi di via Rubattino e delle zone circostanti vedranno realizzare nei pressi delle loro abitazioni un’area verde munita di campi sportivi per i giovani. Il progetto, già approvato dalla Giunta Comunale nel lontano 1997, è stato finalmente votato dal Consiglio di zona 3, che ha deciso di realizzare questa importante opera di riqualificazione del territorio per creare finalmente un luogo adatto ai ragazzi della zona.
Questa nuova area, dotata di campetti sportivi e zone di gioco, andrà ad aggiungersi al parco già presente a fianco del complesso, delimitato dalle vie Rubattino e Caduti di Marcinelle e dalla Tangenziale Est, famoso più per il suo laghetto artificiale che per la sua vivibilità.
La decisione presa dal Consiglio deve essere accolta come un segnale forte lanciato nel campo del miglioramento della qualità della vita in tutta la zona 3, con la consapevolezza che resta ancora molto da fare in diverse zone di quartiere, come del resto anche in Rubattino, dove gli spazi e le idee non mancano e aspettano solo di essere realizzate.
Nella medesima seduta inoltre, il Consiglio di zona ha votato anche l’intitolazione del parco alla Lambretta, la storica motocicletta lanciata nel 1950 dalla Innocenti SPA, fabbrica presente nella zona fino al 1997, e che deve il suo nome proprio alla zona di Lambrate in cui sorgeva lo stabilimento.

C. Masciadri

Per chiunque voglia saperne di più sulla storia della Lambretta e di Lambrate si veda anche: http://lambrateonair.blogspot.com/2011/12/lambrates-history.html

venerdì 16 dicembre 2011

RECORD: TRAFFICO

Salgo in macchina, accendo il motore, esco dallo scomodo parcheggio che ho trovato la sera prima in una delle tante viette che collegano via Vallazze con via Pacini e mi dirigo verso Nord.
Ho appena svoltato nella via parallela a Vallazze e ora, dopo appena 3 minuti dalla partenza e poco più di 100 metri percorsi, la mia corsa è già terminata. Sono arrivato in via Porpora. Sulla destra una pila di auto parcheggiate e subito affiancate da altre in “doppia fila”. L’autobus 81 non sa dove fermarsi per far scendere i passeggeri e arranca pesante rallentando il traffico. Alcuni ragazzi in bicicletta fanno lo slalom tra le tante macchine che, lontano dalla zona ecologica, iniettano fumo nero nel cielo già grigio di Milano e si impilano in due colonne a seconda che si debba svoltare in Piazza Gobetti o proseguire sotto il cavalcavia. Dal punto in cui mi trovo ci vorrebbero una trentina di secondi per raggiungere il cavalcavia, ma so già che ci metterò almeno sette minuti.

Questa è la realtà di via Porpora, la terza via più trafficata di Milano secondo la recente classifica dell’Osservatorio Tom Tom (termometro dello stress al volante). La situazione era notevolmente peggiore qualche mese fa, quando, a causa di lavori in via Teodosio, il traffico di tre differenti vie confluiva tutto in via Porpora e i semafori spenti non miglioravano la situazione. Oggi i lavori sono finiti, ma il futuro del traffico di via Porpora non è roseo. Quando riaprirà il raccordo della tangenziale all’altezza di Lambrate, ora chiuso per lavori, via Porpora sarà l’unica via che dalla città porterà verso l’ingresso in tangenziale. Ne vedremo delle belle!

martedì 13 dicembre 2011

OGNI COSA E’ INFINITA: NUOVA APERTURA DEL BIRRI


La birra è un’arte, come un quadro espressionista, un gran pezzo rock o un bicchiere di buon vino e, come ogni forma d’arte, la birra ha i suoi artisti. I Pink Floyd, i Picasso, i Dante Alighieri del mondo della birra, qui a Milano, sono i geniali 3 soci che nel 1996 diedero vita al Birrificio Lambrate (http://birrificiolambrate.com/). Oggi i soci sono 5 e, accompagnati da altri collaboratori, guidano il Brewpub più famoso e produttivo del capoluogo lombardo, forse d’Italia.

Il locale è annesso agli impianti (da 20000 litri) e dà colore ad un viottolo particolarmente insignificante per le dimensioni, ma enormemente ricco di contenuto: via Adelchi. In poco più di 70 metri di via, oltre al Brewpub, si trovano un ufficio delle Poste Italiane, una Lavanderia, uno degli ormai rarissimi vetrai della zona e uno dei più importanti Levi’s Store di Milano.

Pur distribuendo le sue pregiate birre in Italia e oltre (Spagna ad esempio), il Birrificio Lambrate non aveva altre sedi oltre lo storico Brewpub di via Adelchi. Non aveva, appunto…fino ad ora.
Il 17 Dicembre, infatti, aprirà il secondo pub del Birrificio Lambrate!
La location, questa volta, è diversa dal viottolo in cui aleggia l’odore dell’ebbrezza di una Milano che sembra ancora urlare punk is not dead, questa volta si tratta di un vialone in piena Città Studi, circondato da alcuni edifici del Politecnico di Milano e dallo storico centro sportivo Giuriati, via Golgi.
Da questa significativa apertura la nostra zona non può che trarre giovamento: a conti fatti, ci troviamo ad ospitare non uno, ma ben due degli unici due originali “Birrificio Lambrate” del mondo. Non ci resta che attendere ansiosi la grande apertura e immaginarci di sentire già quel fiume d’oro che scende da una pinta di Sant’Ambreus, rinfrescando le nostre gole.
http://lambrateonair.blogspot.com/p/eventi.html

Recensione di R.Melocchi

sabato 10 dicembre 2011

LAMBRATE’S HISTORY

Lambrate è un termine che oggi, spesso, si associa a una fermata della Metropolitana milanese o a una piccola stazione ferroviaria incastrata in un angolo piuttosto remoto a nord-est della cartina di Milano. Pochi, in realtà, sanno che Lambrate ha una storia antichissima.

Furono infatti i romani a chiamare così questo luogo, anche allora attraversato dalle fresche acque del fiume Lambro, che in latino significa limpido, trasparente.

Successivamente, dal medioevo in poi, Lambrate, a seconda delle necessità o del periodo storico, venne talvolta annessa alla vicina Milano, talvolta allontanata e resa indipendente.

Questo continuo cambio di rotta cessò solamente nel 1923, anno in cui molti comuni autonomi intorno a Milano vennero annessi

definitivamente al capoluogo lombardo.

Dal 1923 inizia la storia “recente” di Lambrate, che ormai non è più quel vicus ameno staccato dalla grande città, ma incarna e riproduce la vita della stessa metropoli di cui ormai rappresenta un quartiere. Nasce così la Stazione ferroviaria in Piazza Bottini costruita durante il dominio fascista nel 1926 e qualche anno dopo, nel 1934, si inaugura il Parco Lambro.


Il Parco Lambro era, ed è tutt’ora, uno dei più grandi parchi della città di Milano. Oggi il comune ne dichiara una superficie minore di quanto fosse una volta (900mila metri quadri), tenendo conto di quanto perduto negli anni con la costruzione della tangenziale e l'ampliamento e la sistemazione del cimitero di Lambrate.


Un’altra svolta epocale per le strade del nostro quartiere si ebbe dopo la Seconda Guerra Mondiale. In tutta Italia si assistette a un fenomeno di trasformazione, in cui le vecchie fabbriche belliche reinventarono sé stesse e si riproposero come fabbriche di altro genere. Anche a Lambrate ebbe luogo questo fenomeno e così, nel 1947 sorse imperiosa la Innocenti SPA, che nel 1950 lanciò la mitica Lambretta. La produzione di motovetture e autovetture proseguì per tutti gli anni ’60, ’70 e ’80, ma nel 1993 la Innocenti venne assorbita dalla Fiat e nel 1997 gli storici stabilimenti a Lambrate vennero chiusi.

Oggi Lambrate non ha ancora terminato la sua ricca storia. E’ una zona in continua evoluzione, in continuo cambiamento. Di anno in anno si rilancia sotto aspetti nuovi e innovativi. Se la Londra moderna si identifica nel riproponimento dei docks come centri residenziali lungo il Tamigi, la Milano moderna si sposta sempre di più verso Est, identificandosi con i progetti di riqualificazione, i fuori-salone e la vita delle strade di Lambrate.

R.Melocchi

venerdì 9 dicembre 2011

NASCERE A LAMBRATE

Nascere a Lambrate vuol dire tanto. Vuol dire passare l'infanzia tra i campetti dell'oratorio, giocare tutto il pomeriggio e sbucciarsi le ginocchia sul cemento; andare a bere alla fontanella (dal “drago verde”) e magari fregare un paio di “goleador” al bar, prima di andare a casa. Crescere a Lambrate vuol dire scambiarsi i “primi baci” sulle panchine dei parchetti, punzecchiati dagli sguardi turbati delle sciure; andare a scuola la mattina col “23” e vedere un fiume di ragazzi sui marciapiedi chiacchierare tra la stazione e il politecnico. E allora cambi idea, stamattina proprio non tolleri di startene con la fronte sul banco e vuoi goderti la vita e vuoi far colazione dai greci! E poi? “Tutti in piazza Leo”, di primavera, quando si è più grandi e più...irrequieti, più...ribelli!
Certo alla fine della giornata, a Lambrate, si dorme molto meglio dopo una birra con gli amici all'East o al Birrificio...

Crescere a Lambrate, però, vivere a Lambrate, è anche altro...
L'altra faccia del quartiere purtroppo non è poi tanto diversa da quella del resto della periferia milanese; si parla di prostituzione, episodi di violenza, talvolta di razzismo, la gestione scriteriata dei campi rom. Vivere a Lambrate vuol dire vedere aprire un Esselunga in 6 mesi e una biblioteca in 10 anni, chiudere le fabbriche e veder spuntare continuamente palazzoni con appartamenti e loft.
E' la storia di un quartiere, ma è anche quella di un paese. 
E' la storia dei luoghi in cui siamo cresciuti e a cui siamo inevitabilmente affezionati. E' questa storia che vogliamo raccontare, con le sue luci e le sue ombre.

UN MISTERIOSO EPISODIO DI VIOLENZA


Immaginate di trovarvi in macchina, l’una di notte passata da poco, un tranquillo sabato sera a casa di amici: una cena, un po’ di vino, una partita a carte e tutti a nanna. Vi ritrovate in via Pini all’angolo con via Rombon, ormai a due passi da casa, ad aspettare che il semaforo diventi verde; alla vostra sinistra un gruppo di prostitute e transessuali, 5 o 6; ormai non ci fate nemmeno più caso, i marciapiedi della nostra zona ne ospitano da anni.
Poi, però, qualcosa attira la vostra attenzione: un uomo, di etnia indiana, che cammina con un lungo tubo rigido infilato nel giubbotto; un altro, sul marciapiede di fronte, ha in mano una stampella; non la usa per appoggiarsi, la porta in mano come un bastone. Strano!
Quando viene il verde, il camion davanti a voi non si muove; da bravi milanesi date un colpetto di clacson…Non può partire, perché due delle donne che occupavano il marciapiede stanno attraversando la strada di corsa, visibilmente spaventate! Guardi nello specchietto, per capire cosa succede, e vedi che ai due misteriosi indiani di prima se ne sono aggiunti almeno altri due, e stanno aggredendo i travestiti: uno con la spranga, uno con una mazza da cricket, l’altro con la stampella, un altro con una mazza da baseball colpiscono violentemente i malcapitati, ovviamente indifesi e disarmati.
Non resta altro da fare che muoversi, girare l’angolo e chiamare il 113…Dopo qualche minuto di attesa ci informano che i carabinieri stanno già arrivando, allertati da qualcun altro. Ripassiamo nella stessa via, per curiosità e per vedere se c’è qualcuno da aiutare, ma non c’è più traccia né degli aggrediti né degli aggressori: solo un paio di scarpe bianche con tacco vertiginoso e delle macchie per terra.
Ovviamente nessun giornale ne ha parlato, ma qualche domanda ce la siamo posti: quale può essere il motivo di un gesto così, Racket? Semplice teppismo? Non lo sapremo mai, ma di sicuro è un po’ inquietante, no?

Testimonianza di Giacomo Tardini, 26/11/2011